La dieta del velista

velista

Nella rassegna delle categorie di persone che si preoccupano dell’alimentazione c’è anche il velista. Per velista, si intende, colui che pratica la vela sia proprio come sport che come diporto, ovvero a titolo ricreativo. Durante le sessioni di allenamento o semplici uscite in barca, un momento particolare è rivestito proprio dal pranzo o dalla cena a bordo.

Cosa deve mangiare un velista?

Anzitutto specifichiamo che parliamo del velista da diporto, non un velista competitivo, perché in quest’ultimo caso, siamo dinanzi ad una vera e propria attività sportiva, per la quale l’alimentazione è da costruire ad hoc sulla singola persona, in base al livello di attività.

I fattori da considerare sono essenzialmente due:

  1. Quanto tempo si passa in mare.
  2. Com’è il tempo.

Stiamo dando per scontato che la barca sia a vela, motivo della seconda domanda. Perché se c’è un bel vento a favore la barca andrà da sé, ma saranno necessarie diverse manovre. Se il vento è contrario bisognerà lavorare molto per poter seguire una determinata rotta e, quindi, consumare parecchie energie, dovute ai diversi cambi di andatura della barca.

Ma partiamo dal primo punto: quanto tempo si passa in mare.

In genere se si fa un’uscita in barca è per passarci almeno mezza giornata o, comunque diverse ore, quindi è importante fare un buon rifornimento prima di partire e procurarsi degli spuntini da consumare a bordo. In mezzo al mare è importante avere un livello di attenzione elevato. Bisogna evitare di mangiare, sia prima che a bordo, alimenti che possano provocare sonnolenza, come i carboidrati ad alto indice glicemico.

Quindi escludiamo panini e pizze ipercalorici.

Si può fare una buona scorta energetica quando si sta ancora a terra, con il consumo di grassi buoni, come frutta secca, uno yogurt bianco naturale o, meglio ancora, greco, del salmone affumicato o carboidrati a basso indice glicemico, come cereali integrali, che rilascino energia lentamente.

Durante le ore di navigazione, invece, si può spezzare il digiuno circa ogni due ore con uno spuntino, anche in questo caso evitando alimenti “letargici”. Molto probabilmente si trascorrerà in mare l’orario del pranzo, per cui niente di meglio di una insalata semplice ma ricca di verdure crude che accompagnino un secondo piatto a base di carne o di pesce, condita con un po’ di olio extravergine di oliva e decorata con una fetta di pane integrale.

Condizioni meteo

In una situazione di difficile navigazione, con vento contrario, è necessario utilizzare molte energie per poter seguire la rotta prefissata lavorando molto alla vela. Può essere utile munirsi di spuntini extra, soprattutto a base di frutta, in modo che possano fornire energia immediata, senza influenzare il livello di attenzione.

Il pranzo o la cena, quando la barca è in porto o in rada è d’obbligo che sia a base di pesce, perché il mare non solo si vive ma si assapora.

Il pesce e i frutti di mare sono tra le migliori fonti di proteine animali, ma anche di grassi buoni e minerali. Per poter usufruire al meglio della quota di grassi buoni il pesce andrebbe consumato crudo. Le alte temperature possono deteriorarli, ma è necessario che il pesce sia stato precedentemente abbattuto a temperature molto basse per poter essere sicuri della qualità.

Ottime anche le versioni in carpaccio e in tartare. Naturalmente non è un obbligo, per cui anche una gustosa grigliata di pesce può essere nutriente e soddisfacente allo stesso tempo.

Stando in mare per molte ore al giorno… ricordatevi una buona protezione solare, una buona scorta di acqua fresca (non ghiacciata), un cappello per evitare i colpi di sole e… non buttatevi in acqua a stomaco pieno!

Buona navigata!

Aumento di peso in gravidanza

aumento peso in gravidanza

Il peso in gravidanza è uno degli aspetti più delicati da gestire.

Durante i 9 mesi di gravidanza la donna vede trasformarsi a mano a mano il suo corpo, per accogliere la nuova vita che si sta sviluppando.

Non è sempre facile accettare questi cambiamenti, tanto meno gestirli, soprattutto perché è argomento di conversazione con parenti e amici che non mancano di domandare quanti kg sono stati già acquistati o di commentare i cambiamenti fisici.

