Pizza napoletana o romana

pizza napoletana

Tutti coloro che vivono o si sono trovati a mangiare in una pizzeria di Roma, si sono trovati davanti ad un confronto tra la pizza napoletana e la pizza romana.

Ma al di là delle preferenze personali e dei legittimi campanilismi, cerchiamo di analizzare da un punto di vista oggettivo, quali sono i punti di forza e di debolezza di entrambe le tipologie di pizze.

Quando si parla di pizza si pensa subito a Napoli che ne vanta i natali soprattutto di quella tonda classica: la pizza Margherita. A Napoli sono diverse le pizzerie che si attribuiscono l’invenzione della  Margherita: da Brandi a via Chiaia a Michele a Forcella.

La pizza napoletana è, quindi, da considerarsi la pizza classica per eccellenza, diffusa in tutta la penisola ed in tutto il mondo in migliaia di varianti tra cui spicca quella romana.

Non parliamo, ovviamente, di modi di guarnizione o gusti delle pizze, ma due diverse scuole di pensiero  in relazione alla preparazione ed al consumo di questo prodotto.

Esistono luoghi comuni da sfatare, sia per la pizza napoletana che per la pizza romana.

PIZZA ROMANA

pizza romana
pizza romana

La pizza romana ha delle caratteristiche ben precise. La pasta è molto sottile e croccante e per questo viene detta anche scrocchiarella. In tutta la capitale, se non espressamente richiesta altra tipologia, viene servita solo la pizza romana. L’impasto della pizza romana è più leggero in termini di peso di quella napoletana. La pasta ha un’idratazione al massimo del 55 % su un kg di farina nella quale viene aggiunto anche l’olio di semi per donare friabilità alla pizza. La pizza romana viene stesa con un mattarello per avere dei dischi più fini e la temperatura di cottura è più bassa (350° C) con un tempo di cottura più lungo circa 3 minuti, in maniera da far asciugare bene l’impasto e donargli la croccantezza tipica. La pizza romana viene solitamente cotta in forni elettrici, anche se si stanno diffondendo anche per questa varietà di pizza il forno a legna.

Durante la cottura bisogna fare molta attenzione ad evitare che la pasta si bruci. Infatti la pizza romana essendo molto sottile tende a cuocersi velocemente ed a fare molte bolle di aria che si possono bruciare. Qualche bruciatura è accettata ma non eccessivamente.

Un vantaggio della pizza scrocchiarella risiede nella leggerezza. Difficilmente la pizza riesce a saziare, ecco il motivo per cui viene sempre preceduta da un antipasto di fritti, quali il baccalà oppure i fiori di zucca con le alici.

PIZZA NAPOLETANA

pizza napoletana
pizza napoletana

La pizza, per i napoletani ed i campani è solo quella morbida. Non esistono altre tipologie di pizze che si possono fregiare di questo nome, per un partenopeo.

Quando si consuma la pizza napoletana si entra in un altro mondo, fatto di rituali ben precisi, di una tradizione secolare e di una attenzione al prodotto che difficilmente si ritrova altrove.

La pizza napoletana è morbida con un cornicione soffice e una consistenza tale da non permettere allo spicchio tagliato di restare dritto quando lo si prende in mano.  Esiste un preciso disciplinare registrato che la definisce e racchiude le caratteristiche del prodotto, le materie prime e le tecniche di lavorazione da utilizzare. Il disciplinare è realizzato dall’Associazione verace pizza napoletana che si occupa di diffondere nel mondo questa tipologia di pizza. L’impasto napoletano ha una percentuale di acqua più elevata che oscilla tra il 60 ed il 70 % su un kg di farina utilizzata. La maggiore idratazione dell’un impasto serve a mantenere la pizza morbida durante la cottura.

La lievitazione della pizza viene realizzata quasi sempre a temperatura ambiente con dosi di lievito rapportate alle ore di maturazione della pasta. La farina viene setacciata e fatta ossigenare per bene con tempi di lievitazione e fermentazione che variano dalle 8 alle 72 ore.

Il lievito utilizzato è tipicamente quello madre, ovvero lievito naturale ottenuto da un pezzetto di pasta già lievitata.

La cottura avviene in forni speciali, rigorosamente a legna. A Napoli è praticamente impossibile trovare una pizzeria che ha il forno elettrico che rappresenterebbe una bestemmia nel tempio della pizza. La temperatura di cottura è più elevata intorno ai 450 °C e tempistiche d’ infornata sono tra i 50 e il 90 secondi al massimo. La permanenza ridotta in forno ad alte temperature serve a mantenere la pizza morbida senza apportare la minima friabililtà: se la pizza si asciugasse troppo in forno perderebbe la sua principale caratteristica legata alla sofficità.

