Nutrigenetica e dieta del dna

dna stile di vita

Nel DNA di ciascuno di noi è presente il proprio, personale, unico, stile di vita. Lo stile di vita è il complesso di abitudini, gusti, preferenze che governano il nostro modo di vivere.

Rientra, quindi, negli stili di vita, la quantità di cibo che ingeriamo giornalmente, i tempi e gli orari in cui mangiamo, la tipologia di cibo che consumiamo. Nello stile di vita, rientra anche la tendenza a consumare il cibo in casa o fuori casa, il cornetto e cappuccino al bar, l’attività fisica giornaliera, il consumo di alcol ecc.

Lo stile di vita dipende da due fattori: esogeni ed endogeni. I fattori esogeni sono quelle pressioni esterne che ci condizionano nel vestire, nel mangiare, nel fare sport. Ad esempio: i giornali, la televisione, la famiglia, gli amici, i videogames, la città in cui si abita, le amicizie, ecc.

Nei fattori endogeni rientrano invece quei caratteri che fanno parte di noi e del nostro organismo, ovvero delle informazioni che sono scritte nel nostro DNA.

Mentre possiamo intervenire sui fattori esogeni dello stile di vita, cambiando il nostro modo di essere e di vivere, difficilmente possiamo cambiare, nel breve periodo, i fattori endogeni.

La nutrigenetica nell’analisi dei fattori endogeni (DNA).

Di recente si pone sempre più l’attenzione verso la “nutrizione personalizzata”. Le tendenza, quindi, non è solo incidere attraverso un piano di dimagrimento sui fattori esogeni del proprio stile di vita, ma tenere conto anche dei fattori endogeni, ovvero dei geni. Quindi, non solo una dieta adatta ad un singolo individuo in base al proprio stile di vita e alle proprie esigenze, ma una nutrizione basata sulle  “predisposizioni genetiche”: la nutrigenetica.

Predisposizioni genetiche: cosa sono?

Il nostro organismo è composto da geni, che differiscono da un individuo all’altro e ci differenziano l’un l’altro. Nel nostro DNA c’è scritto cosa siamo e cosa, con una certa probabilità, possiamo diventare. Non è detto che avvenga davvero, ma questo dipende dal nostro stile di vita e di alimentazione, che permettono a questi geni di esprimersi o meno. La nutrigenetica lavora proprio su questo.

Come funziona la nutrigenetica

Molti di noi sono intolleranti al lattosio. A queste persone manca, del tutto o parzialmente, l’enzima che digerisce il lattosio. Chi possiede questa variante genetica, probabilmente, avrà problemi a digerire alimenti con il lattosio.

Alcuni non possono bere caffè nel pomeriggio, altrimenti hanno difficoltà ad addormentarsi di sera. Alcuni digeriscono poco la  carne o altri alimenti specifici. Altri, pur bevendo caffè alle 2 di notte, al momento di mettere la testa sul cuscino, crollano. Come mai? C’è chi è più sensibile alla caffeina e al suo potere energizzante, per cui la sua assunzione può portare uno stato di agitazione o influire sulla pressione arteriosa. Anche questa è una valutazione nutrigenetica, che si può fare attraverso un semplice esame del DNA. Il test del DNA, consentono quindi di avere poter elaborare una strategia alimentare, di dimagrimento o anche di tipo sportivo, che tenga conto anche dei fattori endogeni.

Sport, patologie e dimagrimento

Attraverso il test del DNA, si può analizzare la reazione ad un certo tipo di attività fisica, la predisposizione a sviluppare stress ossidativo, la capacità di recupero muscolare, quanto si possa perdere peso facendo sport. Si può conoscere la predisposizione a sviluppare patologie correlate al metabolismo del glucosio (e, quindi, la predisposizione al diabete). Conoscere la probabilità di andare incontro a problemi di colesterolo e trigliceridi. I nostri geni possono dirci con che facilità perdiamo peso con una dieta ipocalorica o possiamo riprenderlo dopo averla finita. Si può anche sapere se metabolizziamo meglio carboidrati, grassi o proteine, in modo da poter indirizzare una dieta per ottimizzarne i risultati.

