Colazione: la buona dieta inizia la mattina

colazione

La colazione a dieta è uno dei fattori che può decretare il successo o meno di un piano di dimagrimento. La colazione, in verità, riveste sempre un ruolo fondamentale tra i pasti di una giornata.

Essendo il primo pasto della giornata è quello che deve dare la carica e l’energia per avviare al meglio tutte le attività giornaliere. Purtroppo, però, molto spesso, la colazione è relegata al solo caffè. I motivi sono diversi dalla fretta, alla presenza di bambini in casa a cui badare per mandarli a scuola, alla sonnolenza che scoraggia dal mettersi ai fornelli.

Fisiologia della colazione

La colazione dovrebbe generare un apporto calorico pari al 15/20% del fabbisogno giornaliero. I nutrienti a colazione consentono di aumentare il metabolismo, garantendo un livello di zuccheri adeguato ad un lavoro muscolare efficiente sia di tipo sportivo che non sportivo. Inoltre, la colazione garantisce il corretto nutrimento cellulare anche del cervello, innalzando quindi il livello di risposta e di attenzione che, soprattutto la mattina, è fondamentale per coloro che escono di casa per andare al lavoro con l’automobile o con la bicicletta.

Colazione meglio a casa o al bar?

Indubbiamente il luogo ideale per fare colazione è a casa, dove è possibile programmare la tipologia e la quantità di alimenti, sulla base del proprio piano alimentare, sia esso ipocalorico o meno. Gli sportivi, ad esempio hanno bisogno di una colazione dedicata e specifica che difficilmente può essere organizzata fuori casa o al bar. Inoltre a casa, la colazione ha una durata tipicamente più lunga che consente

Quando non si fa colazione a casa, si cade nell’errore opposto, comunissimo in Italia: la colazione al bar con cornetto e cappuccino. Comoda, gustosa, magari fatta in compagnia dei colleghi.

In effetti nel nostro Paese la colazione risente molto delle abitudini culturali instauratesi negli anni, forse proprio per assecondare questa comodità: la colazione deve essere dolce, spesso anche iper-dolce.

La colazione all’estero

Molti di noi inorridiscono al pensiero delle colazioni che fanno all’estero, a base di uova, bacon, prosciutto, formaggio. Ma è davvero lo stile alimentare che ci fa paura o il pensiero di mettere fuori pentole, piatti, posate e passare del tempo a preparare piatti con più pietanze?

Il nostro riferimento (salvo casi particolari), generalmente è la Dieta Mediterranea, un po’ per tutti. Ai tempi di Ancel Keys non esisteva la zuppa di latte con un croissant alla crema di nocciole. Esistevano alimenti molto più semplici, che era consigliato assemblare in uno stesso pasto al fine di rendere il piatto un PIATTO COMPLETO, ovvero comprensivo di tutti i macronutrienti: carboidrati, proteine, grassi, senza eccessivi sbilanciamenti verso una componente rispetto ad un’altra.

Quindi cornetto e cappuccino non solo l’unica possibilità di colazione.

Colazione: ecco cosa mangiare

Sono diversi gli alimenti che si possono consumare a colazione ecco una piccola rassegna dei prodotti più comuni.

LATTE: ottimo alimento, di per sé già comprendente tutti e tre i macronutrienti, ma non adatto a tutti. Sono alte le percentuali degli intolleranti al lattosio (non perché ci sia qualche massonico complotto che tende ad aumentarli, ma semplicemente perché oggi più persone si sottopongono ai test diagnostici) oppure di chi ha disturbi gastrointestinali che impediscono di metabolizzarlo.

CAFFE’: Per molti è come la benzina in auto, senza non si parte. Va bene, può rimanere, ma considerando che se si hanno problemi di ipertensione o problemi gastrici (ernia iatale, reflusso gastroesofageo, gastrite, ecc) allora bisogna evitarlo e, se proprio non se ne può fare a meno, si può optare per le varianti decaffeinate.