E’ vero che non tutte le gravidanze sono uguali e le donne non subiscono tutte gli stessi cambiamenti. Vale lo stesso discorso della tendenza ad ingrassare in condizioni “normali”: c’è chi mangia di più ma è più magro di chi mangia di meno.

Peso in gravidanza: Cosa dicono le linee Guida?

Nel corso della gravidanza aumenta il metabolismo basale della futura mamma e, quindi, i suoi fabbisogni energetici, essenzialmente per due motivi:

  1.  perché c’è un maggiore fabbisogno di lipidi e proteine per la costruzione dei tessuti della placenta e del feto da una parte e del tessuto adiposo ed altri tessuti della mamma (utero e ghiandole mammarie), dall’altra parte:
  2. perché l’organismo della donna richiede più energia, dovendo gestire una massa corporea maggiore del solito e comunque in via di crescita, soprattutto durante il terzo trimestre di gravidanza. L’aumento del metabolismo basale (quante kcal vengono bruciate al netto di ogni attività) durante i mesi è stimato essere del 5% nel primo trimestre, 10% nel secondo trimestre e addirittura del 25% del terzo trimestre.

Nel corso dell’ultimo secolo le teorie sull’aumento di peso in gravidanza hanno subito molte modifiche. Negli anni ’50 si cercava di prendere meno peso possibile; verso gli anni ’90 l’attenzione si è spostata dalla mamma al bambino, per cui si è posto al centro il benessere del feto (affinché non avesse un basso peso alla nascita) e la prevenzione di complicanze ostetriche; attualmente, secondo i LARN (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti), l’aumento di peso in gravidanza deve essere proporzionale al BMI (Body Mass Index o Indice di Massa Corporea) di partenza della donna e deve mantenere il bambino in buona salute.

Proprio dai LARN otteniamo una tabella che spiega gli intervalli di peso ottimale per la gestante, in base al BMI di partenza:

  • 12,5 – 18 kg nelle donne sottopeso (BMI < 18),
  • 11,5 – 16 kg nelle donne normopeso (BMI compreso tra 18 e 24,9),
  • 7 – 11,5 kg nelle donne sovrappeso (BMI compreso tra 25 e 29,9) e
  • 5 – 9 kg nelle donne obese (BMI >30).

All’interno di ogni intervallo di BMI quanto più la donna è vicina al limite inferiore tanto più i kg consentiti sono vicini al loro limite superiore. Per esempio, una donna con BMI=19 rientra nell’intervallo 11,5 – 16 kg, ma può concedersi di avvicinarsi maggiormente ai 16 kg; viceversa una donna normopeso ma con BMI=24, preferibilmente, dovrebbe mantenersi intorno ai 12 kg.

Inoltre, per le donne di età inferiore ai 20 anni e di statura inferiore ai 157 cm sono consigliati i valori tendenti all’estremo superiore degli intervalli. Nelle gravidanze gemellari mediamente è consigliato un aumento di peso di 11,5 – 16 kg.

Quindi…quanto si può mangiare?

Per rimanere nei range citati, le linee guida consigliano di non modificare nulla negli apporti nutrizionali durante il primo trimestre (periodo in cui si consiglia si non aumentare affatto di peso, anche perché la costruzione di nuovi tessuti è ancora minima), aumentare di 260 kcal/die gli apporti del secondo trimestre e di 500 kcal/die nel terzo trimestre.

…e nella realtà?

Be’, ogni linea guida deve essere sempre calata nel singolo caso. Ogni donna tende a prendere peso diversamente dalle altre, per cui, per uno studio più approfondito, è opportuno guardare anche tutto quanto c’è “intorno”: predisposizioni personali (insulino resistenza, diabete, ipertensione, dislipidemie, ecc), composizione corporea (massa grassa, massa magra, stato di idratazione), livello di attività (scarso, moderato, elevato…considerando anche se durante la gravidanza è richiesto un rallentamento o un periodo di riposo). Tutto questo significa che il numero sulla bilancia è solo un’indicazione, ma spesso non è nemmeno la principale e a volte può non essere sufficiente per comprendere cosa accade nel corpo della gestante.

E’, quindi, consigliabile rivolgersi ad un biologo nutrizionista, un dietologo o un dietista che possano effettuare una valutazione della composizione corporea, ad esempio tramite un’adipometria, per comprendere se l’aumento di peso dipende da un aumento della massa grassa o da altri fattori.