La nutrigenetica è il presente ed il futuro della nutrizione e della dieta. La vera sfida, oggi, non si limita solo alla perdita di peso, ma all’elaborazione di una dieta che guida lo sviluppo dell’organismo e la crescita cellulare. La dieta genetica consente, quindi, di potere influenzare i fattori endogeni dello stile di vita.

Obiettivo è quello di elaborare un piano alimentare per raggiungere uno stato di salute ottimale. La dieta del dna consente quindi di raggiungere il giusto peso ed i corretti comportamenti che consentono di vivere a lungo.

La dieta del digiuno

dieta del digiuno

La dieta del digiuno sembra una ovvietà ma in realtà dieta e digiuno non hanno lo stesso significato. Un regime alimentare personalizzato sulla base dell’analisi del fabbisogno energetico giornaliero, dello stile di vita e delle proprie predisposizioni genetiche (da valutare con i test del DNA), può contemplare anche una fase di astensione dal cibo.

Dieta del Digiuno On-Off

Esistono moltissime diete che si basano su fasi di alimentazione regolare che si alternano a fasi di digiuno con obiettivo principale di accelerare il metabolismo e aumentare l’efficacia della dieta.

Le diete vengono anche definite di digiuno intermittente o in termini più anglosassoni on-off in quanto completano la fase on, ovvero quella in cui si consumano pasti normali, e la fase off caratterizzata dall’astensione dal cibo.

Nelle fasi off, di astensione dal cibo, che possono variare dalle 12 alle 16/19 ore, sono ovviamente concessi i liquidi ma non le bevande gassate e zuccherate. Quindi via libera a acqua, tisane, caffè, thé ed in generale tutte le bevande senza zuccheri.

L’alternanza delle fasi on-off, innesca una serie di reazioni da parte dell’organismo che vanno a rafforzare la resilienza e la capacità in generale dell’organismo di reagire a situazioni di stress alimentare attraverso un utilizzo più efficiente dei nutrienti che ingeriamo e che sono disponibili nello strato adiposo dei tessuti.

Le più diffuse diete del digiuno

Alcune diete prevedono, ad esempio il rispetto degli intervalli di digiuno e di alimentazione. La fase di digiuno deve durare almeno 16 ore al giorno e nella restante fase on di massimo 8 ore possono essere consumati due o tre pasti regolari.

Altra tipologia di dieta del digiuno, invece prevede una fase off di uno o al massimo due giorni a settimana, mentre nella fase on si può seguire una dieta normocalorica.

Ancora la Warrior diet prevede una fase on della durata massima di 4 ore al giorno, cioè solo per 4 ore al giorno si può mangiare, distribuiti tra una cena e due o tre spuntini al giorno a base di verdure.

La dieta del digiuno 5:2, dove per 5 giorni si mangia in modo regolare e per due giorni non si segue un vero e proprio digiuno, ma si prevede una forte restrizione calorica attraverso l’assunzione di massimo 500/600 calorie al giorno, divise tra una colazione abbondante ed una cena leggera, oltre a un paio di spuntini.

Infine, la celeberrima dieta mimadigiuno, molto di moda in Italia, in quanto elaborata da un ricercatore italiano negli Stati Uniti. La dieta è a base 100% vegetale, quindi niente prodotti di origine animale. Si consumano moltissime verdure e della frutta secca (massimo 20 gr). Non vanno consumate le patate, per l’alto contenuto di amidi e l’alto indice glicemico e tutti i legumi (la soia è un legume), per l’alto contenuto di proteine.

Nella dieta mimadigiuno si consumano prevalentemente proteine di origine vegetale a discapito di quelle animali provenienti dalla carne e dai formaggi. Queste attiverebbero i geni promotori della crescita e dell’invecchiamento

I rischi della dieta del digiuno

Non vanno assolutamente sottovalutati i rischi di una dieta che contempli le fasi del digiuno. Questi regimi alimentari non sono idonei a prescindere per tutti gli individui e per alcuni può risultare pericolosa. Sono assolutamente sconsigliate ai diabetici insulino dipendenti, a qualunque malato privo di consenso del medico, ai malati di anoressia, a chi è in sottopeso, ai soggetti in accrescimento; la fascia d’età più idonea è tra i 20 e i 70 anni.

