Cosa mangiare prima e dopo la palestra

alimentazione in palestra

Alimentazione in palestra, ecco il dubbio che assilla tutti coloro che si accingono a svolgere una sana sessione di allenamento. La primavera è la stagione dei risvegli, non solo per la natura, ma anche per gli esseri umani che, dopo un inverno di bisboccia, decidono di rimettersi in sesto per la cosiddetta “prova costume” per le prossime vacanze, con il binomio infallibile: DIETA + ALLENAMENTO.

E’ il periodo in cui le palestre si popolano maggiormente, i corsi straripano di allievi e la domanda tipica che mi sento rivolgere è:

“Ho iniziato ad allenarmi, COSA DEVO MANGIARE?” L’allenamento in palestra, prima e dopo in cosa consiste?

Facciamo una premessa: i consigli che seguono sono utili a chi fa un allenamento di tipo amatoriale, ad esempio una sessione di palestra (sala pesi o corsi di gruppo) tre volte alla settimana o un po’ di jogging al mattino o al tramonto.

Naturalmente per sportivi di tipo agonistico ed atleti l’alimentazione deve essere altamente personalizzata.

Partiamo, dunque, da un presupposto: è importante stabilire a che ora ci si allena. Se si preferiscono gli orari mattutini, quindi prima di andare a lavoro, bisogna fare una colazione sana ed equilibrata, non esagerata, per evitare di appesantire l’organismo. Ricordiamo che al mattino i livelli di cortisolo sono più elevati, per cui metabolizzare i carboidrati richiede più tempo. Una buona colazione pre-allenamento può essere uno yogurt greco bianco con dentro 2-3 noci sbriciolate. In questo caso, si fornisce una quantità di carboidrati sufficiente a portare avanti l’attività, unita ad una quota di grassi buoni a lento rilascio energetico ed una quota proteica per preservare la massa magra. a metà mattinata si può mangiare un bicchiere di macedonia (senza aggiungere zucchero, la frutta ne ha già per sua natura!)

Se, invece, ci si allena nella pausa pranzo, allora è bene attuare qualche piccola modifica anche nell’organizzazione degli spuntini. Lo yogurt con la frutta secca che nel caso precedente avevamo ipotizzato come colazione adesso diventano la merenda di tarda mattinata. All’uscita dalla palestra, invece, è ottima un’insalata di pollo oppure con due uova sode o del salmone affumicato. Più tardi, nel pomeriggio, si potrà mangiare un frutto o un bicchiere di macedonia.

In caso di allenamento nel tardo pomeriggio, rispetto al caso precedente invertiamo gli spuntini di mattina e pomeriggio. Quindi lo yogurt greco con la frutta secca continuano ad essere uno spuntino pre-allenamento. Presumibilmente il termine dell’allenamento coinciderà con l’orario di cena, per cui non è necessario mangiare nient’altro.

IMPORTANTE: durante l’allenamento non deve MAI mancare una bottiglia d’acqua. Non sono necessarie particolari bibite pseudo energetiche (che solitamente sono solo un concentrato di zuccheri), a meno che non ci si trovi in condizioni particolari (es. tendenza, con il caldo ai cali di pressione).

Buona primavera e buon allenamento a tutti!

Colazione: la buona dieta inizia la mattina

colazione

La colazione a dieta è uno dei fattori che può decretare il successo o meno di un piano di dimagrimento. La colazione, in verità, riveste sempre un ruolo fondamentale tra i pasti di una giornata.

Essendo il primo pasto della giornata è quello che deve dare la carica e l’energia per avviare al meglio tutte le attività giornaliere. Purtroppo, però, molto spesso, la colazione è relegata al solo caffè. I motivi sono diversi dalla fretta, alla presenza di bambini in casa a cui badare per mandarli a scuola, alla sonnolenza che scoraggia dal mettersi ai fornelli.

Fisiologia della colazione

La colazione dovrebbe generare un apporto calorico pari al 15/20% del fabbisogno giornaliero. I nutrienti a colazione consentono di aumentare il metabolismo, garantendo un livello di zuccheri adeguato ad un lavoro muscolare efficiente sia di tipo sportivo che non sportivo. Inoltre, la colazione garantisce il corretto nutrimento cellulare anche del cervello, innalzando quindi il livello di risposta e di attenzione che, soprattutto la mattina, è fondamentale per coloro che escono di casa per andare al lavoro con l’automobile o con la bicicletta.

Colazione meglio a casa o al bar?

Indubbiamente il luogo ideale per fare colazione è a casa, dove è possibile programmare la tipologia e la quantità di alimenti, sulla base del proprio piano alimentare, sia esso ipocalorico o meno. Gli sportivi, ad esempio hanno bisogno di una colazione dedicata e specifica che difficilmente può essere organizzata fuori casa o al bar. Inoltre a casa, la colazione ha una durata tipicamente più lunga che consente

Quando non si fa colazione a casa, si cade nell’errore opposto, comunissimo in Italia: la colazione al bar con cornetto e cappuccino. Comoda, gustosa, magari fatta in compagnia dei colleghi.

In effetti nel nostro Paese la colazione risente molto delle abitudini culturali instauratesi negli anni, forse proprio per assecondare questa comodità: la colazione deve essere dolce, spesso anche iper-dolce.

La colazione all’estero

Molti di noi inorridiscono al pensiero delle colazioni che fanno all’estero, a base di uova, bacon, prosciutto, formaggio. Ma è davvero lo stile alimentare che ci fa paura o il pensiero di mettere fuori pentole, piatti, posate e passare del tempo a preparare piatti con più pietanze?