TE’: Spesso un compromesso per chi non beve latte. Ottimo alimento, ma valgono le stesse avvertenze date per il caffè, a meno che non si preferisca un tè deteinato.

BEVANDE VEGETALI: Non solo una scelta vegana, ma anche qui andiamo in un’alternativa al latte vaccino per chi non può/non vuole consumarlo. Ottima scelta anche qui, meglio, però, scegliere i prodotti non aggiunti di zucchero e integrati con calcio.

YOGURT: Più sbrigativo, spesso tollerato da chi non tollera il latte così com’è. Attenzione allo “yogurt magro”, probabilmente sarà prodotto con latte parzialmente o totalmente scremato, il che abbassa notevolmente la quantità di grassi in esso contenuti, ma se “ha un sapore” (che sia alla frutta o che sia alle creme di nocciola/caffè/vaniglia/ecc), contiene molti zuccheri. Preferibile lo yogurt bianco naturale, non dolce, meglio ancora se greco, a basso contenuto di grassi (ma in alcuni casi i grassi dello yogurt sono addirittura consigliati), a basso contenuto di carboidrati e leggermente più proteico di quello “normale”. Eventualmente non dovesse piacere il sapore naturale è preferibile aggiungere dei pezzi di frutta fresca o frutta secca o semi.

BISCOTTI: Prodotti che hanno avuto un successo straordinario nell’industria alimentare. Ma purtroppo ricchi, a seconda del tipo, di latte (ulteriore), zucchero, grassi, farine raffinate, ecc. Ultimamente fioccano le varianti “senza”, senza zucchero, senza latte, senza burro, senza uova, senza lievito, facendo passare il messaggio che siano “dietetici”, “light”. Non esistono biscotti “light”. Esistono scelte più sane.

FETTE BISCOTTATE E MARMELLATA: La fetta biscottata sembra l’alimento che salva dal pane. Molto spesso utilizzate anche a pranzo o a cena al posto del consueto pane, nell’illusione che siano più “light” (e finiamo sempre lì). Ma ragioniamo: il pane è fatto con acqua, farina, lievito, sale. La fetta biscottata è fatta di acqua, farina, lievito, sale, zucchero (di vari tipi), grassi idrogenati, conservanti, molto spesso anche uova, burro, latte (ancora). Come può essere più “light” del pane?

Per la marmellata…può andar bene. Se la facciamo in casa ancora meglio, magari utilizzando solo gli zuccheri della frutta, senza aggiungere conservanti. Certo, si manterrà per un tempo inferiore alla marmellata confezionata, ma ne guadagnerà il gusto.

Colazione internazionale

PANE: Ottima scelta, meglio ancora se con farine integrali, farina di segale, ai cereali, non raffinate, ecc. Se tostato è ancora più digeribile. Inoltre è un alimento jolly, può essere utilizzato sia per le colazioni dolci che salate.

FRUTTA SECCA: Ottimi alimenti per fornire l’energia di partenza per la nuova giornata. Nello yogurt, come già accennato, ma non solo. Come il pane, la frutta secca può essere utilizzata anche per scelte salate.

UOVA: uno degli alimenti che ci fa inorridire. Niente paura, è solo un uovo! Ricco di proteine (albume) e anche di grassi (tuorlo), associato ad una fonte di carboidrati è un’ottima colazione.

BACON, AFFETTATI, FORMAGGI STAGIONATI: Non sono l’optimum dell’alimentazione, ma sono comunque una buona fonte proteica, associati nel modo giusto possono offrire una colazione ben bilanciata. Anche se consigliata prevalentemente a chi pratica sport.

VERDURE: Anche qui andiamo su una scelta un po’ insolita per le nostre latitudini. Ma i miei nonni abitualmente facevano colazione con i broccoli e le cime di rapa (con il piccolo particolare che amavano soffriggerli in litri di olio da affumicare tutto il palazzo). Una grigliata di verdure miste, magari unita ad un hummus di legumi, un cucchiaino di olio EVO e una fetta di pane tostato dà una bella carica.