Prima di iniziare una dieta di questo tipo bisogna sempre valutare: peso e indice di massa corporea (IMC/BMI), pressione sanguigna, temperatura corporea, glicemia, lipemia, ematocrito, sideremia. La dieta va eseguita sempre sotto controllo del nutrizionista o del medico che potrà adattare in maniera costante la dieta sulla base dei risultati ottenuti o degli effetti attesi.

 

Digiuno e dieta per rigenerare l’organismo

digiuno

Tantissime persone, ancora oggi, sono convinte che la dieta sia sinonimo di digiuno, ovvero di privazione dal cibo prolungata.

Nulla di più sbagliato, la dieta non è sinonimo di digiuno anzi il digiuno può essere un elemento della dieta che non si esaurisce in essa.

La dieta può essere definita come il corretto regime alimentare che ciascuno dovrebbe rispettare ed adattare al proprio stile di vita ed al fabbisogno energetico.

Il digiuno è una forma di astensione più o meno prolungata nell’assunzione di cibo.

Digiuno e dieta sono strettamente correlate e una loro ideale composizione crea benefici molto elevati all’organismo.

 

La pratica del digiunare

La pratica del digiunare è molto frequente nella storia. Nella religione il rapporto con il cibo è stato sempre regolato prima di particolari riti. Nel Confucianesimo si prevede l’astinenza da alcolici e alcune tipologie di cibo prima di specifici riti religiosi. Per il Buddhismo digiunare è una forma di disciplina interiore, che serve a liberare la mente e a raggiungere un più alto livello di spiritualità, praticato dai fedeli nei periodi di meditazione intensiva che si svolgono durante i ritiri spirituali.

Nel nuovo testamento si legge che Gesù fu condotto nel deserto per essere tentato dal diavolo. E dopo aver digiunato 40 giorni e 40 notti alla fine ebbe fame. Il tentatore gli disse: «Se sei figlio di Dio fa che queste pietre siano pane». Egli rispose: «Non di pane soltanto vivrà l’uomo». La religione cattolica prevede, quindi, il digiuno durante la Quaresima, limitandosi però ad un digiuno dalle carni ed un digiuno assoluto soltanto durante il giorno del venerdì santo che precede la Pasqua. Anche l’Islam durante il Ramadan impone un digiuno per 30 giorni consecutivi, della durata di circa 16 ore, dall’alba al tramonto.

Il digiuno, secondo il credo religioso, consente di ammalarsi di meno con notevoli benefici alla salute ed al benessere. La sua pratica ha iniziato ad acquisire valenza medico-scientifica nell’800, quando venne dimostrato che, durante un digiuno estremo, vengono utilizzati per la sopravvivenza dell’organismo i tessuti meno importanti e che gli organi vitali vengono conservati indenni o con la minima perdita il più a lungo possibile.

Ma cosa accade nel nostro corpo quando si digiuna?

Il nostro corpo è stato progettato per mangiare in maniera non regolare. Un tempo l’assunzione di cibo non era programmata come oggi e potevano passare anche più giorni prima di tornare a nutrirsi di nuovo. Ancora oggi abbiamo degli organi – il fegato per esempio – capaci di conservare energia per poi renderla disponibile quando serve. Nel fegato si accumulano riserve di zucchero sotto forma di glicogeno che, però, dopo 10-12 ore di digiuno tendono a esaurirsi. Questo richiama acidi grassi dal tessuto adiposo, il fegato li trasforma in chetoni che tornano nel sangue e raggiungono muscoli e cervello per essere fonte di energia. Ecco che le riserve di grasso, consentono di avere energia disponibile anche senza mangiare per un periodo prolungato.

Anche il cervello, dopo 24 ore di astensione dal cibo inizia a formare nuovi neuroni per difendersi dallo stress. L’assenza di cibo riduce le infiammazioni, migliora la risposta immune e potenzia la capacità delle cellule di liberarsi da sostanze di scarto.L’astensione dal cibo, inoltre, rallenta la crescita dei tumori le cui cellule non riescono ad alimentarsi con i chetoni e accelera il metabolismo.

