Celiachia: attenzione ai cibi senza glutine per le persone sane

senza glutine

Il consumo di cibo senza glutine sta aumentando esponenzialmente. Si stima che circa 6 milioni di italiani si considerano affetti da questa malattia anche se risultano sani a fronte, invece, di circa 600.000 veri celiaci.

Spesso si tratta solo di una moda. Basti pensare che molte celebrities hanno dichiarato apertamente il loro stile gluten free, con la convinzione di tutelare la propria linea e la propria salute.

Ma cerchiamo di analizzare il fenomeno da un punto di vista scientifico.

Il glutine è un complesso di due proteine la glutenina e la gliadina che si trovano essenzialmente nel grano e viene utilizzato soprattutto nei prodotti da forno o aggiunto ad altre preparazioni per rendere più elastici gli impasti. L’effetto del glutine è, quindi, quello di essere un collante che dona elasticità ai composti per la preparazione di prodotti. Tale caratteristica, però, attribuisce ai prodotti contenenti glutine un livello di digeribilità più basso rispetto ai gluten free. Ecco il motivo per cui, molte persone trovano giovamento dal consumo di prodotti senza glutine.

EFFETTI DEL GLUTINE SULLA SALUTE

Chiariamo subito una cosa: “Non esistono evidenze scientifiche dei benefici di una dieta gluten free se non si è celiaci”. Gli studi scientifici stanno ampiamente dimostrando che in soggetti sani l’esclusione del glutine è inutile. Una ricerca della Columbia University, pubblicata dal British Medical Journal, ha evidenziato che la dieta gluten free non dà alcun beneficio in termini di salute del cuore se a seguirla è una persona che non soffre di celiachia. L’esclusione dal consumo del glutine in soggetti sani non riduce il rischio cardiovascolare.

E’ UTILE MANGIARE SENZA GLUTINE?

Apparentemente il consumo di prodotti gluten free ha dei vantaggi in termini di digeribilità dei prodotti, ma non bisogna trascurare il fatto che se non necessario, il consumo di questi alimenti porta a perdere qualche proteina e qualche vitamina nel proprio regime alimentare. Attenzione, però, ai prodotti da forno gluten free che per avere una consistenza simile a quelli con il glutine, vengono realizzati con aggiunta di additivi, grassi e zuccheri. Quindi, la rinuncia al glutine, in questi casi, genera un maggior apporto di zuccheri e lipidi che possono compromettere un regime alimentare.

Si aggiunge che il consumo di prodotti gluten free, proprio per la loro composizione, incide molto sull’indice glicemico. Un alimento gluten free, ha generalmente un indice glicemico maggiore, pertanto un consumo prolungato potrebbe generare rischi sulla salute da non sottovalutare. Ecco che il rapporto rischi/benefici, per le persone celiache, è giustificabile, laddove il consumo di prodotti gluten free è indispensabile, mentre per i soggetti sani, gli svantaggi potrebbero essere superiori ai benefici.

 CONSIGLI DELLA NUTRIZIONISTA

Per i soggetti sani, invece che sul consumo di prodotti gluten free, peraltro anche molto costosi, basta puntare sulla qualità degli alimenti e su un regime alimentare bilanciato. Molto spesso il problema  è che consumiamo troppi prodotti con il glutine a partire dai biscotti della prima colazione, passando per gli spuntini e le merende, alla pasta a pranzo o cena ed all’immancabile pane, presente sempre sulle nostre tavole. Ecco che un consumo eccessivo di prodotti a base di glutine, può generare difficoltà di digestione. In questi casi, basta quindi, ridurre, ad esempio, il consumo di prodotti da forno, oppure preferendo ad essi prodotti realizzati con farine integrali o aumentando il consumo di cereali integrali, che, pur contenendo ugualmente glutine, hanno un contenuto di fibre, minerali e vitamine che incidono positivamente sulla salute dell’apparato gastrointestinale.

Ovviamente, per le persone affette da questa malattia, il consumo di prodotti gluten free è indispensabile.

Dieta senza glutine: promozione settimana della celiachia

celiachia

Dal 13 al 20 maggio 2017 si terrà la terza settimana nazionale della celiachia organizzata dell’Associazione Italiana Celiachia Onlus che, dal 1979, si impegna a cambiare in meglio la vita delle persone celiache e dei loro famigliari.

Obiettivo dell’iniziativa è sensibilizzare il pubblico su una patologia che solo in Italia interessa circa 600.000 persone.

L’edizione 2017 viene incentrata proprio tema della nutrizione, rilanciando il concetto che il gluten free non è una moda, ma una vera e propria terapia.

Durante la settimana della celiachia, presso lo studio di Roma, via Antonio Baiamonti 10, tutti coloro che sono affetti da questa malattia e che prenoteranno una visita avranno una agevolazione del 30% sulle prestazioni e sulla elaborazione del piano alimentare.

Prenota qui

DIETA GENETICA: Nel DNA le informazioni su cosa mangiare per dimagrire e stare in salute

dieta genetica

La dieta genetica è un piano alimentare basato sulle caratteristiche genetiche del paziente. Le diete elaborate da un nutrizionista sono, tipicamente, personalizzate, ovvero elaborate sulla base delle caratteristiche fisiche, sulle preferenze alimentari e tengono, altresì, conto anche delle patologie in corso. La dieta genetica si basa su una personalizzazione più profonda, in quanto considera anche le informazioni ottenute dal DNA del singolo paziente.