CARNE, PESCE: In molti casi è possibile andare direttamente sui secondi piatti. Magari perché è avanzato qualcosa della cena o perché si hanno orari particolari per cui la giornata è suddivisa in orari diversi dallo “standard” o semplicemente per gusto. Non c’è nulla di male. Associamo ad un contorno di verdure e una fetta di pane tostato e il pasto completo è servito.

Colazione ideale

Di scelte per la colazione ne possono esistere tante altre, mi sono limitate a quelle più semplici da immaginare e magari da preparare, ma l’importante è non saltare questo pasto. Perché?

Perché mi capitano spesso pazienti che saltano la colazione, magari la limitano al classico caffè, poi arrivano in ufficio e, presi dai morsi della fame prendono junk food, in rosticceria, al bar o nei quasi sempre deleteri distributori automatici ormai presenti ovunque.

Tante volte questo tipo di “spuntino” (se così si può chiamare) ostacola il pranzo, che viene anch’esso bypassato e che mette le basi per riproporre nel pomeriggio la stessa scena del mattino.

Si innesca, così, una reazione a catena che, nel tempo, nuoce alla salute, prima ancora che alla linea.

La durata della colazione

Non esiste una durata standard della colazione, ma certamente bisogna dedicargli il giusto tempo per poter trarne al massimo i benefici. Quindi, evitiamo colazioni fugaci, consumate in piedi e rapidamente. Meglio mettersi seduti anche solo 5 minuti, gustando la colazione con un po’ di musica o guardando il telegiornale. Meglio evitare di leggere giornali, tablet e smartphone mentre si fa colazione, al fine non distrarsi da un momento che non rappresenta solo e semplice nutrimento mattutino ma anche un piacere da fare a noi stessi.

 

Pizza napoletana o romana

pizza napoletana

Tutti coloro che vivono o si sono trovati a mangiare in una pizzeria di Roma, si sono trovati davanti ad un confronto tra la pizza napoletana e la pizza romana.

Ma al di là delle preferenze personali e dei legittimi campanilismi, cerchiamo di analizzare da un punto di vista oggettivo, quali sono i punti di forza e di debolezza di entrambe le tipologie di pizze.

Quando si parla di pizza si pensa subito a Napoli che ne vanta i natali soprattutto di quella tonda classica: la pizza Margherita. A Napoli sono diverse le pizzerie che si attribuiscono l’invenzione della  Margherita: da Brandi a via Chiaia a Michele a Forcella.

La pizza napoletana è, quindi, da considerarsi la pizza classica per eccellenza, diffusa in tutta la penisola ed in tutto il mondo in migliaia di varianti tra cui spicca quella romana.

Non parliamo, ovviamente, di modi di guarnizione o gusti delle pizze, ma due diverse scuole di pensiero  in relazione alla preparazione ed al consumo di questo prodotto.

Esistono luoghi comuni da sfatare, sia per la pizza napoletana che per la pizza romana.

PIZZA ROMANA

pizza romana
pizza romana

La pizza romana ha delle caratteristiche ben precise. La pasta è molto sottile e croccante e per questo viene detta anche scrocchiarella. In tutta la capitale, se non espressamente richiesta altra tipologia, viene servita solo la pizza romana. L’impasto della pizza romana è più leggero in termini di peso di quella napoletana. La pasta ha un’idratazione al massimo del 55 % su un kg di farina nella quale viene aggiunto anche l’olio di semi per donare friabilità alla pizza. La pizza romana viene stesa con un mattarello per avere dei dischi più fini e la temperatura di cottura è più bassa (350° C) con un tempo di cottura più lungo circa 3 minuti, in maniera da far asciugare bene l’impasto e donargli la croccantezza tipica. La pizza romana viene solitamente cotta in forni elettrici, anche se si stanno diffondendo anche per questa varietà di pizza il forno a legna.

Durante la cottura bisogna fare molta attenzione ad evitare che la pasta si bruci. Infatti la pizza romana essendo molto sottile tende a cuocersi velocemente ed a fare molte bolle di aria che si possono bruciare. Qualche bruciatura è accettata ma non eccessivamente.

