Nutrigenetica e dieta del dna

dna stile di vita

Nel DNA di ciascuno di noi è presente il proprio, personale, unico, stile di vita. Lo stile di vita è il complesso di abitudini, gusti, preferenze che governano il nostro modo di vivere.

Rientra, quindi, negli stili di vita, la quantità di cibo che ingeriamo giornalmente, i tempi e gli orari in cui mangiamo, la tipologia di cibo che consumiamo. Nello stile di vita, rientra anche la tendenza a consumare il cibo in casa o fuori casa, il cornetto e cappuccino al bar, l’attività fisica giornaliera, il consumo di alcol ecc.

Lo stile di vita dipende da due fattori: esogeni ed endogeni. I fattori esogeni sono quelle pressioni esterne che ci condizionano nel vestire, nel mangiare, nel fare sport. Ad esempio: i giornali, la televisione, la famiglia, gli amici, i videogames, la città in cui si abita, le amicizie, ecc.

Nei fattori endogeni rientrano invece quei caratteri che fanno parte di noi e del nostro organismo, ovvero delle informazioni che sono scritte nel nostro DNA.

Mentre possiamo intervenire sui fattori esogeni dello stile di vita, cambiando il nostro modo di essere e di vivere, difficilmente possiamo cambiare, nel breve periodo, i fattori endogeni.

La nutrigenetica nell’analisi dei fattori endogeni (DNA).

Di recente si pone sempre più l’attenzione verso la “nutrizione personalizzata”. Le tendenza, quindi, non è solo incidere attraverso un piano di dimagrimento sui fattori esogeni del proprio stile di vita, ma tenere conto anche dei fattori endogeni, ovvero dei geni. Quindi, non solo una dieta adatta ad un singolo individuo in base al proprio stile di vita e alle proprie esigenze, ma una nutrizione basata sulle  “predisposizioni genetiche”: la nutrigenetica.

Predisposizioni genetiche: cosa sono?

Il nostro organismo è composto da geni, che differiscono da un individuo all’altro e ci differenziano l’un l’altro. Nel nostro DNA c’è scritto cosa siamo e cosa, con una certa probabilità, possiamo diventare. Non è detto che avvenga davvero, ma questo dipende dal nostro stile di vita e di alimentazione, che permettono a questi geni di esprimersi o meno. La nutrigenetica lavora proprio su questo.

Come funziona la nutrigenetica

Molti di noi sono intolleranti al lattosio. A queste persone manca, del tutto o parzialmente, l’enzima che digerisce il lattosio. Chi possiede questa variante genetica, probabilmente, avrà problemi a digerire alimenti con il lattosio.

Alcuni non possono bere caffè nel pomeriggio, altrimenti hanno difficoltà ad addormentarsi di sera. Alcuni digeriscono poco la  carne o altri alimenti specifici. Altri, pur bevendo caffè alle 2 di notte, al momento di mettere la testa sul cuscino, crollano. Come mai? C’è chi è più sensibile alla caffeina e al suo potere energizzante, per cui la sua assunzione può portare uno stato di agitazione o influire sulla pressione arteriosa. Anche questa è una valutazione nutrigenetica, che si può fare attraverso un semplice esame del DNA. Il test del DNA, consentono quindi di avere poter elaborare una strategia alimentare, di dimagrimento o anche di tipo sportivo, che tenga conto anche dei fattori endogeni.

Sport, patologie e dimagrimento

Attraverso il test del DNA, si può analizzare la reazione ad un certo tipo di attività fisica, la predisposizione a sviluppare stress ossidativo, la capacità di recupero muscolare, quanto si possa perdere peso facendo sport. Si può conoscere la predisposizione a sviluppare patologie correlate al metabolismo del glucosio (e, quindi, la predisposizione al diabete). Conoscere la probabilità di andare incontro a problemi di colesterolo e trigliceridi. I nostri geni possono dirci con che facilità perdiamo peso con una dieta ipocalorica o possiamo riprenderlo dopo averla finita. Si può anche sapere se metabolizziamo meglio carboidrati, grassi o proteine, in modo da poter indirizzare una dieta per ottimizzarne i risultati.

La nutrigenetica è il presente ed il futuro della nutrizione e della dieta. La vera sfida, oggi, non si limita solo alla perdita di peso, ma all’elaborazione di una dieta che guida lo sviluppo dell’organismo e la crescita cellulare. La dieta genetica consente, quindi, di potere influenzare i fattori endogeni dello stile di vita.

Obiettivo è quello di elaborare un piano alimentare per raggiungere uno stato di salute ottimale. La dieta del dna consente quindi di raggiungere il giusto peso ed i corretti comportamenti che consentono di vivere a lungo.

Colazione: la buona dieta inizia la mattina

colazione

La colazione a dieta è uno dei fattori che può decretare il successo o meno di un piano di dimagrimento. La colazione, in verità, riveste sempre un ruolo fondamentale tra i pasti di una giornata.