La  pizza napoletana non è facile da realizzare. Basta sbagliare la lievitazione, ovvero l’idratazione della pasta, oppure la tipologia di farina che perderà la caratteristica di morbidezza della pasta.

La possibile gommosità della pasta si verifica per un’eccessiva tenacità del glutine anche quando cotto a causa di un impasto che non è stato fatto riposare a dovere, ma se le tempistiche sono rispettate la gommosità non si avverte e la pizza si scioglie in bocca. L’impasto, quando ancora tenace, si stende male e complice l’utilizzo di un panetto che pesa a volte più di 250 grammi regala una pizza troppo spessa anche sulla base dove invece dovrebbe presentarsi ben più fine. La buona percentuale di acqua presente accelera il raffermamento della pasta che, se non riscaldata, può presentare una buona resistenza al morso, caratteristica presente quando si mangia una pizza fredda.

Un luogo comune da sfatare è che la pizza napoletana sia “alta”. In realtà non si può definire alta, ma soffice con una buona dose di elasticità che la rende effettivamente unica nel suo genere. La pizza napoletana riempie di più lo stomaco e difficilmente permette di consumarne una seconda. La pizza servita, calda è una vera e propria prelibatezza e nelle versioni piccole, cosiddette “a portafoglio”, viene consumata per strada dove rappresenta lo street food italiano per eccellenza.

La vera pizza napoletana si mangia solo a Napoli. Effettivamente il gusto di una pizza realizzata a Napoli è unico e quasi impossibile da ritrovare in qualsiasi altro paese al mondo. Secondo una leggenda, il gusto unico è da attribuire all’acqua della città di Napoli con la quale viene realizzato l’impasto, ovvero alle particolari condizioni climatiche e di umidità che si ritrovano solo nella capitale del Sud.

 

PIZZA NUOVE TENDENZE   

Pizza favola
Pizza favola

    

La pizza napoletana negli ultimi anni si sta portando su un livello qualitativo ancora più elevato. I più grandi pizzaioli, da Gino Sorbillo a Pepe in Grani fino ai nuovi pizzaioli esordienti come Ciccio Vitiello o Francesco Martucci, stanno promuovendo pizze realizzate con un mix di farine unico. Si può gustare a Napoli dalla pizza con farina integrale, alla pizza con farina di cacao, con tre farine, con farine di cereali, ecc.

Inoltre, è aumentata notevolmente anche la qualità degli ingredienti di guarnizione delle pizze, come utilizzo delle alici di Cetara, del pistacchio di Bronte, dei pomodori datterini, alle salsicce di maialino nero, mozzarella di bufala, pomodorini gialli ed olio, solo e sempre, extravergine di oliva.

Nuovi gusti e nuove tendenze per la pizza napoletana che la porta ad essere, sempre è comunque, la regina indiscussa delle nostre serate.

 

La pizza ti fa male? Ecco il motivo

pizza ti fa male

La pizza ti fa male? La pizza, croce e delizia di tutti noi italiani che ne siamo ghiottissimi. Negli ultimi anni si sono però moltiplicate le persone che avvertono malesseri vari dopo aver mangiato una pizza in pizzeria. Gonfiore, mal di stomaco, difficoltà di digestione, dolori addominali, coliche, sono i sintomi più frequenti dopo il consumo di una pizza.

Ripropongo un articolo sulla pizza che avevo scritto qualche anno fa e che ha avuto molto successo.

Ma perché la pizza ti fa male non è tollerata?

Se la pizza ti fa male bisogna identificarne le cause. Anzitutto i malesseri indicati riguardano le pizze consumate in pizzeria e, tipicamente, soltanto in alcune pizzerie, mentre non riguarda le pizze fatte in casa. Quindi, i sintomi non sono da ascrivere alla tipologia di forno o di cottura, bensì agli ingredienti utilizzati.

La pizza si realizza mediante la preparazione di un impasto a base di acqua, farina e lievito, sul quale vengono posti ingredienti di guarnizione come mozzarella, pomodoro, formaggio, salumi, ecc.

Sorvolando sulla qualità degli ingredienti di guarnizione, che dovrebbero sempre essere di livello elevato, le maggiori problematiche provengono dall’impasto.