Il nostro riferimento (salvo casi particolari), generalmente è la Dieta Mediterranea, un po’ per tutti. Ai tempi di Ancel Keys non esisteva la zuppa di latte con un croissant alla crema di nocciole. Esistevano alimenti molto più semplici, che era consigliato assemblare in uno stesso pasto al fine di rendere il piatto un PIATTO COMPLETO, ovvero comprensivo di tutti i macronutrienti: carboidrati, proteine, grassi, senza eccessivi sbilanciamenti verso una componente rispetto ad un’altra.

Quindi cornetto e cappuccino non solo l’unica possibilità di colazione.

Colazione: ecco cosa mangiare

Sono diversi gli alimenti che si possono consumare a colazione ecco una piccola rassegna dei prodotti più comuni.

LATTE: ottimo alimento, di per sé già comprendente tutti e tre i macronutrienti, ma non adatto a tutti. Sono alte le percentuali degli intolleranti al lattosio (non perché ci sia qualche massonico complotto che tende ad aumentarli, ma semplicemente perché oggi più persone si sottopongono ai test diagnostici) oppure di chi ha disturbi gastrointestinali che impediscono di metabolizzarlo.

CAFFE’: Per molti è come la benzina in auto, senza non si parte. Va bene, può rimanere, ma considerando che se si hanno problemi di ipertensione o problemi gastrici (ernia iatale, reflusso gastroesofageo, gastrite, ecc) allora bisogna evitarlo e, se proprio non se ne può fare a meno, si può optare per le varianti decaffeinate.

TE’: Spesso un compromesso per chi non beve latte. Ottimo alimento, ma valgono le stesse avvertenze date per il caffè, a meno che non si preferisca un tè deteinato.

BEVANDE VEGETALI: Non solo una scelta vegana, ma anche qui andiamo in un’alternativa al latte vaccino per chi non può/non vuole consumarlo. Ottima scelta anche qui, meglio, però, scegliere i prodotti non aggiunti di zucchero e integrati con calcio.

YOGURT: Più sbrigativo, spesso tollerato da chi non tollera il latte così com’è. Attenzione allo “yogurt magro”, probabilmente sarà prodotto con latte parzialmente o totalmente scremato, il che abbassa notevolmente la quantità di grassi in esso contenuti, ma se “ha un sapore” (che sia alla frutta o che sia alle creme di nocciola/caffè/vaniglia/ecc), contiene molti zuccheri. Preferibile lo yogurt bianco naturale, non dolce, meglio ancora se greco, a basso contenuto di grassi (ma in alcuni casi i grassi dello yogurt sono addirittura consigliati), a basso contenuto di carboidrati e leggermente più proteico di quello “normale”. Eventualmente non dovesse piacere il sapore naturale è preferibile aggiungere dei pezzi di frutta fresca o frutta secca o semi.

BISCOTTI: Prodotti che hanno avuto un successo straordinario nell’industria alimentare. Ma purtroppo ricchi, a seconda del tipo, di latte (ulteriore), zucchero, grassi, farine raffinate, ecc. Ultimamente fioccano le varianti “senza”, senza zucchero, senza latte, senza burro, senza uova, senza lievito, facendo passare il messaggio che siano “dietetici”, “light”. Non esistono biscotti “light”. Esistono scelte più sane.

FETTE BISCOTTATE E MARMELLATA: La fetta biscottata sembra l’alimento che salva dal pane. Molto spesso utilizzate anche a pranzo o a cena al posto del consueto pane, nell’illusione che siano più “light” (e finiamo sempre lì). Ma ragioniamo: il pane è fatto con acqua, farina, lievito, sale. La fetta biscottata è fatta di acqua, farina, lievito, sale, zucchero (di vari tipi), grassi idrogenati, conservanti, molto spesso anche uova, burro, latte (ancora). Come può essere più “light” del pane?

Per la marmellata…può andar bene. Se la facciamo in casa ancora meglio, magari utilizzando solo gli zuccheri della frutta, senza aggiungere conservanti. Certo, si manterrà per un tempo inferiore alla marmellata confezionata, ma ne guadagnerà il gusto.

Colazione internazionale

PANE: Ottima scelta, meglio ancora se con farine integrali, farina di segale, ai cereali, non raffinate, ecc. Se tostato è ancora più digeribile. Inoltre è un alimento jolly, può essere utilizzato sia per le colazioni dolci che salate.

FRUTTA SECCA: Ottimi alimenti per fornire l’energia di partenza per la nuova giornata. Nello yogurt, come già accennato, ma non solo. Come il pane, la frutta secca può essere utilizzata anche per scelte salate.

UOVA: uno degli alimenti che ci fa inorridire. Niente paura, è solo un uovo! Ricco di proteine (albume) e anche di grassi (tuorlo), associato ad una fonte di carboidrati è un’ottima colazione.

BACON, AFFETTATI, FORMAGGI STAGIONATI: Non sono l’optimum dell’alimentazione, ma sono comunque una buona fonte proteica, associati nel modo giusto possono offrire una colazione ben bilanciata. Anche se consigliata prevalentemente a chi pratica sport.

VERDURE: Anche qui andiamo su una scelta un po’ insolita per le nostre latitudini. Ma i miei nonni abitualmente facevano colazione con i broccoli e le cime di rapa (con il piccolo particolare che amavano soffriggerli in litri di olio da affumicare tutto il palazzo). Una grigliata di verdure miste, magari unita ad un hummus di legumi, un cucchiaino di olio EVO e una fetta di pane tostato dà una bella carica.

