Colazione esagerata

colazione esagerata

Colazione esagerata? Sembra proprio che sia possibile eccedere, almeno a colazione. Il pranzo o la cena sono molto importanti, ma la colazione è il pasto più importante della giornata.

Una ricerca effettuata dall’Università di Tel Aviv, effettuata su un campione di uomini e donne con problemi di obesità e diabete ha, infatti, dimostrato che la colazione incide meno degli altri pasti sull’incremento di peso.

Gli scienziati hanno condotto la ricerca dividendo il campione in due gruppi: il primo a cui è stata fornita una dieta che includeva una colazione abbondante ed il secondo con una dieta che prevedeva una colazione modesta con un numero di pasti giornalieri più elevato. Entrambe le diete, con la colazione sostanziosa e leggera, prevedevano lo stesso apporto calorico giornaliero. Quindi, mentre il primo gruppo aveva una colazione con apporto calorico più elevato e gli altri pasti con meno calorie, il secondo gruppo aveva una dieta a base di una colazione più leggera e gli altri pasti della giornata più abbondanti.

Dopo 3 mesi, la ricerca ha evidenziato che coloro che avevano seguito la prima dieta erano dimagriti di 5 kg. Coloro che, invece, avevano una colazione più leggera ed un numero di pasti più elevato erano ingrassati di circa 1,5 kg, a parità di apporto calorico giornaliero. Anche sulla glicemia gli effetti sono stati migliori nel primo gruppo rispetto al secondo.

Lo studio effettuato ci porta a tre fondamentali considerazioni:

  1. La colazione è un pasto fondamentale, al pari, se non addirittura maggiore, del pranzo e della cena;
  2. Il metabolismo cambia in continuazione nell’arco della giornata in risposta a stimoli ormonali e un elemento chiave viene rivestito dal cortisolo; (vedi articolo Colazione: la buona dieta inizia la mattina)
  3. E’ importante che una dieta contenga un numero appropriato di calorie, ma ancora più importante è il cosiddetto “timing”, ovvero la suddivisione temporale nell’assunzione delle calorie e dei macronutrienti nell’arco della giornata. Un pasto con un apporto maggiore di carboidrati si smaltisce più facilmente se fatto nella prima parte della giornata, rispetto alla medesima colazione fatta di sera.

 Cioè se volessimo invertire i pasti di una dieta, scambiando tra di loro la colazione e la cena, il nostro corpo reagirebbe diversamente nei due casi, non solo per quanto riguarda il peso, ma anche lo stato di salute in generale.

Naturalmente, però, questo discorso non tiene conto di particolari situazioni (sportivi, turnisti, patologici), per cui rimane ferma la regola che ognuno necessita di direttive personali e personalizzate.

Colazione esagerata?

Le esagerazioni non sono mail salutari, in ogni caso, ma almeno per la colazione sembra sia possibile concedersi qualche strappo alle regole, a patto che rientri in un regime comunque controllato e nell’ambito di una dieta personalizzata. Buona colazione esagerata, non troppo però!

La resilienza ed il ruolo strategico del biologo nutrizionista

resilienza

Il concetto di resilienza si sta diffondendo sempre di più soprattutto nelle aree dove proliferano  (secondo il sociologo Bauman) i fenomeni di insicurezza, incertezza e precarietà.

La resilienza ha un significato mutuato dall’ingegneria che può assumere diverse accezioni a seconda dei campi in cui trova applicazione.

In generale è la capacità di un sistema di adattarsi al cambiamento. Quindi, nel campo ingegneristico è la capacità di un materiale di assorbire energia di deformazione elastica; nel campo informatico è la capacità di un sistema di adattarsi alle condizioni d’uso e di resistere all’usura in modo da garantire la disponibilità dei servizi erogati; nelle materie artistiche, infine, rappresenta la capacità dell’opera d’arte di mantenere le sue caratteristiche nel tempo.

In psicologia, la resilienza è la capacità di far fronte, con le proprie risorse a disposizione, agli eventi di tipo traumatici. Rappresenta la forza di riprendere le attività ordinarie, la capacità di poter fronteggiare situazioni contingenti e l’attitudine a reagire agli eventi per evitare di compromettere il proprio essere.

Quest’ultimo aspetto o significato della resilienza assume una particolare importanza, non solo dinanzi ad eventi traumatici, ma anche per fronteggiare eventi secondari che abbiano un impatto minore e prolungato nel tempo.

Senza voler entrare in un campo strettamente psicologico (per il quale si rinvia agli approfondimenti di settore), la resilienza rappresenta uno dei pilastri fondamentali nella strategia di diminuzione del peso.