Essendo il primo pasto della giornata è quello che deve dare la carica e l’energia per avviare al meglio tutte le attività giornaliere. Purtroppo, però, molto spesso, la colazione è relegata al solo caffè. I motivi sono diversi dalla fretta, alla presenza di bambini in casa a cui badare per mandarli a scuola, alla sonnolenza che scoraggia dal mettersi ai fornelli.

Fisiologia della colazione

La colazione dovrebbe generare un apporto calorico pari al 15/20% del fabbisogno giornaliero. I nutrienti a colazione consentono di aumentare il metabolismo, garantendo un livello di zuccheri adeguato ad un lavoro muscolare efficiente sia di tipo sportivo che non sportivo. Inoltre, la colazione garantisce il corretto nutrimento cellulare anche del cervello, innalzando quindi il livello di risposta e di attenzione che, soprattutto la mattina, è fondamentale per coloro che escono di casa per andare al lavoro con l’automobile o con la bicicletta.

Colazione meglio a casa o al bar?

Indubbiamente il luogo ideale per fare colazione è a casa, dove è possibile programmare la tipologia e la quantità di alimenti, sulla base del proprio piano alimentare, sia esso ipocalorico o meno. Gli sportivi, ad esempio hanno bisogno di una colazione dedicata e specifica che difficilmente può essere organizzata fuori casa o al bar. Inoltre a casa, la colazione ha una durata tipicamente più lunga che consente

Quando non si fa colazione a casa, si cade nell’errore opposto, comunissimo in Italia: la colazione al bar con cornetto e cappuccino. Comoda, gustosa, magari fatta in compagnia dei colleghi.

In effetti nel nostro Paese la colazione risente molto delle abitudini culturali instauratesi negli anni, forse proprio per assecondare questa comodità: la colazione deve essere dolce, spesso anche iper-dolce.

La colazione all’estero

Molti di noi inorridiscono al pensiero delle colazioni che fanno all’estero, a base di uova, bacon, prosciutto, formaggio. Ma è davvero lo stile alimentare che ci fa paura o il pensiero di mettere fuori pentole, piatti, posate e passare del tempo a preparare piatti con più pietanze?

Il nostro riferimento (salvo casi particolari), generalmente è la Dieta Mediterranea, un po’ per tutti. Ai tempi di Ancel Keys non esisteva la zuppa di latte con un croissant alla crema di nocciole. Esistevano alimenti molto più semplici, che era consigliato assemblare in uno stesso pasto al fine di rendere il piatto un PIATTO COMPLETO, ovvero comprensivo di tutti i macronutrienti: carboidrati, proteine, grassi, senza eccessivi sbilanciamenti verso una componente rispetto ad un’altra.

Quindi cornetto e cappuccino non solo l’unica possibilità di colazione.

Colazione: ecco cosa mangiare

Sono diversi gli alimenti che si possono consumare a colazione ecco una piccola rassegna dei prodotti più comuni.

LATTE: ottimo alimento, di per sé già comprendente tutti e tre i macronutrienti, ma non adatto a tutti. Sono alte le percentuali degli intolleranti al lattosio (non perché ci sia qualche massonico complotto che tende ad aumentarli, ma semplicemente perché oggi più persone si sottopongono ai test diagnostici) oppure di chi ha disturbi gastrointestinali che impediscono di metabolizzarlo.

CAFFE’: Per molti è come la benzina in auto, senza non si parte. Va bene, può rimanere, ma considerando che se si hanno problemi di ipertensione o problemi gastrici (ernia iatale, reflusso gastroesofageo, gastrite, ecc) allora bisogna evitarlo e, se proprio non se ne può fare a meno, si può optare per le varianti decaffeinate.

TE’: Spesso un compromesso per chi non beve latte. Ottimo alimento, ma valgono le stesse avvertenze date per il caffè, a meno che non si preferisca un tè deteinato.

BEVANDE VEGETALI: Non solo una scelta vegana, ma anche qui andiamo in un’alternativa al latte vaccino per chi non può/non vuole consumarlo. Ottima scelta anche qui, meglio, però, scegliere i prodotti non aggiunti di zucchero e integrati con calcio.

YOGURT: Più sbrigativo, spesso tollerato da chi non tollera il latte così com’è. Attenzione allo “yogurt magro”, probabilmente sarà prodotto con latte parzialmente o totalmente scremato, il che abbassa notevolmente la quantità di grassi in esso contenuti, ma se “ha un sapore” (che sia alla frutta o che sia alle creme di nocciola/caffè/vaniglia/ecc), contiene molti zuccheri. Preferibile lo yogurt bianco naturale, non dolce, meglio ancora se greco, a basso contenuto di grassi (ma in alcuni casi i grassi dello yogurt sono addirittura consigliati), a basso contenuto di carboidrati e leggermente più proteico di quello “normale”. Eventualmente non dovesse piacere il sapore naturale è preferibile aggiungere dei pezzi di frutta fresca o frutta secca o semi.