E’, comunque, da consigliare un approccio multidisciplinare tra il ginecologo o l’ostetrica di riferimento ed un nutrizionista, perché solo in questo modo si può avere una visione completa di quello che accade durante la gravidanza e si possono anche, eventualmente, prevenire future complicazioni o intervenire precocemente se si dovesse presentare qualche ostacolo.

Riferimenti bibliografici:

FAO/WHO/UNU, Report of a Joint FAO/WHO/UNU Expert Consultation. Rome: FAO Food and nutrition technical report series No. 1, 2004

LARN, Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed Energia. IV Revisione, SINU, Società Italiana di Nutrizione Umana, ottobre 2014

 

Nutrigenetica e dieta del dna

dna stile di vita

Nel DNA di ciascuno di noi è presente il proprio, personale, unico, stile di vita. Lo stile di vita è il complesso di abitudini, gusti, preferenze che governano il nostro modo di vivere.

Rientra, quindi, negli stili di vita, la quantità di cibo che ingeriamo giornalmente, i tempi e gli orari in cui mangiamo, la tipologia di cibo che consumiamo. Nello stile di vita, rientra anche la tendenza a consumare il cibo in casa o fuori casa, il cornetto e cappuccino al bar, l’attività fisica giornaliera, il consumo di alcol ecc.

Lo stile di vita dipende da due fattori: esogeni ed endogeni. I fattori esogeni sono quelle pressioni esterne che ci condizionano nel vestire, nel mangiare, nel fare sport. Ad esempio: i giornali, la televisione, la famiglia, gli amici, i videogames, la città in cui si abita, le amicizie, ecc.

Nei fattori endogeni rientrano invece quei caratteri che fanno parte di noi e del nostro organismo, ovvero delle informazioni che sono scritte nel nostro DNA.

Mentre possiamo intervenire sui fattori esogeni dello stile di vita, cambiando il nostro modo di essere e di vivere, difficilmente possiamo cambiare, nel breve periodo, i fattori endogeni.

La nutrigenetica nell’analisi dei fattori endogeni (DNA).

Di recente si pone sempre più l’attenzione verso la “nutrizione personalizzata”. Le tendenza, quindi, non è solo incidere attraverso un piano di dimagrimento sui fattori esogeni del proprio stile di vita, ma tenere conto anche dei fattori endogeni, ovvero dei geni. Quindi, non solo una dieta adatta ad un singolo individuo in base al proprio stile di vita e alle proprie esigenze, ma una nutrizione basata sulle  “predisposizioni genetiche”: la nutrigenetica.

Predisposizioni genetiche: cosa sono?

Il nostro organismo è composto da geni, che differiscono da un individuo all’altro e ci differenziano l’un l’altro. Nel nostro DNA c’è scritto cosa siamo e cosa, con una certa probabilità, possiamo diventare. Non è detto che avvenga davvero, ma questo dipende dal nostro stile di vita e di alimentazione, che permettono a questi geni di esprimersi o meno. La nutrigenetica lavora proprio su questo.

Come funziona la nutrigenetica

Molti di noi sono intolleranti al lattosio. A queste persone manca, del tutto o parzialmente, l’enzima che digerisce il lattosio. Chi possiede questa variante genetica, probabilmente, avrà problemi a digerire alimenti con il lattosio.

Alcuni non possono bere caffè nel pomeriggio, altrimenti hanno difficoltà ad addormentarsi di sera. Alcuni digeriscono poco la  carne o altri alimenti specifici. Altri, pur bevendo caffè alle 2 di notte, al momento di mettere la testa sul cuscino, crollano. Come mai? C’è chi è più sensibile alla caffeina e al suo potere energizzante, per cui la sua assunzione può portare uno stato di agitazione o influire sulla pressione arteriosa. Anche questa è una valutazione nutrigenetica, che si può fare attraverso un semplice esame del DNA. Il test del DNA, consentono quindi di avere poter elaborare una strategia alimentare, di dimagrimento o anche di tipo sportivo, che tenga conto anche dei fattori endogeni.