CARNE, PESCE: In molti casi è possibile andare direttamente sui secondi piatti. Magari perché è avanzato qualcosa della cena o perché si hanno orari particolari per cui la giornata è suddivisa in orari diversi dallo “standard” o semplicemente per gusto. Non c’è nulla di male. Associamo ad un contorno di verdure e una fetta di pane tostato e il pasto completo è servito.

Colazione ideale

Di scelte per la colazione ne possono esistere tante altre, mi sono limitate a quelle più semplici da immaginare e magari da preparare, ma l’importante è non saltare questo pasto. Perché?

Perché mi capitano spesso pazienti che saltano la colazione, magari la limitano al classico caffè, poi arrivano in ufficio e, presi dai morsi della fame prendono junk food, in rosticceria, al bar o nei quasi sempre deleteri distributori automatici ormai presenti ovunque.

Tante volte questo tipo di “spuntino” (se così si può chiamare) ostacola il pranzo, che viene anch’esso bypassato e che mette le basi per riproporre nel pomeriggio la stessa scena del mattino.

Si innesca, così, una reazione a catena che, nel tempo, nuoce alla salute, prima ancora che alla linea.

La durata della colazione

Non esiste una durata standard della colazione, ma certamente bisogna dedicargli il giusto tempo per poter trarne al massimo i benefici. Quindi, evitiamo colazioni fugaci, consumate in piedi e rapidamente. Meglio mettersi seduti anche solo 5 minuti, gustando la colazione con un po’ di musica o guardando il telegiornale. Meglio evitare di leggere giornali, tablet e smartphone mentre si fa colazione, al fine non distrarsi da un momento che non rappresenta solo e semplice nutrimento mattutino ma anche un piacere da fare a noi stessi.

 

La dieta del digiuno

dieta del digiuno

La dieta del digiuno sembra una ovvietà ma in realtà dieta e digiuno non hanno lo stesso significato. Un regime alimentare personalizzato sulla base dell’analisi del fabbisogno energetico giornaliero, dello stile di vita e delle proprie predisposizioni genetiche (da valutare con i test del DNA), può contemplare anche una fase di astensione dal cibo.

Dieta del Digiuno On-Off

Esistono moltissime diete che si basano su fasi di alimentazione regolare che si alternano a fasi di digiuno con obiettivo principale di accelerare il metabolismo e aumentare l’efficacia della dieta.

Le diete vengono anche definite di digiuno intermittente o in termini più anglosassoni on-off in quanto completano la fase on, ovvero quella in cui si consumano pasti normali, e la fase off caratterizzata dall’astensione dal cibo.

Nelle fasi off, di astensione dal cibo, che possono variare dalle 12 alle 16/19 ore, sono ovviamente concessi i liquidi ma non le bevande gassate e zuccherate. Quindi via libera a acqua, tisane, caffè, thé ed in generale tutte le bevande senza zuccheri.

L’alternanza delle fasi on-off, innesca una serie di reazioni da parte dell’organismo che vanno a rafforzare la resilienza e la capacità in generale dell’organismo di reagire a situazioni di stress alimentare attraverso un utilizzo più efficiente dei nutrienti che ingeriamo e che sono disponibili nello strato adiposo dei tessuti.

Le più diffuse diete del digiuno

Alcune diete prevedono, ad esempio il rispetto degli intervalli di digiuno e di alimentazione. La fase di digiuno deve durare almeno 16 ore al giorno e nella restante fase on di massimo 8 ore possono essere consumati due o tre pasti regolari.

Altra tipologia di dieta del digiuno, invece prevede una fase off di uno o al massimo due giorni a settimana, mentre nella fase on si può seguire una dieta normocalorica.

Ancora la Warrior diet prevede una fase on della durata massima di 4 ore al giorno, cioè solo per 4 ore al giorno si può mangiare, distribuiti tra una cena e due o tre spuntini al giorno a base di verdure.

La dieta del digiuno 5:2, dove per 5 giorni si mangia in modo regolare e per due giorni non si segue un vero e proprio digiuno, ma si prevede una forte restrizione calorica attraverso l’assunzione di massimo 500/600 calorie al giorno, divise tra una colazione abbondante ed una cena leggera, oltre a un paio di spuntini.

Infine, la celeberrima dieta mimadigiuno, molto di moda in Italia, in quanto elaborata da un ricercatore italiano negli Stati Uniti. La dieta è a base 100% vegetale, quindi niente prodotti di origine animale. Si consumano moltissime verdure e della frutta secca (massimo 20 gr). Non vanno consumate le patate, per l’alto contenuto di amidi e l’alto indice glicemico e tutti i legumi (la soia è un legume), per l’alto contenuto di proteine.

Nella dieta mimadigiuno si consumano prevalentemente proteine di origine vegetale a discapito di quelle animali provenienti dalla carne e dai formaggi. Queste attiverebbero i geni promotori della crescita e dell’invecchiamento

I rischi della dieta del digiuno

Non vanno assolutamente sottovalutati i rischi di una dieta che contempli le fasi del digiuno. Questi regimi alimentari non sono idonei a prescindere per tutti gli individui e per alcuni può risultare pericolosa. Sono assolutamente sconsigliate ai diabetici insulino dipendenti, a qualunque malato privo di consenso del medico, ai malati di anoressia, a chi è in sottopeso, ai soggetti in accrescimento; la fascia d’età più idonea è tra i 20 e i 70 anni.

Prima di iniziare una dieta di questo tipo bisogna sempre valutare: peso e indice di massa corporea (IMC/BMI), pressione sanguigna, temperatura corporea, glicemia, lipemia, ematocrito, sideremia. La dieta va eseguita sempre sotto controllo del nutrizionista o del medico che potrà adattare in maniera costante la dieta sulla base dei risultati ottenuti o degli effetti attesi.