L’evento di rilievo che bisogna fronteggiare è l’incremento di peso, ovvero la consapevolezza che il peso raggiunto non è più adatto alla proiezione del nostro io nel mondo. In altre parole, quando ci si rende conto che la nostra forma esteriore non è più coerente con la visione del nostro corpo da parte di noi stessi e della società, allora bisogna iniziare a fronteggiare questo evento.

L’evento non necessariamente è immediato, di tipo traumatico ed imprevisto, quale può essere uno shock esogeno, ma è la sua manifestazione che può essere improvvisa, traumatica ed imprevista.

Ad esempio, l’avvicinarsi della stagione estiva, con la pubblicazione sulle riviste e su altri social media di immagini con corpi statuari in costume sulle spiagge, può rappresentare una manifestazione di un disagio personale, legato alla non conformità del proprio aspetto estetico a dei canoni dettati dalla società e dalle attenuanti o aggravanti che poniamo rispetto a quei canoni. Certamente nessuno pretende di somigliare a modelle magrissime e proporzionate o uomini super palestrati, benché sia un sogno, quanto piuttosto ad un figura che parta da quel modello e che aggiunga una serie di modifiche o varianti, legate alle proprie risorse disponibili. Un esempio banale è rappresentato dal peso forma. Moltissimi programmi consentono di calcolare, banalmente, il peso forma utilizzando due o più parametri: costituzione, altezza e sesso. Nei programmi più evoluti si inseriscono anche parametri come la circonferenza del polso. L’esito del programma riporta molto spesso una tipologia di peso irraggiungibile, perché non tiene conto degli altri fattori individuali, quali la massa muscolare, l’armonia dello scheletro osseo, la massa metabolicamente attiva e la tipologia di massa grassa, sottocutanea o viscerale.

Ecco che l’evento scatenante porta alla necessità di fronteggiare il fenomeno con le proprie risorse a disposizione. Nella strategia di perdita di peso si inizia con la riduzione dell’apporto calorico, mangiando semplicemente meno. Dopo il fallimento della prima risorsa, si richiedono consigli a parenti ed amici per poi, successivamente, affidarsi ad informazioni ottenute da riviste e internet.

Le risorse, in tal caso, sono certamente esterne, mentre la risorsa interna è caratterizzata dalla capacità di reagire, rispettando le indicazioni ottenute.

L’ultima risorsa esterna, quando tipicamente sono fallite tutte le altre, è rappresentata dal professionista, sia esso medico o biologo nutrizionista.

Il supporto di un professionista dell’alimentazione, medico o biologo nutrizionista, consente, quindi, di migliorare notevolmente la resilienza nella riduzione del peso, sia perché fornisce indicazioni scientifiche in relazione ai parametri oggettivi che bisogna rispettare (peso, bmi, massa muscolare, attività fisica, predisposizioni genetiche), sia perché consente di ottimizzare le risorse interne a disposizione per il raggiungimento dell’obiettivo, evitando, quindi, fenomeni di frustrazione che possono essere molto pericolosi.

Il biologo nutrizionista stimola maggiormente le risorse a disposizione e la capacità di fronteggiare la riduzione di peso in maniera efficiente, efficace ed in maniera corretta.

Il supporto del professionista assume, quindi, un ruolo di facilitatore, di potenziamento e di canalizzatore della resilienza nella strategia di riduzione del peso.

 Come migliorare la resilienza?

La resilienza può essere migliorata e rafforzata costantemente con alcune pratiche. La prima è la consapevolezza del proprio corpo e delle proprie risorse che, inevitabilmente, comporta il non tentare di riconquistare una mitica forma originaria, ideale o da copertina di riviste. Fondamentale è, quindi, riuscire a dare una corretta visione della forma fisica individuale attraverso un nuovo e più forte equilibrio tra il nostro io interiore e la proiezione dello stesso nel mondo.

Un equilibrio che, evidentemente, cambia con il trascorrere del tempo, con un diverso modello di società in cui viviamo e con una diversa percezione del mondo. Ecco che la resilienza si rafforza con una costante capacità di adattamento ai cambiamenti della natura ed una accettazione di tali cambiamenti.

Quindi, necessariamente, il punto di partenza è affrontare ogni situazione con una sorta di umiltà, di predisposizione alla accettazione dei propri limiti e delle proprie risorse.

Il ruolo del biologo nutrizionista è importante, in quanto interviene su due fronti:

  • Nella corretta misurazione delle risorse disponibili per affrontare il dimagrimento;
  • Nel corretto approccio alla strategia di dimagrimento con la definizione di un obiettivo che sia coerente con le caratteristiche fisiche del paziente.

La definizione dell’obiettivo di dimagrimento da parte del biologo nutrizionista migliora, in definitiva, la resilienza nella misura in cui consente la precisa individuazione dei parametri fisici e delle misurazioni oggettive coerentemente con l’anatomia della persona e consente di determinare la corretta strategia di dimagrimento.