La preparazione dell’impasto è davvero la fase più complessa della pizza e la combinazione dei tre semplici elementi di base quali farina, acqua e lievito può creare migliaia di impasti diversi.

Esistono, infatti, centinaia di tipologie di farine diverse e di combinazioni di farine quali grano di tipo 2 o 0, grano saraceno, segale, orzo, avena, Kamut, ecc.

Anche l’acqua utilizzata può essere molto variegata: una leggenda dice che la bontà della pizza a Napoli è dovuta all’acqua della città.

Il processo di lievitazione

Infine, il processo di lievitazione e fermentazione è quello che presenta le maggiori criticità in relazione ai malesseri che può causare la pizza.

Il lievito ideale per la preparazione della pizza è quello naturale (Pasta acida), un composto ottenuto dalla fermentazione spontanea di un impasto di farina di frumento e acqua, dove sono presenti microorganismi di specie diverse (lactobacilli e streptococchi), secondo l’Executive Chef Mattia Sarnataro, “Chef del Piatto d’oro”.

I microorganismi si riproducono alimentandosi di zuccheri semplici (il saccarosio) e, in parte, di zuccheri complessi che sono contenuti nell’amido delle farine. Gli zuccheri vengono trasformati in anidride carbonica, in etanolo, acido acetico, acido lattico, acetile ed acetaldeide. L’insieme di queste attività viene definita “fermentazione” ed è la parte più importante e delicata nel processo di produzione delle paste lievitate. L’anidride carbonica produce un aumento del volume dell’impasto che viene contrastato dalla struttura glutinica della farina che, essendo elastica, si oppone all’espansione dell’anidride carbonica (che è un gas), racchiudendolo all’interno degli alveoli.

Con questo processo si ottiene un impasto poroso che, durante la cottura in forno, si trasforma in prodotto morbido e soffice, conservando a lungo queste qualità che sono la caratteristica dei prodotti ottenuti con le paste lievitate.

Il lievito giusto

La pizza lievitata con lievito naturale è più digeribile, leggera, croccante, aromatica e saporita. L’unico svantaggio è che il pizzaiolo per ottenere la madre o la biga deve usare farine di forza, più costose, adeguandosi a tempi di lievitazione più lunghi, dovendo, peraltro, acquisire una esperienza notevole per tutelare il processo di lievitazione salvaguardandolo da interferenze esterne. Questo tipo di lievito va naturalmente reimpastato con altra farina, acqua, ecc. prima di ottenere il prodotto finito. (Fonte: Federazione Italiana Pizzaioli)

Non sempre, però, il processo di lievitazione viene eseguito così come raccomanda la F.I.P., ma la lievitazione viene indotta artificialmente utilizzando dosi maggiori di lievito, lievito chimico, oppure velocizzando il processo con la temperatura, ovvero “pre-cuocendo” gli impasti da lievitare. Ecco che la pizza ti fa male.

Ho, quindi, chiesto allo Chef Sarnataro cosa può accadere in questi casi:

“In alcuni casi può capitare che, per esigenze particolari, il processo di lievitazione sia accelerato per risparmiare ore lavorative. Ma la velocità della crescita fa sì che l’impasto risulti “pesante”, non sviluppi la necessaria elasticità e risulti, quindi, difficile da digerire”

La pizza industriale

Alcuni processi di produzione industriale delle paste per pizza prevedono l’arresto della lievitazione con appositi abbattitori di temperatura. In questo modo il processo di lievitazione si ferma per poi riprendere allo scongelamento della pasta. Molto spesso, però le pizzerie che acquistano i panetti di pasta a livello industriale, scongelano i panetti senza però attendere il completamento del processo di lievitazione che, quindi, continua a fermentare anche dopo l’ingestione comportando, per i poveri avventori, i malesseri tipici quali gonfiore, pesantezza e problemi di digestione.

Ecco che allora se la pizza ti fa male, il problema risiede nella preparazione e lievitazione della pasta. Una produzione dell’impasto artigianale, secondo i protocolli diffusi dall’Associazione Verace Pizza Napoletana (A.V.P.N) sono sempre garanzia di genuinità e di digeribilità.

La pizza napoletana, caratterizzata da un impasto morbido, realizzata in maniera artigianale risulta, infatti, molto più digeribile e leggera di una pizza romana, con impasto molto sottile e leggero, realizzata con impasto industriale.