 

Digiuno e dieta per rigenerare l’organismo

digiuno

Tantissime persone, ancora oggi, sono convinte che la dieta sia sinonimo di digiuno, ovvero di privazione dal cibo prolungata.

Nulla di più sbagliato, la dieta non è sinonimo di digiuno anzi il digiuno può essere un elemento della dieta che non si esaurisce in essa.

La dieta può essere definita come il corretto regime alimentare che ciascuno dovrebbe rispettare ed adattare al proprio stile di vita ed al fabbisogno energetico.

Il digiuno è una forma di astensione più o meno prolungata nell’assunzione di cibo.

Digiuno e dieta sono strettamente correlate e una loro ideale composizione crea benefici molto elevati all’organismo.

 

La pratica del digiunare

La pratica del digiunare è molto frequente nella storia. Nella religione il rapporto con il cibo è stato sempre regolato prima di particolari riti. Nel Confucianesimo si prevede l’astinenza da alcolici e alcune tipologie di cibo prima di specifici riti religiosi. Per il Buddhismo digiunare è una forma di disciplina interiore, che serve a liberare la mente e a raggiungere un più alto livello di spiritualità, praticato dai fedeli nei periodi di meditazione intensiva che si svolgono durante i ritiri spirituali.

Nel nuovo testamento si legge che Gesù fu condotto nel deserto per essere tentato dal diavolo. E dopo aver digiunato 40 giorni e 40 notti alla fine ebbe fame. Il tentatore gli disse: «Se sei figlio di Dio fa che queste pietre siano pane». Egli rispose: «Non di pane soltanto vivrà l’uomo». La religione cattolica prevede, quindi, il digiuno durante la Quaresima, limitandosi però ad un digiuno dalle carni ed un digiuno assoluto soltanto durante il giorno del venerdì santo che precede la Pasqua. Anche l’Islam durante il Ramadan impone un digiuno per 30 giorni consecutivi, della durata di circa 16 ore, dall’alba al tramonto.

Il digiuno, secondo il credo religioso, consente di ammalarsi di meno con notevoli benefici alla salute ed al benessere. La sua pratica ha iniziato ad acquisire valenza medico-scientifica nell’800, quando venne dimostrato che, durante un digiuno estremo, vengono utilizzati per la sopravvivenza dell’organismo i tessuti meno importanti e che gli organi vitali vengono conservati indenni o con la minima perdita il più a lungo possibile.

Ma cosa accade nel nostro corpo quando si digiuna?

Il nostro corpo è stato progettato per mangiare in maniera non regolare. Un tempo l’assunzione di cibo non era programmata come oggi e potevano passare anche più giorni prima di tornare a nutrirsi di nuovo. Ancora oggi abbiamo degli organi – il fegato per esempio – capaci di conservare energia per poi renderla disponibile quando serve. Nel fegato si accumulano riserve di zucchero sotto forma di glicogeno che, però, dopo 10-12 ore di digiuno tendono a esaurirsi. Questo richiama acidi grassi dal tessuto adiposo, il fegato li trasforma in chetoni che tornano nel sangue e raggiungono muscoli e cervello per essere fonte di energia. Ecco che le riserve di grasso, consentono di avere energia disponibile anche senza mangiare per un periodo prolungato.

Anche il cervello, dopo 24 ore di astensione dal cibo inizia a formare nuovi neuroni per difendersi dallo stress. L’assenza di cibo riduce le infiammazioni, migliora la risposta immune e potenzia la capacità delle cellule di liberarsi da sostanze di scarto.L’astensione dal cibo, inoltre, rallenta la crescita dei tumori le cui cellule non riescono ad alimentarsi con i chetoni e accelera il metabolismo.

Consigli pratici per un digiuno sicuro

Ecco che il digiunare ha effetti molto positivi sul nostro organismo, ma bisogna stare attenti perché, di contro, un digiuno incontrollato può creare seri danni agli organi ed ai muscoli.

Anzitutto, prima di didigunare, bisogna verificare lo stato di salute al fine di escludere che il l’insorgere o l’aggravarsi di talune patologie. Il digiuno, inoltre, è sconsigliato ai bambini ed agli anziani che hanno un fabbisogno energetico particolare per cui l’alimentazione rappresenta un fattore critico. Il digiuno, quando fa particolarmente caldo, può essere praticato ma non vanno mai esclusi i liquidi.

Il digiuno, inoltre, non va preceduto e seguito da pasti abbondanti e carichi di grassi, altrimenti si vanifica lo sforzo e non si traggono i corretti benefici di questa pratica.

L’astensione dal cibo deve essere comunque inserita in un piano alimentare o in una dieta che consenta di moltiplicarne gli effetti positivi aumentando, in ultima, la resilienza.

Esistono numerose diete che contemplano fasi di digiuno, una delle più famose è la cosiddetta dieta mimadigiuno, elaborata da alcuni scienziati americani, tra cui un italiano.

La dieta mimadigiuno consente di nutrire il corpo simulando un digiuno in maniera da scatenare quelle reazioni positive che il nostro organismo mette in azione.

In conclusione, dieta e digiuno non sono sinonimi, anzi l’uno include l’altro e sono due aspetti della nostra alimentazione e del nostro stile di vita che vanno assolutamente presi in considerazione con consapevolezza e correttezza nell’applicazione.