Un vantaggio della pizza scrocchiarella risiede nella leggerezza. Difficilmente la pizza riesce a saziare, ecco il motivo per cui viene sempre preceduta da un antipasto di fritti, quali il baccalà oppure i fiori di zucca con le alici.

PIZZA NAPOLETANA

pizza napoletana
pizza napoletana

La pizza, per i napoletani ed i campani è solo quella morbida. Non esistono altre tipologie di pizze che si possono fregiare di questo nome, per un partenopeo.

Quando si consuma la pizza napoletana si entra in un altro mondo, fatto di rituali ben precisi, di una tradizione secolare e di una attenzione al prodotto che difficilmente si ritrova altrove.

La pizza napoletana è morbida con un cornicione soffice e una consistenza tale da non permettere allo spicchio tagliato di restare dritto quando lo si prende in mano.  Esiste un preciso disciplinare registrato che la definisce e racchiude le caratteristiche del prodotto, le materie prime e le tecniche di lavorazione da utilizzare. Il disciplinare è realizzato dall’Associazione verace pizza napoletana che si occupa di diffondere nel mondo questa tipologia di pizza. L’impasto napoletano ha una percentuale di acqua più elevata che oscilla tra il 60 ed il 70 % su un kg di farina utilizzata. La maggiore idratazione dell’un impasto serve a mantenere la pizza morbida durante la cottura.

La lievitazione della pizza viene realizzata quasi sempre a temperatura ambiente con dosi di lievito rapportate alle ore di maturazione della pasta. La farina viene setacciata e fatta ossigenare per bene con tempi di lievitazione e fermentazione che variano dalle 8 alle 72 ore.

Il lievito utilizzato è tipicamente quello madre, ovvero lievito naturale ottenuto da un pezzetto di pasta già lievitata.

La cottura avviene in forni speciali, rigorosamente a legna. A Napoli è praticamente impossibile trovare una pizzeria che ha il forno elettrico che rappresenterebbe una bestemmia nel tempio della pizza. La temperatura di cottura è più elevata intorno ai 450 °C e tempistiche d’ infornata sono tra i 50 e il 90 secondi al massimo. La permanenza ridotta in forno ad alte temperature serve a mantenere la pizza morbida senza apportare la minima friabililtà: se la pizza si asciugasse troppo in forno perderebbe la sua principale caratteristica legata alla sofficità.

La  pizza napoletana non è facile da realizzare. Basta sbagliare la lievitazione, ovvero l’idratazione della pasta, oppure la tipologia di farina che perderà la caratteristica di morbidezza della pasta.

La possibile gommosità della pasta si verifica per un’eccessiva tenacità del glutine anche quando cotto a causa di un impasto che non è stato fatto riposare a dovere, ma se le tempistiche sono rispettate la gommosità non si avverte e la pizza si scioglie in bocca. L’impasto, quando ancora tenace, si stende male e complice l’utilizzo di un panetto che pesa a volte più di 250 grammi regala una pizza troppo spessa anche sulla base dove invece dovrebbe presentarsi ben più fine. La buona percentuale di acqua presente accelera il raffermamento della pasta che, se non riscaldata, può presentare una buona resistenza al morso, caratteristica presente quando si mangia una pizza fredda.

Un luogo comune da sfatare è che la pizza napoletana sia “alta”. In realtà non si può definire alta, ma soffice con una buona dose di elasticità che la rende effettivamente unica nel suo genere. La pizza napoletana riempie di più lo stomaco e difficilmente permette di consumarne una seconda. La pizza servita, calda è una vera e propria prelibatezza e nelle versioni piccole, cosiddette “a portafoglio”, viene consumata per strada dove rappresenta lo street food italiano per eccellenza.