BISCOTTI: Prodotti che hanno avuto un successo straordinario nell’industria alimentare. Ma purtroppo ricchi, a seconda del tipo, di latte (ulteriore), zucchero, grassi, farine raffinate, ecc. Ultimamente fioccano le varianti “senza”, senza zucchero, senza latte, senza burro, senza uova, senza lievito, facendo passare il messaggio che siano “dietetici”, “light”. Non esistono biscotti “light”. Esistono scelte più sane.

FETTE BISCOTTATE E MARMELLATA: La fetta biscottata sembra l’alimento che salva dal pane. Molto spesso utilizzate anche a pranzo o a cena al posto del consueto pane, nell’illusione che siano più “light” (e finiamo sempre lì). Ma ragioniamo: il pane è fatto con acqua, farina, lievito, sale. La fetta biscottata è fatta di acqua, farina, lievito, sale, zucchero (di vari tipi), grassi idrogenati, conservanti, molto spesso anche uova, burro, latte (ancora). Come può essere più “light” del pane?

Per la marmellata…può andar bene. Se la facciamo in casa ancora meglio, magari utilizzando solo gli zuccheri della frutta, senza aggiungere conservanti. Certo, si manterrà per un tempo inferiore alla marmellata confezionata, ma ne guadagnerà il gusto.

Colazione internazionale

PANE: Ottima scelta, meglio ancora se con farine integrali, farina di segale, ai cereali, non raffinate, ecc. Se tostato è ancora più digeribile. Inoltre è un alimento jolly, può essere utilizzato sia per le colazioni dolci che salate.

FRUTTA SECCA: Ottimi alimenti per fornire l’energia di partenza per la nuova giornata. Nello yogurt, come già accennato, ma non solo. Come il pane, la frutta secca può essere utilizzata anche per scelte salate.

UOVA: uno degli alimenti che ci fa inorridire. Niente paura, è solo un uovo! Ricco di proteine (albume) e anche di grassi (tuorlo), associato ad una fonte di carboidrati è un’ottima colazione.

BACON, AFFETTATI, FORMAGGI STAGIONATI: Non sono l’optimum dell’alimentazione, ma sono comunque una buona fonte proteica, associati nel modo giusto possono offrire una colazione ben bilanciata. Anche se consigliata prevalentemente a chi pratica sport.

VERDURE: Anche qui andiamo su una scelta un po’ insolita per le nostre latitudini. Ma i miei nonni abitualmente facevano colazione con i broccoli e le cime di rapa (con il piccolo particolare che amavano soffriggerli in litri di olio da affumicare tutto il palazzo). Una grigliata di verdure miste, magari unita ad un hummus di legumi, un cucchiaino di olio EVO e una fetta di pane tostato dà una bella carica.

CARNE, PESCE: In molti casi è possibile andare direttamente sui secondi piatti. Magari perché è avanzato qualcosa della cena o perché si hanno orari particolari per cui la giornata è suddivisa in orari diversi dallo “standard” o semplicemente per gusto. Non c’è nulla di male. Associamo ad un contorno di verdure e una fetta di pane tostato e il pasto completo è servito.

Colazione ideale

Di scelte per la colazione ne possono esistere tante altre, mi sono limitate a quelle più semplici da immaginare e magari da preparare, ma l’importante è non saltare questo pasto. Perché?

Perché mi capitano spesso pazienti che saltano la colazione, magari la limitano al classico caffè, poi arrivano in ufficio e, presi dai morsi della fame prendono junk food, in rosticceria, al bar o nei quasi sempre deleteri distributori automatici ormai presenti ovunque.

Tante volte questo tipo di “spuntino” (se così si può chiamare) ostacola il pranzo, che viene anch’esso bypassato e che mette le basi per riproporre nel pomeriggio la stessa scena del mattino.

Si innesca, così, una reazione a catena che, nel tempo, nuoce alla salute, prima ancora che alla linea.

La durata della colazione

Non esiste una durata standard della colazione, ma certamente bisogna dedicargli il giusto tempo per poter trarne al massimo i benefici. Quindi, evitiamo colazioni fugaci, consumate in piedi e rapidamente. Meglio mettersi seduti anche solo 5 minuti, gustando la colazione con un po’ di musica o guardando il telegiornale. Meglio evitare di leggere giornali, tablet e smartphone mentre si fa colazione, al fine non distrarsi da un momento che non rappresenta solo e semplice nutrimento mattutino ma anche un piacere da fare a noi stessi.

 

La resilienza ed il ruolo strategico del biologo nutrizionista

resilienza

Il concetto di resilienza si sta diffondendo sempre di più soprattutto nelle aree dove proliferano  (secondo il sociologo Bauman) i fenomeni di insicurezza, incertezza e precarietà.