Castagna: croce o delizia per dimagrire

castagna

La castagna è stata sempre inserita nella lista nera degli alimenti considerati ipercalorici che sono considerati assolutamente da evitare, soprattutto se si sta seguendo una dieta. Un secondo aspetto negativo della castagna è la quantità di aria che viene prodotta nell’intestino che crea notevoli fastidi. Nella stessa lista nera ritroviamo anche l’uva, la noce e il fico che notoriamente sono considerati molto calorici. In alcuni casi sono falsi miti.

Ma davvero non è possibile mangiare la castagna senza ingrassare?

Le castagne rientrano nella categoria di frutti lipidici che sono ricchi di grassi e poveri di zuccheri (come arachidi, mandorle, nocciole, noci, noce di cocco, pinoli, pistacchi, castagne).

La castagna è, quindi, un alimento molto nutriente. A differenza della frutta a polpa come le mele, le pesche, ecc., la castagna fresca ha un contenuto d’acqua del 50% circa (secca del 10%), ed un contenuto calorico di 200 kcal ogni 100 g (secca 350Kcal/100 g). Presenta anche un buon contenuto di fibra (7-8%), un notevole apporto di glucidi zuccherini e amilacei (35% circa), un discreto contenuto di proteine di qualità, una bassa percentuale di grassi (3 g/1 hg), un’alta percentuale di potassio, altri sali minerali come magnesio, calcio, zolfo e fosforo. Infine, possiede vitamine idrosolubili (B1, B2, PP, C).

Il suo gusto molto dolce induce a pensare che la castagna (o la farina di castagne) incrementi molto gli zuccheri nel sangue e di conseguenza faccia anche ingrassare.

Non è proprio così. Basti pensare che l’indice glicemico del frutto è più basso del 50% della classica farina raffinata bianca ed è pari a quello della farina integrale.

Ciò significa che una grissino fatto con farina di castagna ha delle proprietà nutrizionali superiori ad un grissino tradizionale.

La farina di castagna, utilizzata anche nella preparazione dei dolci, consente un utilizzo inferiore di zucchero abbassando, quindi il numero di calorie di una fetta di torta.

Il secondo effetto delle castagne, di cui si lamentano in tanti è la produzione eccessiva di aria nella pancia. Questo aspetto è dovuto all’elevato contenuto di fibre della castagna e al consumo eccessivo del prodotto. In altre parole, anche i legumi, in generale, hanno questi effetti, ma difficilmente se ne consumano grandi quantità pari a quella consumata con le castagne. Inoltre, a differenza degli altri legumi il cui consumo è piuttosto regolare nel corso dell’anno, la castagna viene consumata solo prevalentemente nei mesi di ottobre e novembre.

farina di castagna
farina di castagna

Questa particolarità fa si che l’organismo, non essendo abituato all’elaborazione di una quantità cosi elevata di fibre, reagisce con la produzione di molta aria.

In alcuni casi, viene suggerito, invece di fare una sola scorpacciata di castagne, di mangiarne poco alla volta, in maniera da far abituare l’intestino al transito. Con questo espediente sia la farina che la castagna potrà essere gustata senza eccessivi timori di mal di pancia.

Ovviamente questi suggerimenti non sono utili a coloro che soffrono di colon irritabile. Per i soggetti con un colon sensibile, le fibre contenute nelle castagne (così come quelle dei fagioli, lenticchie o farina integrale) generano un fastidio che può andare da un eccesso di formazione di aria fino a delle vere e proprie coliche con diarrea.

In questi casi, una buona idea potrebbe essere quella di approfittare della reazione anomala dell’intestino per effettuare un test di tipo genetico per comprendere quali sono gli alimenti che danno fastidio per, poi, impostare una dieta di rotazione.

Niente illusioni però, le castagne, come la maggior parte della frutta secca lipidica ha un apporto calorico molto elevato, quindi il consumo deve essere moderato al massimo 30 grammi (2/3 castagne secche) durante i due spuntini giornalieri.

Evviva la castagna!

La pizza ti fa male? Ecco il motivo

pizza ti fa male

La pizza ti fa male? La pizza, croce e delizia di tutti noi italiani che ne siamo ghiottissimi. Negli ultimi anni si sono però moltiplicate le persone che avvertono malesseri vari dopo aver mangiato una pizza in pizzeria. Gonfiore, mal di stomaco, difficoltà di digestione, dolori addominali, coliche, sono i sintomi più frequenti dopo il consumo di una pizza.

Ripropongo un articolo sulla pizza che avevo scritto qualche anno fa e che ha avuto molto successo.

Ma perché la pizza ti fa male non è tollerata?

Se la pizza ti fa male bisogna identificarne le cause. Anzitutto i malesseri indicati riguardano le pizze consumate in pizzeria e, tipicamente, soltanto in alcune pizzerie, mentre non riguarda le pizze fatte in casa. Quindi, i sintomi non sono da ascrivere alla tipologia di forno o di cottura, bensì agli ingredienti utilizzati.

La pizza si realizza mediante la preparazione di un impasto a base di acqua, farina e lievito, sul quale vengono posti ingredienti di guarnizione come mozzarella, pomodoro, formaggio, salumi, ecc.

Sorvolando sulla qualità degli ingredienti di guarnizione, che dovrebbero sempre essere di livello elevato, le maggiori problematiche provengono dall’impasto.

La preparazione dell’impasto è davvero la fase più complessa della pizza e la combinazione dei tre semplici elementi di base quali farina, acqua e lievito può creare migliaia di impasti diversi.

Esistono, infatti, centinaia di tipologie di farine diverse e di combinazioni di farine quali grano di tipo 2 o 0, grano saraceno, segale, orzo, avena, Kamut, ecc.