Consigli pratici per un digiuno sicuro

Ecco che il digiunare ha effetti molto positivi sul nostro organismo, ma bisogna stare attenti perché, di contro, un digiuno incontrollato può creare seri danni agli organi ed ai muscoli.

Anzitutto, prima di didigunare, bisogna verificare lo stato di salute al fine di escludere che il l’insorgere o l’aggravarsi di talune patologie. Il digiuno, inoltre, è sconsigliato ai bambini ed agli anziani che hanno un fabbisogno energetico particolare per cui l’alimentazione rappresenta un fattore critico. Il digiuno, quando fa particolarmente caldo, può essere praticato ma non vanno mai esclusi i liquidi.

Il digiuno, inoltre, non va preceduto e seguito da pasti abbondanti e carichi di grassi, altrimenti si vanifica lo sforzo e non si traggono i corretti benefici di questa pratica.

L’astensione dal cibo deve essere comunque inserita in un piano alimentare o in una dieta che consenta di moltiplicarne gli effetti positivi aumentando, in ultima, la resilienza.

Esistono numerose diete che contemplano fasi di digiuno, una delle più famose è la cosiddetta dieta mimadigiuno, elaborata da alcuni scienziati americani, tra cui un italiano.

La dieta mimadigiuno consente di nutrire il corpo simulando un digiuno in maniera da scatenare quelle reazioni positive che il nostro organismo mette in azione.

In conclusione, dieta e digiuno non sono sinonimi, anzi l’uno include l’altro e sono due aspetti della nostra alimentazione e del nostro stile di vita che vanno assolutamente presi in considerazione con consapevolezza e correttezza nell’applicazione.

Pasti fuori casa per mantenersi in forma

pasti

I pasti fuori casa sono la croce e delizia per coloro che amano stare in forma. E’ sempre molto complicato mangiare fuori casa e contemporaneamente seguire uno stile alimentare specifico, magari finalizzato proprio al dimagrimento. Non sempre il cibi cucinati da ristoranti, pizzerie e tavole calde rispettano i canoni rigidi di un piano alimentare, quindi, bisogna fare sempre molta attenzione alle quantità e qualità dei cibi che si consumano all’esterno delle mura domestiche.

Gestione dei pasti

Il video mostra dei consigli su come affrontare  e gestire la dieta durante la giornata lavorativa, quando non è possibile fare ritorno a casa per pranzo o per cena e come organizzare gli spuntini quando siamo in compagnia.

Dieta del rientro dalle vacanze

dieta del rientro dalle vacanze

Dieta del rientro dalle vacanze? Gonfiore, nervosismo, stanchezza, irritabilità e una leggera depressione, sono i principali sintomi che si accusano al rientro dalle vacanze. Alcuni lo definiscono stress post vacanze. Se a tutto questo aggiungiamo anche qualche Kg in più messo nel periodo estivo ecco che il quadro di scoraggiamento è completo.

E’ necessario allora ritornare subito in sella, ritrovare la forma perduta e l’equilibrio ormai dimenticato nelle notti estive.

Settembre è quindi un mese di rinascita e dei buoni propositi.

Ecco allora le tre A per iniziare settembre con il piede giusto la dieta del rientro dalle vacanze.

Alimentazione

La prima regola per iniziare una dieta del rientro dalle vacanze è iniziare subito a rispettare un buon equilibrio nei pasti. Evitare gli sfizi, alcolici e superalcolici e consumare i pasti agli orari canonici ed attenzione agli spuntini da maneggiare con cura. Soltanto con questi piccoli consigli si potranno perdere subito i liquidi accumulati durante le vacanze.

Se però durante le vacanze il peso è aumentato in maniera più consistente, allora non resta che affidarsi ad una dieta personalizzata (Revive).