In conclusione, non è la tipologia di pizza (napoletana più soffice o alla romana più sottile e croccante) a creare problemi di digeribilità e gonfiore, ma la realizzazione dell’impasto che deve essere realizzato con prodotti di ottima qualità e soprattutto in maniera artigianale, rispettando tutti i tempi (anche lunghi) di lievitazione.

Per fare una buona pizza ci vuole tempo, ma il risultato è poi sorprendente.

 

Celiachia: attenzione ai cibi senza glutine per le persone sane

senza glutine

Il consumo di cibo senza glutine sta aumentando esponenzialmente. Si stima che circa 6 milioni di italiani si considerano affetti da questa malattia anche se risultano sani a fronte, invece, di circa 600.000 veri celiaci.

Spesso si tratta solo di una moda. Basti pensare che molte celebrities hanno dichiarato apertamente il loro stile gluten free, con la convinzione di tutelare la propria linea e la propria salute.

Ma cerchiamo di analizzare il fenomeno da un punto di vista scientifico.

Il glutine è un complesso di due proteine la glutenina e la gliadina che si trovano essenzialmente nel grano e viene utilizzato soprattutto nei prodotti da forno o aggiunto ad altre preparazioni per rendere più elastici gli impasti. L’effetto del glutine è, quindi, quello di essere un collante che dona elasticità ai composti per la preparazione di prodotti. Tale caratteristica, però, attribuisce ai prodotti contenenti glutine un livello di digeribilità più basso rispetto ai gluten free. Ecco il motivo per cui, molte persone trovano giovamento dal consumo di prodotti senza glutine.

EFFETTI DEL GLUTINE SULLA SALUTE

Chiariamo subito una cosa: “Non esistono evidenze scientifiche dei benefici di una dieta gluten free se non si è celiaci”. Gli studi scientifici stanno ampiamente dimostrando che in soggetti sani l’esclusione del glutine è inutile. Una ricerca della Columbia University, pubblicata dal British Medical Journal, ha evidenziato che la dieta gluten free non dà alcun beneficio in termini di salute del cuore se a seguirla è una persona che non soffre di celiachia. L’esclusione dal consumo del glutine in soggetti sani non riduce il rischio cardiovascolare.

E’ UTILE MANGIARE SENZA GLUTINE?

Apparentemente il consumo di prodotti gluten free ha dei vantaggi in termini di digeribilità dei prodotti, ma non bisogna trascurare il fatto che se non necessario, il consumo di questi alimenti porta a perdere qualche proteina e qualche vitamina nel proprio regime alimentare. Attenzione, però, ai prodotti da forno gluten free che per avere una consistenza simile a quelli con il glutine, vengono realizzati con aggiunta di additivi, grassi e zuccheri. Quindi, la rinuncia al glutine, in questi casi, genera un maggior apporto di zuccheri e lipidi che possono compromettere un regime alimentare.

Si aggiunge che il consumo di prodotti gluten free, proprio per la loro composizione, incide molto sull’indice glicemico. Un alimento gluten free, ha generalmente un indice glicemico maggiore, pertanto un consumo prolungato potrebbe generare rischi sulla salute da non sottovalutare. Ecco che il rapporto rischi/benefici, per le persone celiache, è giustificabile, laddove il consumo di prodotti gluten free è indispensabile, mentre per i soggetti sani, gli svantaggi potrebbero essere superiori ai benefici.

 CONSIGLI DELLA NUTRIZIONISTA

Per i soggetti sani, invece che sul consumo di prodotti gluten free, peraltro anche molto costosi, basta puntare sulla qualità degli alimenti e su un regime alimentare bilanciato. Molto spesso il problema  è che consumiamo troppi prodotti con il glutine a partire dai biscotti della prima colazione, passando per gli spuntini e le merende, alla pasta a pranzo o cena ed all’immancabile pane, presente sempre sulle nostre tavole. Ecco che un consumo eccessivo di prodotti a base di glutine, può generare difficoltà di digestione. In questi casi, basta quindi, ridurre, ad esempio, il consumo di prodotti da forno, oppure preferendo ad essi prodotti realizzati con farine integrali o aumentando il consumo di cereali integrali, che, pur contenendo ugualmente glutine, hanno un contenuto di fibre, minerali e vitamine che incidono positivamente sulla salute dell’apparato gastrointestinale.

Ovviamente, per le persone affette da questa malattia, il consumo di prodotti gluten free è indispensabile.