Sport, patologie e dimagrimento

Attraverso il test del DNA, si può analizzare la reazione ad un certo tipo di attività fisica, la predisposizione a sviluppare stress ossidativo, la capacità di recupero muscolare, quanto si possa perdere peso facendo sport. Si può conoscere la predisposizione a sviluppare patologie correlate al metabolismo del glucosio (e, quindi, la predisposizione al diabete). Conoscere la probabilità di andare incontro a problemi di colesterolo e trigliceridi. I nostri geni possono dirci con che facilità perdiamo peso con una dieta ipocalorica o possiamo riprenderlo dopo averla finita. Si può anche sapere se metabolizziamo meglio carboidrati, grassi o proteine, in modo da poter indirizzare una dieta per ottimizzarne i risultati.

La nutrigenetica è il presente ed il futuro della nutrizione e della dieta. La vera sfida, oggi, non si limita solo alla perdita di peso, ma all’elaborazione di una dieta che guida lo sviluppo dell’organismo e la crescita cellulare. La dieta genetica consente, quindi, di potere influenzare i fattori endogeni dello stile di vita.

Obiettivo è quello di elaborare un piano alimentare per raggiungere uno stato di salute ottimale. La dieta del dna consente quindi di raggiungere il giusto peso ed i corretti comportamenti che consentono di vivere a lungo.

Allenamento per dimagrire

Allenamento per dimagrire

Qualsiasi programma di dimagrimento è composto da una dieta personalizzata e dallo svolgimento di attività fisica.

L’attività fisica di base, raccomandata a tutti, è quella di fare una camminata, a passo veloce, ogni giorno, della durata minima di 40 minuti. A passo veloce, si intende ad una velocità tra i 5,5 ed i 6,5 Km/h con una pendenza minima e se possibile evitando discese.

Per coloro che invece vogliono svolgere una attività fisica in maniera più strutturata, anche a casa, devono seguire un vero e proprio programma di allenamento per dimagrire elaborato da professionisti del settore.

Il personal trainer Enzo Di Silvestro ha elaborato una scheda di allenamento per dimagrire e tonificare scaricabile, da effettuare per almeno 30 giorni.

Scheda dimagrimento (clicca qui)

Finalmente Vacanza! Ecco come rimanere in forma

Eccoci finalmente in estate e in vacanza. Sole, mare, feste, aperitivi in spiaggia, gelati, granite e tanto relax … e tutto il lavoro fatto finora per tornare in forma sembra magicamente sparire nel nulla.

Le vacanze sono sicuramente relax e spesso libertà dal cibo, dalle porzioni, dalla palestra ecc.

Per evitare di ritornare al punto di partenza è possibile seguire pochissimi consigli anche in vacanza.

Le regole del buon cibo non cambiano a luglio ed agosto, quelle lì non vanno in ferie…. Però è normale che durante la vacanza possa scapparci lo “sfizietto” che a casa avremmo facilmente evitato.

Alimentazione in vacanza: Ecco qualche consiglio utile.

  1. Mantenere sempre bilanciata e variegata l’alimentazione, prediligendo sempre alimenti freschi e naturali, rispetto a quelli elaborati e confezionati.
  2. Non esagerare mai con i condimenti che esistono per dare “quel tocco in più” al sapore, ma non per sostituire il sapore stesso.
  3. Aperitivi, merende e spuntini con moderazione. Impossibile non consumarli, ma quantomeno cercare di evitare di abbinare un gelato a metà pomeriggio con una cena sostanziosa.

 

Attività fisica in vacanza: mai senza.

Anche se per un paio di settimane si abbandona la palestra o lo sport che di norma si fa durante l’anno…non tutto è perduto!

La vacanza, sia essa al mare o in montagna è sempre caratterizzata dalla presenza di tantissime attività fisiche che consentono anche una ottima socializzazione. Una passeggiata in biciletta o una attività da spiaggia consentiranno di svolgere attività fisica senza nemmeno accorgersene e mantenendo in allenamento i muscoli ed il metabolismo.

Ecco una tabella dove sono elencate tutte una serie di attività da svolgere in vacanza per assicurarci quel movimento che ci può “perdonare” il peccatuccio di gola.

La tabella indica i consumi calorici per un’ora di attività, quindi, non bastano due passaggi a racchettoni e 10 minuti di bicicletta per compensare un gelato od un happy hour.

Buone vacanze in movimento.

 

Restare in forma in vacanza
Mantenersi in forma

ANGURIA: Finalmente è estate!

anguria

L’estate è sole, mare e …. Anguria. Uno dei frutti più rappresentativi della bella stagione è proprio lei, l’anguria, denominata anche cocomero, mellone (con due elle), melone d’acqua, citrone.