La resilienza ha un significato mutuato dall’ingegneria che può assumere diverse accezioni a seconda dei campi in cui trova applicazione.

In generale è la capacità di un sistema di adattarsi al cambiamento. Quindi, nel campo ingegneristico è la capacità di un materiale di assorbire energia di deformazione elastica; nel campo informatico è la capacità di un sistema di adattarsi alle condizioni d’uso e di resistere all’usura in modo da garantire la disponibilità dei servizi erogati; nelle materie artistiche, infine, rappresenta la capacità dell’opera d’arte di mantenere le sue caratteristiche nel tempo.

In psicologia, la resilienza è la capacità di far fronte, con le proprie risorse a disposizione, agli eventi di tipo traumatici. Rappresenta la forza di riprendere le attività ordinarie, la capacità di poter fronteggiare situazioni contingenti e l’attitudine a reagire agli eventi per evitare di compromettere il proprio essere.

Quest’ultimo aspetto o significato della resilienza assume una particolare importanza, non solo dinanzi ad eventi traumatici, ma anche per fronteggiare eventi secondari che abbiano un impatto minore e prolungato nel tempo.

Senza voler entrare in un campo strettamente psicologico (per il quale si rinvia agli approfondimenti di settore), la resilienza rappresenta uno dei pilastri fondamentali nella strategia di diminuzione del peso.

L’evento di rilievo che bisogna fronteggiare è l’incremento di peso, ovvero la consapevolezza che il peso raggiunto non è più adatto alla proiezione del nostro io nel mondo. In altre parole, quando ci si rende conto che la nostra forma esteriore non è più coerente con la visione del nostro corpo da parte di noi stessi e della società, allora bisogna iniziare a fronteggiare questo evento.

L’evento non necessariamente è immediato, di tipo traumatico ed imprevisto, quale può essere uno shock esogeno, ma è la sua manifestazione che può essere improvvisa, traumatica ed imprevista.

Ad esempio, l’avvicinarsi della stagione estiva, con la pubblicazione sulle riviste e su altri social media di immagini con corpi statuari in costume sulle spiagge, può rappresentare una manifestazione di un disagio personale, legato alla non conformità del proprio aspetto estetico a dei canoni dettati dalla società e dalle attenuanti o aggravanti che poniamo rispetto a quei canoni. Certamente nessuno pretende di somigliare a modelle magrissime e proporzionate o uomini super palestrati, benché sia un sogno, quanto piuttosto ad un figura che parta da quel modello e che aggiunga una serie di modifiche o varianti, legate alle proprie risorse disponibili. Un esempio banale è rappresentato dal peso forma. Moltissimi programmi consentono di calcolare, banalmente, il peso forma utilizzando due o più parametri: costituzione, altezza e sesso. Nei programmi più evoluti si inseriscono anche parametri come la circonferenza del polso. L’esito del programma riporta molto spesso una tipologia di peso irraggiungibile, perché non tiene conto degli altri fattori individuali, quali la massa muscolare, l’armonia dello scheletro osseo, la massa metabolicamente attiva e la tipologia di massa grassa, sottocutanea o viscerale.

Ecco che l’evento scatenante porta alla necessità di fronteggiare il fenomeno con le proprie risorse a disposizione. Nella strategia di perdita di peso si inizia con la riduzione dell’apporto calorico, mangiando semplicemente meno. Dopo il fallimento della prima risorsa, si richiedono consigli a parenti ed amici per poi, successivamente, affidarsi ad informazioni ottenute da riviste e internet.

Le risorse, in tal caso, sono certamente esterne, mentre la risorsa interna è caratterizzata dalla capacità di reagire, rispettando le indicazioni ottenute.

L’ultima risorsa esterna, quando tipicamente sono fallite tutte le altre, è rappresentata dal professionista, sia esso medico o biologo nutrizionista.

Il supporto di un professionista dell’alimentazione, medico o biologo nutrizionista, consente, quindi, di migliorare notevolmente la resilienza nella riduzione del peso, sia perché fornisce indicazioni scientifiche in relazione ai parametri oggettivi che bisogna rispettare (peso, bmi, massa muscolare, attività fisica, predisposizioni genetiche), sia perché consente di ottimizzare le risorse interne a disposizione per il raggiungimento dell’obiettivo, evitando, quindi, fenomeni di frustrazione che possono essere molto pericolosi.

Il biologo nutrizionista stimola maggiormente le risorse a disposizione e la capacità di fronteggiare la riduzione di peso in maniera efficiente, efficace ed in maniera corretta.

Il supporto del professionista assume, quindi, un ruolo di facilitatore, di potenziamento e di canalizzatore della resilienza nella strategia di riduzione del peso.

 Come migliorare la resilienza?