La vera pizza napoletana si mangia solo a Napoli. Effettivamente il gusto di una pizza realizzata a Napoli è unico e quasi impossibile da ritrovare in qualsiasi altro paese al mondo. Secondo una leggenda, il gusto unico è da attribuire all’acqua della città di Napoli con la quale viene realizzato l’impasto, ovvero alle particolari condizioni climatiche e di umidità che si ritrovano solo nella capitale del Sud.

 

PIZZA NUOVE TENDENZE   

Pizza favola
Pizza favola

    

La pizza napoletana negli ultimi anni si sta portando su un livello qualitativo ancora più elevato. I più grandi pizzaioli, da Gino Sorbillo a Pepe in Grani fino ai nuovi pizzaioli esordienti come Ciccio Vitiello o Francesco Martucci, stanno promuovendo pizze realizzate con un mix di farine unico. Si può gustare a Napoli dalla pizza con farina integrale, alla pizza con farina di cacao, con tre farine, con farine di cereali, ecc.

Inoltre, è aumentata notevolmente anche la qualità degli ingredienti di guarnizione delle pizze, come utilizzo delle alici di Cetara, del pistacchio di Bronte, dei pomodori datterini, alle salsicce di maialino nero, mozzarella di bufala, pomodorini gialli ed olio, solo e sempre, extravergine di oliva.

Nuovi gusti e nuove tendenze per la pizza napoletana che la porta ad essere, sempre è comunque, la regina indiscussa delle nostre serate.

 

Insalatone in estate: pregi e difetti

insalatona

Le insalatone sono i classici cibi estivi, insieme al riso, patate, tonno ecc. In estate i piatti a base di insalatone, nelle loro varie declinazioni sono preferite per due motivi:

  1. Sono freschi e serviti solitamente a temperatura ambiente o fredda. Rappresentano, quindi, una pietanza che riesce a dare un refrigerio durante le calde giornate estive;
  2. Sono piatti leggeri e consentono di mantenere un regime alimentare controllato ed ipocalorico.

Ma è sempre vero che le insalatone sono un piatto leggere ed ipocalorico?

Non sempre, dipende da come sono composte le insalatone. Esistono versioni che hanno ben poco di ipocalorico, soprattutto se condite con olio in abbondanza a cui poi vengono aggiunti altri ingredienti, come tonno, fagioli, pomodori, ecc.

insalatone
Tabella cibi estivi fonte Corriere della sera

Nella tabella sono messi a confronto i principali piatti estivi come il vitello tonnato con maionese, l’insalata caprese, l’insalatona e il semifreddo ai lamponi.

Come evidenziato, il vitello tonnato, nonostante sia composto con soli 100 gr di vitello, contiene 560 Kcal, in quanto arricchito dalla maionese e dal tonno. Anche l’insalata caprese, molto apprezzata d’estate, contiene più di 400 Kcal, mentre una insalatona anche non molto ricca, arriva a circa 430 Kcal.

Quante volte, in una giornata trascorsa in spiaggia, optiamo per un pranzo a base di insalata di riso, insalata di patate, tonno all’insalata, insalate di carne in scatola?

Anche questi piatti possono essere molto calorici, in relazione ai condimenti e alla quantità di ingredienti. Tipicamente l’insalata di riso viene arricchita da tonno, maionese, pomodori e, talvolta, dai preparati in commercio sott’olio o sott’aceto. In base alla tipologia di condimenti scelti, quindi, siamo intorno alle 500 kcal di media.

L’insalata di patate, tipicamente, realizzata con patate lesse, origano, tonno, sale e olio, può arrivare a oltre 400 kcal.

Il tonno all’insalata viaggia sulle stesse cifre, soprattutto se si utilizza tonno in scatola all’olio di oliva (“ma tanto lo scolo” non è una giustificazione, rimane comunque impregnato di olio) e viene aggiunto ulteriore olio per condire l’intero piatto.

La carne in scatola contiene una certa quantità di grassi e di zuccheri aggiunti, oltre ad una notevole quantità di sale. Un’aggiunta di altri alimenti, che siano olive, uova, formaggio, non fa che aumentare l’apporto calorico, principalmente da grassi.