Tra decine di diete alla moda: ecco la Dieta che non fallisce MAI

pomodori pasta verduta

Gli ultimi cinquanta anni hanno visto una vera e propria rivoluzione nel campo della nutrizione umana. Oggi basta digitare la parola “dieta” su di un qualsiasi motore di ricerca per veder comparire decine e decine di diete, una più miracolosa dell’altra, delle autentiche panacee nutrizionali che promettono perdite di peso inimmaginabili in pochissime settimane o addirittura in giorni, e per citarne solo alcune possiamo ricordare la Dieta a Zona, quella della Luna, quella dei Gruppi Sanguigni, la Dieta del Biscotto, la Cronodieta, la Dieta Dissociata, la Scarsdale, la Dieta Atkins e, dulcis in fundo, la Dieta Dukan.

Ma il punto focale della questione non è quale dieta scegliere tra la vasta gamma di possibilità offertaci dal web, cosa che dovrebbe essere sempre decisa assieme ad uno specialista del settore, medico o nutrizionista che sia, perché molte delle diete circolanti in rete non fanno che scompensare l’organismo stravolgendo la corretta assunzione di micro e macronutrienti. Il punto su cui tutti dovremmo focalizzare l’attenzione è quello di non dover associare la parola “dieta” al concetto di terapia dimagrante. Il famoso aforisma di Ippocrate che recitava “Fa del cibo la tua medicina e della medicina il tuo cibo”, certamente ha del vero, perché effettivamente il legame tra alimentazione e salute è ormai dimostrato da numerosissimi studi scientifici epidemiologici e studi che si concentrano sulle proprietà di molti principi attivi contenuti negli alimenti e gli effetti sul nostro metabolismo, per citarne alcuni come il licopene (pomodoro), le epigallocatechine (tè verde), i diallilsolfuri (aglio e cipolla), la quercetina (mela) e i polifenoli in generale (frutta e verdura).

Attenzione però a non prendere troppo letteralmente l’aforisma di Ippocrate, perché si rischia di dimenticare che l’atto di mangiare è una delle più gratificanti soddisfazioni che possiamo dare al corpo e alla mente. La dieta non deve avere quindi il mero calcolo dell’intake calorico (ciò che assumiamo) con lo scopo di perdere peso, cosa che se fatta nel modo sbagliato, oltre ai danni per l’organismo, porta alla riacquisizione dei chili persi, e a riprenderne spesso altri ancora, con una perdita di massa muscolare e aumento di massa grassa relativa, nel caso in cui chi pratica queste “diete fai da te” non pratica una quotidiana attività fisica.

La parola “dieta” deriva dal greco e significa “modo di mangiare”, quindi indica ciò che mangiamo, le modalità con cui ci alimentiamo. Il concetto che deve fossilizzarsi nella nostra mente è l’idea di mangiar bene, mangiare sano, mangiare il giusto e nel modo giusto, per star bene e vivere in salute, e non quella di mangiar poco e male per entrare nella taglia più stretta di un pantalone o una gonna.

Uno stile alimentare in particolare è divenuto negli ultimi anni uno dei più diffusi e conosciuti, e altro non è che una rinnovata rivisitazione della secolare Dieta Mediterranea. Il termine Dieta Mediterranea è stato coniato da un famoso scienziato e ricercatore americano, Ancel Keys, e sua moglie Margaret, che si recò in Italia per studiare gli effetti dell’alimentazione mediterranea. Ancel Keys, conosciuto nel settore per i suoi molti studi che hanno portato alla luce la stretta correlazione tra un’alimentazione ricca di acidi grassi saturi (carni rosse, grassi animali, prodotti processati di origine animale, derivati del latte) a discapito degli acidi grassi mono e polinsaturi (prodotti ittici e vegetali), e ricca in glucidi, di cui prevalentemente semplici (zuccheri, dolci e dolciumi, bevande zuccherate) e l’insorgenza di una vasta gamma di patologie come l’obesità, il diabete, l’aterosclerosi, la trombosi e le coronopatie, le malattie del sistema cardiovascolare in generale, l’ischemia cerebrale, l’ictus. Dal 1975 tantissimi sono stati gli studi condotti sulla Dieta Mediterranea, che hanno dimostrato e continuano a dimostrare tutt’ora che essa riduce il rischio di sviluppare molte malattie congenite gravi, come le cardiopatie, l’insorgenza di tumori e altre patologie, migliora lo stato dei salute della donna in gravidanza, riducendo l’insorgenza della spina bifida nei nascituri e riduce il rischio di parti prematuri.