La resilienza può essere migliorata e rafforzata costantemente con alcune pratiche. La prima è la consapevolezza del proprio corpo e delle proprie risorse che, inevitabilmente, comporta il non tentare di riconquistare una mitica forma originaria, ideale o da copertina di riviste. Fondamentale è, quindi, riuscire a dare una corretta visione della forma fisica individuale attraverso un nuovo e più forte equilibrio tra il nostro io interiore e la proiezione dello stesso nel mondo.

Un equilibrio che, evidentemente, cambia con il trascorrere del tempo, con un diverso modello di società in cui viviamo e con una diversa percezione del mondo. Ecco che la resilienza si rafforza con una costante capacità di adattamento ai cambiamenti della natura ed una accettazione di tali cambiamenti.

Quindi, necessariamente, il punto di partenza è affrontare ogni situazione con una sorta di umiltà, di predisposizione alla accettazione dei propri limiti e delle proprie risorse.

Il ruolo del biologo nutrizionista è importante, in quanto interviene su due fronti:

  • Nella corretta misurazione delle risorse disponibili per affrontare il dimagrimento;
  • Nel corretto approccio alla strategia di dimagrimento con la definizione di un obiettivo che sia coerente con le caratteristiche fisiche del paziente.

La definizione dell’obiettivo di dimagrimento da parte del biologo nutrizionista migliora, in definitiva, la resilienza nella misura in cui consente la precisa individuazione dei parametri fisici e delle misurazioni oggettive coerentemente con l’anatomia della persona e consente di determinare la corretta strategia di dimagrimento.

 

Pasti fuori casa per mantenersi in forma

pasti

I pasti fuori casa sono la croce e delizia per coloro che amano stare in forma. E’ sempre molto complicato mangiare fuori casa e contemporaneamente seguire uno stile alimentare specifico, magari finalizzato proprio al dimagrimento. Non sempre il cibi cucinati da ristoranti, pizzerie e tavole calde rispettano i canoni rigidi di un piano alimentare, quindi, bisogna fare sempre molta attenzione alle quantità e qualità dei cibi che si consumano all’esterno delle mura domestiche.

Gestione dei pasti

Il video mostra dei consigli su come affrontare  e gestire la dieta durante la giornata lavorativa, quando non è possibile fare ritorno a casa per pranzo o per cena e come organizzare gli spuntini quando siamo in compagnia.

Vino e birra a dieta

vino e birra a dieta

Il consumo di vino e birra durante una dieta desta sempre molti dubbi. In generale il consumo di alcolici e superalcolici viene sempre sconsigliato durante una dieta, ma non è sempre così. Alcune tipologie di alcolici hanno delle proprietà che non vanno sottovalutate nemmeno quando si sta seguendo un regime alimentare ipocalorico.

Inoltre, durante una dieta, capita sempre di essere invitato ad una festa, ad un aperitivo, dove rinunciare alla bevanda alcolica potrebbe creare qualche problema relazionale.

Nel video viene allora descritto come comportarsi con gli alcolici a dieta e qual è il consumo accettato per non compromettere il dimagrimento.

 

Dieta: ecco i veri nemici

nemici

I veri nemici della dieta? Non sono solo i cibi.

Ho ricevuto una contributo di un mio paziente sugli ostacoli da affrontare durante un percorso dimagrante. Ovviamente sono considerazioni personali, ma possono essere un ottimo spunto di riflessione sugli aspetti psicologici di una dieta, sia per colui che la segue sia per coloro che in qualche modo ne vengono a contatto, anche indiretto, di un percorso di dimagrimento.

“Intraprendere una nuova dieta o riprenderne una è sempre un momento molto delicato. E’ indispensabile la consapevolezza di dover perdere peso a cui si deve, necessariamente, accompagnare la volontà di farlo. E’ fondamentale, inoltre, individuare la strategia giusta, scegliendo tra un set di alternative quella più efficace e che più si adatta alle proprie abitudini. Successivamente, trovare il tempo per farsi visitare da una nutrizionista alla quale raccontare tutte le nostre debolezze, le insicurezze i nostri difetti fisici. Infine, acquisita la dieta, è necessario cambiare le nostre abitudini e riorganizzare il frigorifero e la spesa per poter attuare il piano alimentare ricevuto.

Ecco che le difficoltà sono tantissime ed in questo percorso è quanto mai fondamentale trovare il conforto e l’incoraggiamento di un amico o un parente.

Ed invece, i peggiori nemici della dieta sono proprio loro, parenti, amici e colleghi.

Sempre la solita storia. Basta dichiarare che si sta a dieta e iniziano i sabotaggi da parte dei nemici.

Ebbene si i primi, unici e veri sabotatori delle diete sono i parenti da quelli più vicini, come nonni, fratelli, sorelle e genitori a quelli più lontani come zii, cugini.

Ogni pranzo o cena o spuntino, che dovrebbe rispettare il piano alimentare individuato dalla nutrizionista, diventa una guerra psicologica, dove ognuno ti invita a mangiare un qualsiasi cibo proibito.