Anche l’acqua utilizzata può essere molto variegata: una leggenda dice che la bontà della pizza a Napoli è dovuta all’acqua della città.

Il processo di lievitazione

Infine, il processo di lievitazione e fermentazione è quello che presenta le maggiori criticità in relazione ai malesseri che può causare la pizza.

Il lievito ideale per la preparazione della pizza è quello naturale (Pasta acida), un composto ottenuto dalla fermentazione spontanea di un impasto di farina di frumento e acqua, dove sono presenti microorganismi di specie diverse (lactobacilli e streptococchi), secondo l’Executive Chef Mattia Sarnataro, “Chef del Piatto d’oro”.

I microorganismi si riproducono alimentandosi di zuccheri semplici (il saccarosio) e, in parte, di zuccheri complessi che sono contenuti nell’amido delle farine. Gli zuccheri vengono trasformati in anidride carbonica, in etanolo, acido acetico, acido lattico, acetile ed acetaldeide. L’insieme di queste attività viene definita “fermentazione” ed è la parte più importante e delicata nel processo di produzione delle paste lievitate. L’anidride carbonica produce un aumento del volume dell’impasto che viene contrastato dalla struttura glutinica della farina che, essendo elastica, si oppone all’espansione dell’anidride carbonica (che è un gas), racchiudendolo all’interno degli alveoli.

Con questo processo si ottiene un impasto poroso che, durante la cottura in forno, si trasforma in prodotto morbido e soffice, conservando a lungo queste qualità che sono la caratteristica dei prodotti ottenuti con le paste lievitate.

Il lievito giusto

La pizza lievitata con lievito naturale è più digeribile, leggera, croccante, aromatica e saporita. L’unico svantaggio è che il pizzaiolo per ottenere la madre o la biga deve usare farine di forza, più costose, adeguandosi a tempi di lievitazione più lunghi, dovendo, peraltro, acquisire una esperienza notevole per tutelare il processo di lievitazione salvaguardandolo da interferenze esterne. Questo tipo di lievito va naturalmente reimpastato con altra farina, acqua, ecc. prima di ottenere il prodotto finito. (Fonte: Federazione Italiana Pizzaioli)

Non sempre, però, il processo di lievitazione viene eseguito così come raccomanda la F.I.P., ma la lievitazione viene indotta artificialmente utilizzando dosi maggiori di lievito, lievito chimico, oppure velocizzando il processo con la temperatura, ovvero “pre-cuocendo” gli impasti da lievitare. Ecco che la pizza ti fa male.

Ho, quindi, chiesto allo Chef Sarnataro cosa può accadere in questi casi:

“In alcuni casi può capitare che, per esigenze particolari, il processo di lievitazione sia accelerato per risparmiare ore lavorative. Ma la velocità della crescita fa sì che l’impasto risulti “pesante”, non sviluppi la necessaria elasticità e risulti, quindi, difficile da digerire”

La pizza industriale

Alcuni processi di produzione industriale delle paste per pizza prevedono l’arresto della lievitazione con appositi abbattitori di temperatura. In questo modo il processo di lievitazione si ferma per poi riprendere allo scongelamento della pasta. Molto spesso, però le pizzerie che acquistano i panetti di pasta a livello industriale, scongelano i panetti senza però attendere il completamento del processo di lievitazione che, quindi, continua a fermentare anche dopo l’ingestione comportando, per i poveri avventori, i malesseri tipici quali gonfiore, pesantezza e problemi di digestione.

Ecco che allora se la pizza ti fa male, il problema risiede nella preparazione e lievitazione della pasta. Una produzione dell’impasto artigianale, secondo i protocolli diffusi dall’Associazione Verace Pizza Napoletana (A.V.P.N) sono sempre garanzia di genuinità e di digeribilità.

La pizza napoletana, caratterizzata da un impasto morbido, realizzata in maniera artigianale risulta, infatti, molto più digeribile e leggera di una pizza romana, con impasto molto sottile e leggero, realizzata con impasto industriale.

In conclusione, non è la tipologia di pizza (napoletana più soffice o alla romana più sottile e croccante) a creare problemi di digeribilità e gonfiore, ma la realizzazione dell’impasto che deve essere realizzato con prodotti di ottima qualità e soprattutto in maniera artigianale, rispettando tutti i tempi (anche lunghi) di lievitazione.

Per fare una buona pizza ci vuole tempo, ma il risultato è poi sorprendente.

 

Frullati e centrifugati: aperitivi light dell’estate

frullati e centrifugati

Frullati e centrifugati sono il simbolo dell’estate. Con le temperature torride di questi giorni, siamo esposti ad una sudorazione elevata con effetti molto imbarazzanti e nocivi per la salute.

La sudorazione, infatti consente la termoregolazione del nostro corpo, garantendo, anche in caso di calore eccessivo, che la temperatura interna non superi mai i 36-37 gradi centigradi, salvaguardando gli organi vitali.

Un effetto della sudorazione è la perdita dei liquidi che induce un maggior bisogno, ancora più del solito, di bere. Attenzione, nelle persone anziane o nei bambini lo stimolo della sete potrebbe non essere pienamente funzionante, quindi bisogna prestare la massima attenzione alla loro reidratazione anche in assenza dello stimolo di bere.

Il nostro corpo, però, non perde solo acqua ma anche preziosissimi sali minerali che bisogna quindi reintegrare nella maniera più sana possibile.

Ci sono diversi modi di reidratarsi e rinfrescarsi in estate, ma solo alcuni consentono di salvaguardare la linea ed evitare di ingerire calorie in eccesso.