Da questa ottica è chiaro che anche se si ritiene che i piatti estivi siano ipocalorici, in realtà potrebbero non esserlo, anzi possono arrivare a compromettere una dieta, in relazione alla quantità di ingredienti.

LE INSALATONE PERFETTE

Al momento della preparazione dell’insalata conviene fermarsi un momento a pensare che tipo di piatto quell’insalata deve sostituire. Un secondo con un contorno? Bene, normalmente siamo abituati a mangiare in un unico pasto una fetta di carne + uova + mozzarella e condiamo tutto con la maionese?

Non credo (o, almeno, spero proprio di no). Quindi è palese che è impensabile sostituire un “secondo + contorno” con un insieme di più secondi piatti con condimenti che in genere non utilizziamo e pretendere che si tratti di un piatto ipocalorico.

Via libera, invece, ad una vera insalata che sia un’alternativa ad un pasto standard in cui sia presente davvero Un secondo con un contorno (ad esempio un misto di verdure crude e una scatoletta di tonno, meglio al naturale, in modo da aggiungere manualmente un cucchiaio di olio extravergine di oliva come condimento) oppure un piatto completo, come un’insalata di riso, a cui aggiungere un misto di verdure e delle scaglie di parmigiano oppure un uovo sodo.

Le patate vanno bene, ma, in quanto fonte di carboidrati, vanno a sostituire il pane o qualunque tipo di primo piatto, quindi, attenzione alle associazioni alimentari,  con le patate non vanno né riso né pasta, ma solo un secondo piatto e le verdure che, in ogni caso, devono essere sempre presenti.

Inoltre, è sempre meglio preferire alimenti freschi a quelli inscatolati, proprio per evitare grandi quantità di sale o di sostanze grasse utili alla conservazione.

Detto questo… buone vacanze e buone insalate a tutti!

Frittura di pesce: come prepararla in maniera sana

frittura

La frittura di pesce è la madre di tutte le fritture. La frittura per eccellenza è stato sempre un piatto molto controverso a livello nutrizionale.

Le povere fritture sono sempre state demonizzate nella convinzione che fanno male al fegato, fanno male ai reni, fanno ingrassare, fanno aumentare il colesterolo, ecc.

 

Ma davvero la frittura di pesce o in generale tutte le fritture fanno male?

A meno che non siano presenti situazioni patologiche a carico del fegato, del pancreas (per le quali resta sconsigliata) o casi di ipercolesterolemia non curata, una frittura “fatta bene” non solo non nuoce all’organismo, ma può addirittura stimolare il fegato a lavorare di più e meglio. La frittura  secondo quanto riportato da uno studio pubblicato dal Journal of Medicinal Food (S.Farnetti et al, Food Fried in Extra-Virgin Olive Oil Improves Postprandial Insulin Response in Obese, Insulin-Resistant WomenJ Med Food 14 (1) 2011), aumentando il metabolismo, riduce anche il carico glicemico ovvero la capacità di rilasciare zuccheri nel sangue, degli alimenti da friggere e quindi non sarebbe affatto dannosa.

 

Ovviamente tutto ciò è vero a patto che si seguono delle semplici regole.

 

Frittura: 6 consigli per mangiarla in salute

 

1) Temperatura dell’olio

Il punto di fumo è la temperatura oltre la quale un olio brucia (pirolisi). Quando si supera il punto di fumo si produce una sostanza, chiamata aldeide acrilica acroleina, tossica per l’organismo. Ogni tipologia di olio ha un proprio punto di fumo, per cui è importante sceglierne uno con un punto di fumo abbastanza alto.

frittura di pesce
frittura di pesce

 

Dalla tabella precedente viene mostrato come gli oli di semi, che comunemente sono ritenuti i “migliori” per le fritture… in realtà non lo sono affatto, avendo un punto di fumo troppo basso rispetto alle temperature di cottura. Il miglior olio è, ancora una volta, l’olio extravergine di oliva che, non solo ha un punto di fumo sufficientemente alto, ma possiede anche vitamine, acidi grassi essenziali, antiossidanti che lo rendono un ottimo alimento per l’uso quotidiano. Unico neo dell’olio di oliva è il sapore molto deciso che potrebbe alterare il sapore della frittura.