All’offerta di tentazioni, tipicamente si aggiunge anche lo scherno, anche sottile, velato, subdolo con il quale l’interlocutore ti fa presente che non serve a nulla la dieta e che cambiare è inutile perché stai bene come sei.

Inoltre, bisogna affrontare e gestire le feste, i compleanni ed i ritrovi con amici che sono un vero imbuto infernale, dove bisogna resistere a tutti i costi, cercando contemporaneamente di non sembrare maleducato e non far offendere, ad esempio, il festeggiato.

Una vera guerra che, molto spesso, chi si mette a dieta perde inesorabilmente, con sommo dispiacere suo e un finto dispiacere di tutti gli altri.

Molte sono le ragioni che spingono i sabotatori ad accanirsi contro la persona a dieta, ma fondamentalmente la motivazione principale è una: l’invidia. Invidia che qualcun altro stia provando a cambiare, a migliorare il proprio aspetto fisico a migliorare la propria condizione fisica e sociale. Invidia nel coraggio di intraprendere un percorso tortuoso e lungo, invidia nel verificare che si stanno ottenendo i primi risultati. Ecco è solo invidia e lo conferma il fatto che se, invece, dichiari di essere a dieta per motivi di salute, una dieta, quindi, imposta da un medico, nessuno si permette di effettuare sabotaggi perché, in quel caso prevale un altro sentimento la pena.

Per i parenti, invece, la motivazione principale è la sopravvalutazione dell’aspetto fisico ed la conseguente non necessità della dieta, il vecchio detto è sempre attuale: ogni scarrafon’è bello a mammà soja!”

Nemici: Consigli dell’esperto

Credo che le motivazioni siano fondate, anche se la generalizzazione, soprattutto in campo piscologico ed emotivo non è quasi mai corretta, perché concorrono una molteplicità di fattori davvero elevata, ma di questo lascio l’analisi agli specialisti della materia.

Posso solo suggerire qualche possibile strategia di difesa.

Sicuramente, concentrarsi sui risultati che si stanno ottenendo consente di rafforzare la nostra corazza psicologica. Ricordarci, appuntandosi sullo smartphone il peso e la sua diminuzione aiuta tantissimo.

In occasione delle feste in famiglia o le uscite tra amici, quando viene offerto cibo “proibito” giocare di anticipo non solo attraverso il classico “No Grazie”, ma aggiungendo una richiesta di aiuto e collaborazione.

Prima di andare ad una festa, sarebbe meglio mangiare a casa, secondo il piano alimentare concordato, in maniera da non cedere alle tentazioni a causa della sensazione di fame

Infine, ricordare sempre le ragioni ultime per le quali si è deciso di dimagrire: per stare in salute, per sentirsi più belli, più a proprio agio. Essere sempre consapevoli che gli interlocutori in quel momento sono i nostri “nemici” della dieta e come tali non vanno assolutamente assecondati.

 

 

Il migliore Nutrizionista? Ecco chi sono i più bravi.

migliore nutrizionista

Il migliore nutrizionista a Roma, Napoli o Milano, il più bravo o la più brava. Ecco una delle  richieste più frequenti che si ricercano sulla rete.. Tutti alla ricerca di una classifica, tra i migliori o i più bravi biologi nutrizionisti.

Per trovare una risposta dobbiamo, però, individuare dei criteri di selezione, senza i quali non possiamo individuare alcun termine di paragone.

Il primo criterio in assoluto è il titolo di studio.

Il settore della nutrizione è pieno di persone improvvisate e di numerose fonti di informazione. Molte diete vengono rilasciate all’interno di negozi che associano ai piani alimentari anche una serie di prodotti con prezzi molto elevati. Ecco che allora l’obiettivo non sarà tanto la salute del paziente, ma il fatturato del negozio.

I sedicenti nutrizionisti, spesso si fanno chiamare anche coach e utilizzano molto i canali social per raggiungere un numero più elevato di persone. Cercano di attrarre le persone dando l’illusione di poter far ridurre il peso anche di parecchi Kg, in poco tempo e soprattutto con poca fatica. Si riconoscono subito perché pubblicano on line delle immagini che riportano fantomatiche conversazioni con i loro pazienti nelle quali evidenziano la soddisfazione di tutti coloro che hanno seguito il loro metodo, definito spesso “programma”. Le conversazioni sono molto spesso fasulle, create ad arte utilizzando apposite applicazioni che si trovano sugli store di Apple e Android (ad esempio what’s fake). Inoltre, non illustrano mai subito il loro metodo, ma invitano a contattare in privato il coach. Difatti i loro programmi sono basati su uno schema di dieta standard che è possibile trovare anche sui giornali, ma con l’aggiunta di bibitoni definiti anche detox e prodotti vari, come barrette, infusi ecc. Il costo dei prodotti oscilla tra le 80 e le 200 euro al mese e si dividono in pacchetti. Ecco che l’obiettivo anche dei coach è, quindi, quello di vendere prodotti senza alcuna valutazione dello stato di salute del paziente e degli effetti dei bibitoni sull’organismo. I coach non hanno alcun titolo di studio valido, infatti non parlano mai di diete ma di programmi di dimagrimento.