Il rientro dalle ferie è il momento ideale per iniziare una dieta personalizzata magari con il supporto preziosissimo dell’analisi del DNA. La dieta genetica sarà ancora più efficace in quanto terrà conto della forma fisica attuale, senza tralasciare predisposizioni individuali, come la tendenza ad ingrassare con alcune tipologie di alimenti, la predisposizione all’ipertensione o all’aumento  del colesterolo nel sangue, alla capacità dell’organismo di metabolizzare il cibo. Inoltre, verranno prese in considerazione, da un punto di vista scientifico, anche le intolleranze ed allergie a alcuni tipi di alimenti. I test genetici associati alla personalizzata,  consentono di perdere fino al 33% di peso in più nella metà del tempo rispetto alle diete standard e con risultati duraturi.

Acqua

Mai sottovalutare il potere dell’acqua e di una ottima idratazione. Sembra incredibile, ma per dimagrire bisogna bere tanto, ovviamente acqua. Una idratazione elevata, oltre a prevenire colpi di calore e combattere il caldo,  migliora il metabolismo, potenziando tutte le reazioni chimiche del nostro organismo che sono indispensabili per la riduzione del peso. Bisogna bere tanto, indipendentemente dallo stimolo della sete, almeno 2,5 litri di acqua al giorno. Un piccolo trucco è quello di posizionare sulla propria scrivania o vicino al luogo di lavoro una bottiglia d’acqua, che dovrà essere vuota alla fine della giornata lavorativa.

Attività fisica

Mai sottovalutare l’attività fisica. Chi ha preferito oziare durante l’estate, non potrà fare altro che riprendere l’attività fisica sia frequentando una palestra, che riprendendo anche semplicemente a camminare per almeno 30 minuti al giorno ad andatura sostenuta.

L’attività fisica consentirà di scaricare lo stress e riattivare il metabolismo assopito dal lungo ozio estivo.

Enzo Di Silvestro, personal trainer, ha elaborato un vera e propria scheda dimiagrimento (clicca qui) per buttare giù i chili presi durante l’estate. Da non trascurare, prima  di ogni allenamento, qualche minuto di riscaldamento che consente di ottimizzare il lavoro muscolare ed evitare problemi.

Inoltre, alla fine di ogni allenamento, aggiunge Enzo Di Silvestro, andranno svolti alcuni esercizi di allungamento (stretching) per migliorare il rendimento muscolare.

Con la giusta alimentazione, una ottima idratazione ed una corretta attività fisica, a settembre i buoni propositi saranno realizzati e sarà un mese di vera rinascita.

Grasso nascosto: a rischio anche le persone magre

grasso nascosto

La rivincita di coloro che devono lottare ogni giorno con la bilancia, di coloro che i cibi sembrano moltiplicare le calorie dopo averli appena ingoiati. Il sovrappeso non è l’unico problema che bisogna affrontare in maniera decisa per stare in salute, bisogna stare anche attenti al grasso nascosto che anche se invisibile può creare seri danni alla salute.

Gli overfat, ovvero i sovra grassi sono un insieme molto più esteso della popolazione che si trova in sovrappeso. Uno studio dell’Università di Auckland ha calcolato che una quota tra il 62-76 per cento della popolazione generale è affetto da questo problema, di cui solo una quota tra il 39 e il 49 per cento sono quelli in sovrappeso o obesi. Questo significa che esiste una parte rilevante di veri “falsi magri“, cioè coloro che hanno del grasso accumulato pur rientrando nella categoria di normopeso.

In altre parole, anche coloro che non hanno chili in eccesso, magri all’apparenza, potrebbero essere a rischio se presentano grasso nascosto accumulato. I cosiddetti falsi magri sono, quindi, di gran lunga più numerosi rispetto a coloro che semplicemente non appaiono alla vista grassi.

 

Il mero calcolo del grasso tramite BMI o IMC (indice di massa corporea), in questi casi è totalmente inefficace, in quanto non da indicazioni sulla reale presenza di grasso nascosto. Ad esempio, lo sportivo ha tipicamente un BMI superiore alla fascia di normopeso, dovuto alla presenza di muscoli, senza però essere grasso, mentre il normopeso (secondo il BMI), potrebbe, invece, avere grasso accumulato.

Il grasso accumulato comporta rischi sulla salute. Il tessuto adiposo sugli organi interni ha effetti metabolici negativi, aumentando lo stress ossidativo, favorendo malattie come il diabete, incrementando il rischio cardiovascolare, pari a coloro che sono in sovrappeso.