Quindi, prima di attaccarci a gelatoni di ignota origine, bevande ghiacciate e zuccherate che spingono istantaneamente la nostra glicemia fin oltre l’immaginabile, dedichiamo due minuti alla scoperta di due importantissimi alimenti: FRULLATI E CENTRIFUGATI.

Frullati e centrifugati permettono di assumere sia frutta che verdura, le migliori fonti di fibre, sali minerali e vitamine che abbiamo a disposizione. Grazie a questi ingredienti possiamo preparare dei gustosissimi spuntini spezza-fame a prova di costume.

QUALI SONO LE DIFFERENZE?

FRULLATI: i frullati contengono la polpa e vengono preparati utilizzando la frutta e la verdura alla quale vengono eliminati la buccia, noccioli e torsoli vari. I frullati hanno la peculiarità di conservare anche le fibre, allungando il tempo di digestione, ma favorendo il transito intestinale. I Frullati mantengono bassi i livelli glicemici e donano un senso di sazietà che dura a lungo.

CENTRIFUGATI: Sono costituiti da solo succo e non hanno fibre, pertanto sono molto più facili da digerire. Di contro se fatti con sola frutta, possono innalzare molto velocemente la glicemia, provocando un ritorno di senso di fame poco tempo dopo. La strategia giusta è utilizzare sia frutta che verdura per evitare il consumo di un eccesso di zuccheri semplici.

FRULLATI E CENTRIFUGATI 5 CONSIGLI UTILI

  1. Puntare sulla qualità dei prodotti. Nella preparazione di frullati e centrifugati, vanno preferite agricolture biologiche, a km 0 o da produttori affidabili, per avere qualche garanzia in più di consumare prodotti non trattati chimicamente con sostanze “di dubbia qualità nutrizionale”.
  2. Utilizzare solo frutta e verdura di stagione. La natura produce gli alimenti il cui consumo è maggiormente indicato nella stagione di riferimento. In estate, la frutta di stagione è maggiormente ricca di sali minerali e acqua (es: Anguria, melone, pesche, ecc.), oltre ad essere più colorata e gradevole.
  3. I prodotti vanno sempre lavati molto bene (vedi link) per eliminare polvere e residui di sostante che possono infastidire l’intestino.
  4. La buccia nella frutta contiene preziose vitamine, quindi non andrebbe eliminata, eccetto per alcuni frutti come la banana o il kiwi. Ovviamente va lavata con attenzione.
  5. Non eccedere nel consumo di frullati e centrifugati. La quantità ideale è un bicchiere a metà mattina ed uno a metà pomeriggio. L’importante è sempre diversificare l’alimentazione, soprattutto d’estate, utilizzando i centrifugati come spuntino o, in alternativa, a colazione.

Insalatone in estate: pregi e difetti

insalatona

Le insalatone sono i classici cibi estivi, insieme al riso, patate, tonno ecc. In estate i piatti a base di insalatone, nelle loro varie declinazioni sono preferite per due motivi:

  1. Sono freschi e serviti solitamente a temperatura ambiente o fredda. Rappresentano, quindi, una pietanza che riesce a dare un refrigerio durante le calde giornate estive;
  2. Sono piatti leggeri e consentono di mantenere un regime alimentare controllato ed ipocalorico.

Ma è sempre vero che le insalatone sono un piatto leggere ed ipocalorico?

Non sempre, dipende da come sono composte le insalatone. Esistono versioni che hanno ben poco di ipocalorico, soprattutto se condite con olio in abbondanza a cui poi vengono aggiunti altri ingredienti, come tonno, fagioli, pomodori, ecc.

insalatone
Tabella cibi estivi fonte Corriere della sera

Nella tabella sono messi a confronto i principali piatti estivi come il vitello tonnato con maionese, l’insalata caprese, l’insalatona e il semifreddo ai lamponi.

Come evidenziato, il vitello tonnato, nonostante sia composto con soli 100 gr di vitello, contiene 560 Kcal, in quanto arricchito dalla maionese e dal tonno. Anche l’insalata caprese, molto apprezzata d’estate, contiene più di 400 Kcal, mentre una insalatona anche non molto ricca, arriva a circa 430 Kcal.

Quante volte, in una giornata trascorsa in spiaggia, optiamo per un pranzo a base di insalata di riso, insalata di patate, tonno all’insalata, insalate di carne in scatola?

Anche questi piatti possono essere molto calorici, in relazione ai condimenti e alla quantità di ingredienti. Tipicamente l’insalata di riso viene arricchita da tonno, maionese, pomodori e, talvolta, dai preparati in commercio sott’olio o sott’aceto. In base alla tipologia di condimenti scelti, quindi, siamo intorno alle 500 kcal di media.

L’insalata di patate, tipicamente, realizzata con patate lesse, origano, tonno, sale e olio, può arrivare a oltre 400 kcal.

Il tonno all’insalata viaggia sulle stesse cifre, soprattutto se si utilizza tonno in scatola all’olio di oliva (“ma tanto lo scolo” non è una giustificazione, rimane comunque impregnato di olio) e viene aggiunto ulteriore olio per condire l’intero piatto.

La carne in scatola contiene una certa quantità di grassi e di zuccheri aggiunti, oltre ad una notevole quantità di sale. Un’aggiunta di altri alimenti, che siano olive, uova, formaggio, non fa che aumentare l’apporto calorico, principalmente da grassi.

Da questa ottica è chiaro che anche se si ritiene che i piatti estivi siano ipocalorici, in realtà potrebbero non esserlo, anzi possono arrivare a compromettere una dieta, in relazione alla quantità di ingredienti.