Altro luogo con una elevata presenza di persone che elaborano diete sono le palestre. I personal trainer e gli istruttori elaborano spesso diete da affiancare all’attività fisica, senza averne né titolo né le facoltà. Non si tratta di semplici consigli, ma di veri e propri piani alimentari strutturati su 6 giorni la settimana a cui vanno associati integratori o bibitoni per raggiungere prima i risultati in termini di struttura fisica e di riduzione della massa grassa. Anche in questo caso, si evidenzia la carenza di un titolo di studio adeguato alla elaborazione di diete dei personal trainer che potrebbero portare a problemi seri di salute nel lungo periodo, tenuto conto che l’alimentazione consigliata è sempre troppo squilibrata verso le proteine con un affaticamento eccessivo di fegato e reni. Questa tipologia di diete andrebbe elaborata da professionisti esperti che dovrebbero seguire costantemente i pazienti e tenere sotto controllo lo stato di salute.

Un suggerimento: diffidate, in generale, di chi vi consegna diete o “consigli alimentari” senza intestazione, nome, firma. Significa che:

  • Non si assumono la responsabilità di ciò che vi stanno dicendo di fare;
  • Sono consapevoli di non essere autorizzati legalmente ad elaborare diete e quindi eliminano ogni prova che potrebbe ricondurre quel foglio a loro.

 

Il secondo criterio è l’aggiornamento professionale

I migliori nutrizionisti sono anche quelli che si aggiornano in continuazione, sia in relazione ai nuovi studi che la ricerca scientifica produce costantemente in questo settore sia in termini di nuovi ritrovati a supporto dell’alimentazione.

Un nutrizionista aggiornato è un ottimo indicatore di un livello elevato di capacità di inquadrare correttamente il problema e di trovare la soluzione più adatta al paziente, ai suoi obiettivi e al suo stato di salute.

 

Altro criterio è la strumentazione a disposizione

Sembra banale, ma oggi i migliori nutrizionisti non dispongono solo della classica bilancia pesapersone, ma anche di altri apparecchi molto sofisticati. Oggi una efficiente valutazione nutrizionale non si basa più solo sul peso in termini assoluti e relativi misurati con una bilancia, ma anche su altre misure come la massa grassa, la massa magra, l’analisi dello strato di grasso e della composizione dello stesso, il metabolismo basale ecc.  Quindi avere a disposizione qualche strumento in più rispetto alla classica bilancia può fare la differenza.

La rieducazione alimentare

Un bravo nutrizionista non deve soltanto far perdere peso, ma evitare il cosiddetto effetto yo-yo. Le diete non servono solo a dimagrire, ma devono essere finalizzate ad una rieducazione all’alimentazione, ovvero ad assumere la quantità e la tipologia di cibo più adatta al proprio metabolismo, tenuto conto dello stato di salute, mantenendo la corretta armonia degli elementi.

L’esperienza

Un nutrizionista che lavora da qualche anno ha una maggiore esperienza nel trattare diverse tipologie di pazienti ed ha, quindi, una capacità più elevata di individuare problemi e soluzioni.

Esistono anche altri criteri, ma con quelli elencati sarà più semplice individuare il proprio nutrizionista.

Allora chi sono i migliori nutrizionisti a Roma, Milano, Napoli? Sono quelli che con il titolo di studio, esperienza, adeguata formazione e strumentazione, elaborano diete e piani alimentari personalizzati che tengono conto anzitutto la salute dei pazienti.

 

DIETA GENETICA: Nel DNA le informazioni su cosa mangiare per dimagrire e stare in salute

dieta genetica

La dieta genetica è un piano alimentare basato sulle caratteristiche genetiche del paziente. Le diete elaborate da un nutrizionista sono, tipicamente, personalizzate, ovvero elaborate sulla base delle caratteristiche fisiche, sulle preferenze alimentari e tengono, altresì, conto anche delle patologie in corso. La dieta genetica si basa su una personalizzazione più profonda, in quanto considera anche le informazioni ottenute dal DNA del singolo paziente.

La dieta genetica o dieta del DNA viene, quindi, elaborata sulla base delle informazioni ottenute mediante un test genetico che può essere eseguito in qualsiasi laboratorio o studio medico.