Alcuni soggetti non hanno la tendenza ad ingrassare, ovvero ad accumulare apparentemente grasso. Una errata alimentazione che non consente di bruciare le calorie in eccesso, porterà comunque un accumulo di grasso, sulla pancia e poi intorno agli organi, dove può causare molti danni. Le donne sono più fortunate, perché tendono ad accumulare grasso su cosce e fianchi, risparmiando gli organi interni in tal modo presentano un rischio cardiovascolare inferiore.

Come verificare quindi la presenza di grasso nascosto?

Esistono diversi test poco costosi e molto efficaci.

Il test per eccellenza è l’adipometria, un tipologia di ecografia che individua il grasso accumulato in profondità è uno delle indagini più efficienti ed efficaci per verificare la presenza di grasso nascosto.

La bioimpedenziometria, effettuata con macchinari avanzati, non la semplice bilancia da supermercato, consente di verificare massa grassa e massa magra anche in caso di piccoli accumuli di adipe.

Ovviamente, il grasso nascosto può essere individuato anche mediante macchinari diagnostici ospedalieri, con tempi e costi di gran lunga superiori.

 

Come intervenire per eliminare il grasso nascosto?

Il primo passo è, ovviamente, la valutazione della quantità di grasso nascosto. I falsi magri, dovranno svolgere attività fisica che consentirà in poco tempo di eliminare l’adipe superfluo e mettere in sicurezza la propria salute. Ovviamente per coloro che già sono in sovrappeso o obesi, bisognerà invece associare una buona dieta all’attività fisica che consentirà di ridurre il peso e stare in salute.

Fondamentale, per tutti, anche i magri o coloro che appaiono a prima vista magri, fare un controllo e, nel caso, iniziare a reimpostare il proprio stile di vita.

DIETA: LE QUATTRO “P” PER AVERE SUCCESSO

Preparare una dieta

Per avere successo con una dieta e raggiungere l’obiettivo desiderato bisogna rispettare le quattro “P”: pianificazione, peso, preparazione, porzionamento.

Per affrontare una dieta non basta recarsi dalla nutrizionista e ricevere la dieta. C’è bisogno anzitutto di una buona pianificazione ed organizzazione fisica e mentale.

Pianificare i pasti è, infatti, una strategia che può dare grandi benefici. Uno studio pubblicato su International Journal of Behavioral Nutrition and Physical Activity, sulla base di una ricerca condotta in Francia su 40 mila soggetti, ha dimostrato che la pianificazione consente di raggiungere più velocemente gli obiettivi di riduzione del peso e di avere in generale uno stile di vita più salutare. Programmare l’acquisto degli alimenti, permette di consumare cibi più salutari e di evitare quelli più calorici, attraverso una scelta più ragionata ed acquisti meno impulsivi.

Con la dieta tra le mani, bisogna immediatamente mettersi a studiare e verificare se gli alimenti indicati sono presenti nella dispensa. Quindi, andare a fare la spesa, acquistando tutto ciò che occorre a seguire la dieta almeno per una settimana.

Fondamentale pesare gli alimenti attraverso una bilancia da cucina che indichi il peso esatto degli alimenti. Va bene una piccola bilancia elettronica, se ne trovano anche a 10 euro.

Il passo successivo è la preparazione degli alimenti per tutta la settimana attraverso una buona programmazione. Ad esempio, gli spuntini possono essere organizzati per l’intera settimana. Se la merenda è a base di frutta secca, converrà preparare dei sacchetti di tipo alimentare della quantità di peso indicata nella dieta e preparare, quindi, almeno 12 confezioni. Con la frutta fresca, sarà ovviamente più facile, se la frutta è già porzionata, come mandarini, mele, ecc. Se nello spuntino, oppure a colazione è prevista anche una tisana, può essere preparata la sera prima e portata in un termos a lavoro, oppure, se disponibile un forno a microonde, meglio prepararla al momento. In fondo si tratta di acqua ed un filtro della tisana desiderata.

Il pranzo può essere preparato la mattina prima di uscire, oppure anche la sera precedente, se non si ha tempo dopo la sveglia.