La Dieta Mediterranea, oltre ad essere correlata a vari benefit per la salute, pone le basi per mangiare in modo sano ed equilibrato, e se seguita nel modo corretto da il giusto apporto di micro e macronutrienti di cui necessitiamo quotidianamente, e tutto questo senza doverci privare di appagare i nostri desideri di mangiare quel che ci piace, data la varietà di alimenti inclusi in essa. Non mancano però le critiche alla Dieta Mediterranea, specialmente da parte dei Paesi esteri, secondo cui la Dieta Mediterranea farebbe ingrassare, ma tali critiche poggiano le basi sul presupposto sbagliato che tale dieta equivale a rimpinzarsi di pasta e pizza, un pregiudizio tanto diffuso quanto sbagliato.

Mens sana in corpore sano”, una mente sana in un corpo sano, è l’obiettivo che tutti ci prefiggiamo. Ma le stime di recenti dati del 2014 dicono che in Italia, il 33,1% della popolazione è sovrappeso, di cui il 9,7% è obesa. Purtroppo molte persone che puntano al raggiungimento del loro peso ideale commettono due errori, il primo è non praticare una quotidiana attività fisica, aggravata da una tipologia di lavoro sedentario, e il secondo errore è ridurre l’apporto calorico, senza rispettare l’”adeguatezza nutrizionale”, cioè il giusto equilibrio tra tutti i nutrienti, assunti nelle proporzioni adeguate. Proteine, lipidi e carboidrati devono essere presenti nelle quantità necessarie, e allo stesso modo le vitamine, i minerali e la fibra.

La Dieta Mediterranea, basa la sua attenzione al controllo delle calorie, assunte attraverso una vasta gamma di alimenti, seguendo le più aggiornate raccomandazioni nutrizionali: promuove il consumo dei cereali integrali, che assieme al consumo preponderante di frutta e verdura ogni giorno, e all’aumento delle porzioni di legumi, garantisce l’assunzione di una vasta gamma di composti indispensabili al nostro benessere, come fibra, polifenoli e antiossidanti. L’assunzione degli acidi grassi saturi (quelli di origine animale a cui bisogna prestare la massima attenzione) è ridotta a meno del 10% delle calorie totali, mentre gli acidi trans sono ridotti al minimo. Tale dieta limita l’eccesso di sale e degli zuccheri semplici; il sodio, direttamente correlato all’ipertensione se in eccesso, è tenuto sotto controllo per il consumo notevolmente limitato di prodotti da forno e carni conservate, prodotti ricchi in sale e quindi in sodio, spingendo invece all’uso di spezie ed erbe aromatiche, che limitano l’uso del sale nella preparazione dei piatti in cucina. Seguire la Dieta Mediterranea porta a mangiare anche pesce azzurro, spesso troppo poco presente sulle tavole degli italiani, e ricco di acidi grassi omega-3, essenziali per l’organismo, specialmente nel periodo concezionale. È importante evidenziare che la Dieta Mediterranea è fortemente orientata verso alimenti di origine vegetale a discapito di carni e prodotti di origine animale, che contengono acidi grassi saturi e grandi quantità di proteine, fattori di rischio per diverse patologie (come già precedentemente detto). Nella Dieta Mediterranea non mancano anche le giuste quantità di frutta secca e semi che, assieme a tanti altri alimenti, contengono composti, molecole bioattive e grassi mono e polinsaturi (quelli “buoni”) che contribuiscono alla prevenzione di molte malattie.

Riepilogando quindi, la Dieta Mediterranea, se fatta correttamente, assicura un corretto stile alimentare, senza sforzi o sacrifici, senza privarci di ciò che ci piace, e senza dover spendere molto denaro per la caccia di alimenti costosissimi o introvabili, tutto questo, ovviamente, accompagnato sempre da una sana e corretta attività fisica quotidiana. Nel suo complesso, la Dieta Mediterranea ripartisce i principali nutrienti nel seguente modo:

PROTEINE 15% dell’energia totale (calorie)
CARBOIDRATI 56-60% dell’energia totale
GRASSI TOTALI Meno del 30% dell’energia totale
GRASSI SATURI Meno del 10% dell’energia totale
GRASSI TRANS Limitati al minimo
ZUCCHERI AGGIUNTI 5% dell’energia totale
FIBRA Più di 25 g al giorno
COLESTEROLO Meno di 200 mg al giorno
SODIO 1,5 g al giorno

dott. Luigi Fiore

biologo nutrizionista