Esistono anche delle soluzioni fai da te, dove il cliente, ordina il kit ed effettua direttamente a casa propria il prelievo di un campione della propria saliva, che poi provvederà a spedire al laboratorio insieme ad altre informazioni (peso, altezza, valori ematici di glicemia, colesterolo e trigliceridi e tipologia di attività fisica). Si deve segnalare che tale pratica di tipo fai da te, oltre ad essere vietata dalla normativa italiana è altamente sconsigliata, considerato i costi di questa tipologia di analisi, un errore od una contaminazione del tampone in fase di prelievo rischia di compromettere l’analisi con risultati non idonei. Meglio quindi, rivolgersi sempre ad un medico o un nutrizionista anche nella fase di prelievo del campione, in quanto in sede di prelievo e di spedizione del campione non vi è alcuna garanzia in ordine allo stato di conservazione del campione. Inoltre, il prelievo fai da te potrebbe non essere effettuato correttamente, con il pericolo di vanificare l’analisi o avere un risultato sbagliato.

Una volta acquisito il campione dal laboratorio, un genetista medico analizzerà il campione e verificherà i risultati, elaborando, quindi, il profilo genetico del paziente ed esaminando le informazioni fornite in fase di prelievo. Il genetista, sulla base dei risultati e delle informazioni ricevute, fornirà al nutrizionista tutte le informazioni necessarie alla predisposizione della dieta genetica.

Quali informazioni genetiche è possibile conoscere?

Il test genetico prevede l’analisi di diverse aree che consentono di avere informazioni utili per i seguenti settori:

Sportivo. Il test consente di conoscere a quale tipo di attività fisica si è più predisposti, la tendenza all’infiammazione muscolare, la capacità di recupero dopo uno sforzo fisico e la predisposizione alla perdita di peso con l’attività fisica.

Sensibilità ed intolleranze. Consente di scoprire intolleranze o sensibilità alimentari come la sensibilità al ferro o nichel, alla caffeina, sale o alcol, alla celichia, al lattosio.

Dimagrimento. Consente di conoscere la predisposizione al recupero del peso, la capacità di assorbimento dei carboidrati, lipidi e proteine, la risposta alla restrizione calorica e taluni fattori comportamentali.

Salute. Consente di conoscere le informazioni in ordine alle caratteristiche genetiche per poter scegliere l’alimentazione e lo stile di vita più adatti alla prevenzione di talune patologie.

 

Dieta genetica: il parere dell’esperto

La dieta genetica è una delle possibili applicazioni della nutrigenomica, con un approccio personalizzato molto profondo, rappresenta il metodo scientificamente più avanzato per la lotta al sovrappeso. I test genetici, secondo la dott.ssa Giovanna Corona Nutrizionista a Roma, sono un validissimo aiuto nella diminuzione del peso. I test però rappresentano solo uno degli strumenti validi, ma non sono la soluzione al sovrappeso. Consentono, infatti, solo di orientare meglio la dieta rispetto agli effettivi fabbisogni di nutrienti. Gli esami, mettono in evidenza delle predisposizioni del paziente che non è detto si manifestano. Le diete basate sulla genetica avranno effetti diversi a seconda degli obiettivi da raggiungere. Se l’obiettivo è dimagrire o fare sport, avere delle informazioni accurate sulle predisposizioni renderà molto più efficace un piano alimentare. Per un obiettivo finalizzato alla prevenzione di malattie, intolleranze e sensibilità sarà certamente più indicato avere informazioni in ordine alle predisposizioni che consentiranno di prevenire il manifestarsi di malattie o di ritardarne gli effetti. Ad esempio, sapere di essere predisposti all’ipercolesterolemia, consentirà di orientare l’alimentazione verso cibi con minore apporto di grassi e questo permetterà, nel lungo periodo, di prevenire la patologia oppure di ritardarne la manifestazione.

Altro esempio riguarda la malattia celiaca, patologia che ha una componente immunogenetica. Nei soggetti europei colpiti dalla malattia, nel 90% dei casi è presente una variante rispetto a due molecole. Nel 99% dei casi, chi non presenta tali varianti non svilupperà mai la patologia, mentre color che presentano le varianti della molecola, sono predisposti alla malattia, ma non è detto che la svilupperanno. Non è detto quindi che, se nel dna di un soggetto è presente, per esempio, una mutazione genetica che regola, ad esempio, il metabolismo lipidico, sia possibile attraverso l’alimentazione ad annullarne gli effetti. Sarà però certamente possibile, contenere gli effetti, ovvero ritardarne le manifestazioni. Riuscire a ritardare anche di anni una ipercolesterolemia è un ottimo risultato in termini di qualità della vita del soggetto a rischio.

I test genetici, quindi, evidenziano delle predisposizioni che non è detto si manifesteranno, in quanto la variabilità genetica è influenzata dal complessivo stile di vita di una persona, di cui l’alimentazione costituisce solo una parte. In generale, studi hanno quantificato che l’incremento del peso dipende per il 30% da fattori genetici e per il 70% dallo stile di vita. I test, quindi, danno una indicazione preziosa per il raggiungimento e mantenimento degli obiettivi di perdita di peso e, più in generale, dello stato di salute e stanno diventando uno strumento indispensabile a supporto dei medici e dei nutrizionisti.