LE INSALATONE PERFETTE

Al momento della preparazione dell’insalata conviene fermarsi un momento a pensare che tipo di piatto quell’insalata deve sostituire. Un secondo con un contorno? Bene, normalmente siamo abituati a mangiare in un unico pasto una fetta di carne + uova + mozzarella e condiamo tutto con la maionese?

Non credo (o, almeno, spero proprio di no). Quindi è palese che è impensabile sostituire un “secondo + contorno” con un insieme di più secondi piatti con condimenti che in genere non utilizziamo e pretendere che si tratti di un piatto ipocalorico.

Via libera, invece, ad una vera insalata che sia un’alternativa ad un pasto standard in cui sia presente davvero Un secondo con un contorno (ad esempio un misto di verdure crude e una scatoletta di tonno, meglio al naturale, in modo da aggiungere manualmente un cucchiaio di olio extravergine di oliva come condimento) oppure un piatto completo, come un’insalata di riso, a cui aggiungere un misto di verdure e delle scaglie di parmigiano oppure un uovo sodo.

Le patate vanno bene, ma, in quanto fonte di carboidrati, vanno a sostituire il pane o qualunque tipo di primo piatto, quindi, attenzione alle associazioni alimentari,  con le patate non vanno né riso né pasta, ma solo un secondo piatto e le verdure che, in ogni caso, devono essere sempre presenti.

Inoltre, è sempre meglio preferire alimenti freschi a quelli inscatolati, proprio per evitare grandi quantità di sale o di sostanze grasse utili alla conservazione.

Detto questo… buone vacanze e buone insalate a tutti!

Celiachia: attenzione ai cibi senza glutine per le persone sane

senza glutine

Il consumo di cibo senza glutine sta aumentando esponenzialmente. Si stima che circa 6 milioni di italiani si considerano affetti da questa malattia anche se risultano sani a fronte, invece, di circa 600.000 veri celiaci.

Spesso si tratta solo di una moda. Basti pensare che molte celebrities hanno dichiarato apertamente il loro stile gluten free, con la convinzione di tutelare la propria linea e la propria salute.

Ma cerchiamo di analizzare il fenomeno da un punto di vista scientifico.

Il glutine è un complesso di due proteine la glutenina e la gliadina che si trovano essenzialmente nel grano e viene utilizzato soprattutto nei prodotti da forno o aggiunto ad altre preparazioni per rendere più elastici gli impasti. L’effetto del glutine è, quindi, quello di essere un collante che dona elasticità ai composti per la preparazione di prodotti. Tale caratteristica, però, attribuisce ai prodotti contenenti glutine un livello di digeribilità più basso rispetto ai gluten free. Ecco il motivo per cui, molte persone trovano giovamento dal consumo di prodotti senza glutine.

EFFETTI DEL GLUTINE SULLA SALUTE

Chiariamo subito una cosa: “Non esistono evidenze scientifiche dei benefici di una dieta gluten free se non si è celiaci”. Gli studi scientifici stanno ampiamente dimostrando che in soggetti sani l’esclusione del glutine è inutile. Una ricerca della Columbia University, pubblicata dal British Medical Journal, ha evidenziato che la dieta gluten free non dà alcun beneficio in termini di salute del cuore se a seguirla è una persona che non soffre di celiachia. L’esclusione dal consumo del glutine in soggetti sani non riduce il rischio cardiovascolare.

E’ UTILE MANGIARE SENZA GLUTINE?

Apparentemente il consumo di prodotti gluten free ha dei vantaggi in termini di digeribilità dei prodotti, ma non bisogna trascurare il fatto che se non necessario, il consumo di questi alimenti porta a perdere qualche proteina e qualche vitamina nel proprio regime alimentare. Attenzione, però, ai prodotti da forno gluten free che per avere una consistenza simile a quelli con il glutine, vengono realizzati con aggiunta di additivi, grassi e zuccheri. Quindi, la rinuncia al glutine, in questi casi, genera un maggior apporto di zuccheri e lipidi che possono compromettere un regime alimentare.

Si aggiunge che il consumo di prodotti gluten free, proprio per la loro composizione, incide molto sull’indice glicemico. Un alimento gluten free, ha generalmente un indice glicemico maggiore, pertanto un consumo prolungato potrebbe generare rischi sulla salute da non sottovalutare. Ecco che il rapporto rischi/benefici, per le persone celiache, è giustificabile, laddove il consumo di prodotti gluten free è indispensabile, mentre per i soggetti sani, gli svantaggi potrebbero essere superiori ai benefici.

 CONSIGLI DELLA NUTRIZIONISTA

Per i soggetti sani, invece che sul consumo di prodotti gluten free, peraltro anche molto costosi, basta puntare sulla qualità degli alimenti e su un regime alimentare bilanciato. Molto spesso il problema  è che consumiamo troppi prodotti con il glutine a partire dai biscotti della prima colazione, passando per gli spuntini e le merende, alla pasta a pranzo o cena ed all’immancabile pane, presente sempre sulle nostre tavole. Ecco che un consumo eccessivo di prodotti a base di glutine, può generare difficoltà di digestione. In questi casi, basta quindi, ridurre, ad esempio, il consumo di prodotti da forno, oppure preferendo ad essi prodotti realizzati con farine integrali o aumentando il consumo di cereali integrali, che, pur contenendo ugualmente glutine, hanno un contenuto di fibre, minerali e vitamine che incidono positivamente sulla salute dell’apparato gastrointestinale.

Ovviamente, per le persone affette da questa malattia, il consumo di prodotti gluten free è indispensabile.