Un buon compromesso allora risiede nell’olio di arachide che presenta un punto di fumo molto alto (180 gradi) ed ha un sapore non molto forte.

 

2) Mantenere la temperatura costante

Per mantenere la temperatura al di sotto del punto di fumo è consigliabile non superare i 180 °C ed è importante che essa rimanga costante. Quindi, evitiamo, quindi, di alzare in continuazione il coperchio durante la cottura e mettiamo in padella alimenti non freddi, quindi assolutamente non congelati, ma a temperatura ambiente. Un improvviso abbassamento di temperatura può provocare l’imbibizione dell’olio da parte dell’alimento. E’ importante che questo non avvenga, perché solo con una temperatura elevata e costante si viene a creare una barriera lipidica tra la superficie dell’alimento e lo strato di olio che possa, contemporaneamente, ostacolare l’ingresso del grasso nel cibo e preservare i nutrienti. Se la frittura rispetta questa regola, otterremo un’ottima pietanza fritta con una crosticina croccante (e non bruciata) sulla superficie.

La temperatura, nella frittura va sempre misurata. A meno che non si usa una friggitrice elettrica che ha già un termometro integrato, esistono in commercio dei termometri da cucina che vanno immersi nell’olio. Al raggiungimento del punto di fumo, la padella va temporaneamente tolta dal fornello ovvero vanno spenti i fornelli per poi riaccenderli quando la temperatura si abbassa troppo.

 

3) Olio sempre abbondante

Solitamente si pensa che mettendo meno olio la frittura possa essere “più leggera”. In realtà è il contrario: l’olio deve essere abbondante, gli alimenti da cuocere devono galleggiarvi all’interno. Solo così potrà formarsi la barriera lipidica che assicura l’alta qualità della frittura che stiamo preparando.

 

4) No acqua, no sale, no spezie

Gli alimenti da friggere devono essere sempre asciutti. La presenza di acqua o di umidità impedisce la formazione della crosticina croccante che garantisce la salubrità della frittura, mentre il sale e le altre spezie, se aggiunti durante la cottura, possono alterare oli e grassi. Le spezie possono, però, essere aggiunte a fine cottura per dare quel tocco in più al nostro gustoso piatto.

 

5) Attenzione alla padella

Non utilizziamo padelle in alluminio, in rame o in ferro, perché potrebbero, con l’alta temperatura e se “non proprio nuove” rilasciare nell’olio sostanze nocive. Meglio utilizzare una friggitrice, creata ad hoc, o, l’ideale, una padella wok.

 

6) Togliere l’olio in eccesso

Abbiamo rispettato tutte le regole ed abbiamo preparato una frittura perfetta? Per chiudere in bellezza lasciamo qualche minuto la frittura avvolta nella carta paglia, in modo da eliminare l’olio superfluo rimasto sulla superficie dei nostri alimenti dopo la cottura.

Con queste semplici regole, possiamo mangiare una ottima frittura di pesce o altri prodotti, in maniera sana e salutare stando sempre attenti a non esagerare!

 

 

Condimenti: sale, olio e spezie a dieta

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I condimenti sono uno degli elementi di base della dieta mediterranea. L’utilizzo corretto dei condimenti è determinante per la riuscita di una dieta. Sale, olio, spezie, se utilizzati nel modo e nelle quantità giuste sono, infatti, una valido aiuto nella diminuzione di peso. Viceversa, un utilizzo sbagliato può compromettere il successo di una dieta.

Anzitutto bisogna conoscere le varie tipologie di condimenti e gli effetti sia sull’organismo che nell’ambito di un regime alimentare ipocalorico.

In questo video verranno illustrati i diversi condimenti ed il loro corretto utilizzo per dimagrire.