Per la cena, invece, non ci sono indicazioni particolari, l’importante è avere gli alimenti in dispensa.

Per quelli che fanno lavori particolari, su turni o di notte, il consiglio è lo stesso, programmare almeno il giorno prima i piatti da mangiare e da portare al lavoro, ricordando sempre che la dieta non è solo un regime alimentare, ma uno stile di vita che dovrà essere seguito sempre per mantenere il peso ideale e soprattutto per preservare il proprio stato di salute e il benessere psico-fisico.

Infine, è fondamentale, verificare anche l’andamento della dieta, utilizzando una buona bilancia pesapersone, preferibilmente elettronica. Non è necessario spendere cifre elevate, ne esistono anche a buon mercato. L’importante non sarà tanto la precisione assoluta del peso, ma gli scostamenti settimanali. Quindi, procedere a pesarsi all’inizio della dieta e poi ogni settimana, preferibilmente di mercoledì, sempre alla stessa ora e sempre con le medesime condizioni fisiche e fisiologiche.

 

Dieta: 3 gravi errori da evitare

errori nella dieta

Quando si affronta un nuovo percorso, un cambiamento delle abitudini alimentari dettato dalla necessità di dimagrire oppure da quella di ritrovare un equilibrio, involontariamente si commettono degli errori che spesso compromettono del tutto la riuscita di una dieta.

Gli errori più gravi e più comuni di una dieta sono sostanzialmente 3:

  • SABOTAGGIO DELLA DIETA.

Quando riceviamo una dieta dalla nutrizionista, restiamo sempre contrariati, in quanto non ritroviamo nel piano alimentare i cibi che siamo abituati a consumare. D’altra parte il motivo per cui una persona si mette a dieta, inizia dal riconoscimento che lo stile di vita tenuto non è quello giusto.

Quindi, anzitutto bisogna accettare il nuovo piano alimentare e accettare di cambiare le abitudini. Un errore molto comune è quello di fare continue richieste alla nutrizionista di modificare la dieta sostituendo un alimento con un altro più gradito. Si inizia chiedendo un cambiamento a colazione, con quello che solitamente abbiamo consumato fino ad ora. Successivamente si chiede la modifica anche dello spuntino, del pranzo e della cena, spesso anche senza il parere della nutrizionista. Il risultato finale è un autosabotaggio della dieta che finirà per somigliare molto a quella che stavamo seguendo prima di voler dimagrire e che evidentemente non ha portato ai risultati sperati.

  • MANCANZA DI FIDUCIA

La dieta vuol dire affidarsi completamente ad un nuovo stile di vita. Per raggiungere l’obiettivo bisogna avere pazienza e tenacia. Spesso le persone vorrebbero dimagrire in fretta, ma non è possibile, anzi è controproducente. Tipicamente nelle prime due settimane si perde parecchio peso, poi successivamente la riduzione è molto più lenta. Ecco, è questo il momento in cui bisogna avere tenacia e fiducia nella dieta. Ci saranno momenti in cui il peso addirittura aumenterà anche di 200 gr, ma è fisiologico, perché il nostro corpo si sta semplicemente adattando ad un nuovo regime alimentare e alle volte reagisce anche con delle piccole variazioni in aumento.

Nella visita di controllo con la nutrizionista, verrà infatti valutato l’andamento della dieta e, se dovesse presentarsi la necessità, verranno effettuate modifiche al regime alimentare per raggiungere l’obiettivo. Bisogna sempre avere pazienza e già dopo 6 settimane i progressi si faranno sempre più consistenti.

  • ARRENDERSI DOPO UNO SGARRO

E’ normale, capita a tutti di fare uno sgarro durante la dieta: una festa, un pranzo luculliano, una tentazione golosa irresistibile. Molto spesso, però, il giorno dopo il peso risulterà invariato o, se invece, la bilancia vi ha punito con 200/300 grammi in più, non bisogna demoralizzarsi, in quanto l’accumulo è costituito solo da liquidi. Un pranzo luculliano o una festa non potrà mai apportare una quantità di grassi pari a 200/300 grammi, si tratta di liquidi che si perderanno velocemente ritornando al piano alimentare originale, a patto che lo sgarro non si ripeta.