La dieta genetica o dieta del DNA viene, quindi, elaborata sulla base delle informazioni ottenute mediante un test genetico che può essere eseguito in qualsiasi laboratorio o studio medico.

Esistono anche delle soluzioni fai da te, dove il cliente, ordina il kit ed effettua direttamente a casa propria il prelievo di un campione della propria saliva, che poi provvederà a spedire al laboratorio insieme ad altre informazioni (peso, altezza, valori ematici di glicemia, colesterolo e trigliceridi e tipologia di attività fisica). Si deve segnalare che tale pratica di tipo fai da te, oltre ad essere vietata dalla normativa italiana è altamente sconsigliata, considerato i costi di questa tipologia di analisi, un errore od una contaminazione del tampone in fase di prelievo rischia di compromettere l’analisi con risultati non idonei. Meglio quindi, rivolgersi sempre ad un medico o un nutrizionista anche nella fase di prelievo del campione, in quanto in sede di prelievo e di spedizione del campione non vi è alcuna garanzia in ordine allo stato di conservazione del campione. Inoltre, il prelievo fai da te potrebbe non essere effettuato correttamente, con il pericolo di vanificare l’analisi o avere un risultato sbagliato.

Una volta acquisito il campione dal laboratorio, un genetista medico analizzerà il campione e verificherà i risultati, elaborando, quindi, il profilo genetico del paziente ed esaminando le informazioni fornite in fase di prelievo. Il genetista, sulla base dei risultati e delle informazioni ricevute, fornirà al nutrizionista tutte le informazioni necessarie alla predisposizione della dieta genetica.

Quali informazioni genetiche è possibile conoscere?

Il test genetico prevede l’analisi di diverse aree che consentono di avere informazioni utili per i seguenti settori:

Sportivo. Il test consente di conoscere a quale tipo di attività fisica si è più predisposti, la tendenza all’infiammazione muscolare, la capacità di recupero dopo uno sforzo fisico e la predisposizione alla perdita di peso con l’attività fisica.

Sensibilità ed intolleranze. Consente di scoprire intolleranze o sensibilità alimentari come la sensibilità al ferro o nichel, alla caffeina, sale o alcol, alla celichia, al lattosio.

Dimagrimento. Consente di conoscere la predisposizione al recupero del peso, la capacità di assorbimento dei carboidrati, lipidi e proteine, la risposta alla restrizione calorica e taluni fattori comportamentali.

Salute. Consente di conoscere le informazioni in ordine alle caratteristiche genetiche per poter scegliere l’alimentazione e lo stile di vita più adatti alla prevenzione di talune patologie.

 

Dieta genetica: il parere dell’esperto

La dieta genetica è una delle possibili applicazioni della nutrigenomica, con un approccio personalizzato molto profondo, rappresenta il metodo scientificamente più avanzato per la lotta al sovrappeso. I test genetici, secondo la dott.ssa Giovanna Corona Nutrizionista a Roma, sono un validissimo aiuto nella diminuzione del peso. I test però rappresentano solo uno degli strumenti validi, ma non sono la soluzione al sovrappeso. Consentono, infatti, solo di orientare meglio la dieta rispetto agli effettivi fabbisogni di nutrienti. Gli esami, mettono in evidenza delle predisposizioni del paziente che non è detto si manifestano. Le diete basate sulla genetica avranno effetti diversi a seconda degli obiettivi da raggiungere. Se l’obiettivo è dimagrire o fare sport, avere delle informazioni accurate sulle predisposizioni renderà molto più efficace un piano alimentare. Per un obiettivo finalizzato alla prevenzione di malattie, intolleranze e sensibilità sarà certamente più indicato avere informazioni in ordine alle predisposizioni che consentiranno di prevenire il manifestarsi di malattie o di ritardarne gli effetti. Ad esempio, sapere di essere predisposti all’ipercolesterolemia, consentirà di orientare l’alimentazione verso cibi con minore apporto di grassi e questo permetterà, nel lungo periodo, di prevenire la patologia oppure di ritardarne la manifestazione.

Altro esempio riguarda la malattia celiaca, patologia che ha una componente immunogenetica. Nei soggetti europei colpiti dalla malattia, nel 90% dei casi è presente una variante rispetto a due molecole. Nel 99% dei casi, chi non presenta tali varianti non svilupperà mai la patologia, mentre color che presentano le varianti della molecola, sono predisposti alla malattia, ma non è detto che la svilupperanno. Non è detto quindi che, se nel dna di un soggetto è presente, per esempio, una mutazione genetica che regola, ad esempio, il metabolismo lipidico, sia possibile attraverso l’alimentazione ad annullarne gli effetti. Sarà però certamente possibile, contenere gli effetti, ovvero ritardarne le manifestazioni. Riuscire a ritardare anche di anni una ipercolesterolemia è un ottimo risultato in termini di qualità della vita del soggetto a rischio.

I test genetici, quindi, evidenziano delle predisposizioni che non è detto si manifesteranno, in quanto la variabilità genetica è influenzata dal complessivo stile di vita di una persona, di cui l’alimentazione costituisce solo una parte. In generale, studi hanno quantificato che l’incremento del peso dipende per il 30% da fattori genetici e per il 70% dallo stile di vita. I test, quindi, danno una indicazione preziosa per il raggiungimento e mantenimento degli obiettivi di perdita di peso e, più in generale, dello stato di salute e stanno diventando uno strumento indispensabile a supporto dei medici e dei nutrizionisti.