L’anguria è un vero toccasana per il nostro fisico spossato dal caldo eccessivo, soprattutto se consumata fredda consente in pochi minuti di recuperare i sali minerali persi con l’inevitabile sudorazione. Questo frutto, di varie dimensioni, dalle più piccole a quelle oversize, è composto per il 95 per cento di acqua, combinata con il licopene, antiossidante tipico del pomodoro, in grado di conferire alla polpa dell’anguria la colorazione rossa.

Nonostante il sapore dolciastro, l’anguria è povera di zuccheri. Il sapore è dovuto alla combinazione di vitamine e minerali che rendono l’anguria un frutto con il bollino verde per tutte le età.

L’anguria, oltre a rinforzare il sistema immunitario ha molte proprietà antinfiammatorie, depura l’organismo, migliora l’aspetto della pelle e dei capelli, aiuta la circolazione e la solidità delle ossa.

Nella polpa dell’anguria sono presenti le vitamine A e C, oltre che a preziosissimi minerali come  potassio, fosforo e magnesio. La vitamina C ed il potassio permettono un’azione depurativa e detossificante che rende l’anguria un frutto ideale per contrastare in maniera naturale la ritenzione dei liquidi, il gonfiore alle gambe e l’ipertensione.

TUTTE LE PROPRIETÀ NUTRITIVE DELL’ANGURIA.

L’anguria è inoltre ricca di carotenoidi in grado di combattere l’azione dei radicali liberi e quindi l’invecchiamento delle cellule. Tra questi, come già detto, il licopene, un nutriente molto importante   in grado di ridurre il rischio di ammalarsi di diversi tipi di cancro.

Nell’anguria si trova anche la citrullina, un amminoacido che consente di stabilizzare la pressione arteriosa e prevenire l’ipertensione e le malattie cardiovascolari. Inoltre, una fetta di anguria al giorno contribuisce a ridurre i livelli di colesterolo nel sangue.

L’anguria, essendo ricca di acqua e quindi povera di calorie un frutto perfetto per chi segue una dieta ipocalorica e chi si prepara alla prova costume. Una fetta come spuntino, riempie lo stomaco e permette di trovare un po’ di refrigerio nelle calde notti d’estate. Ottima anche nei centrifugati, in spiaggia, invece, permette di reidratare il corpo dopo o durante una giornata di mare e di sport. Da evitare il consumo nel dopo cena, in quanto essendo ricco di acqua potrebbe rallentarne la digestione.

Buona Anguria a tutti

PROVA COSTUME: 5 CONSIGLI PER AVERE SUCCESSO

prova costume

Estate 2017: la prova costume, ci aspetta anche quest’anno.

Abbiamo poltrito per quasi 12 mesi e messo qualche Kg ed ora vogliamo andare al mare? La prova costume è un problema?

Una buona notizia. Siamo ancora in tempo! La prova costume non sarà un fallimento, a patto di impegnarsi a raggiungere il proprio obiettivo di peso, senza distrazioni.

Ecco alcuni consigli da attuare da subito:

  1. Non saltare mai la colazione. Se siamo abituati a saltare questo pasto o limitarlo ad un semplice caffè, dobbiamo assolutamente cambiare abitudine. La colazione, insieme al pranzo è uno dei pasti fondamentali della giornata e non va mai saltata. La colazione consente di far ripartire il metabolismo e assicura le energie per affrontare la giornata con il piede giusto.
  2. Colazione al bar con cornetto e cappuccino? Meglio passare a qualcosa di più salutare come uno yogurt naturale o greco con aggiunta di frutta fresca o frutta secca a pezzi, oppure una spremuta o un centrifugato accompagnati da un paio di fette biscottate. La colazione sana ed equilibrata dara un altro sapore alla giornata e la giusta spinta al metabolismo.
  3. Pranzo fuori casa? Assolutamente vietato mangiare pizze, focacce, pasti confezionati, precotti o di dubbia preparazione e di cui non conosciamo gli ingredienti. Meglio trovare 10 minuti a casa, anche la sera prima, per preparare una buon pasto a base di un’insalata con un secondo piatto (petto di pollo o tacchino, polpi, gamberi, tofu), oppure cereali (riso, farro, quinoa) con  verdura fresca sempre di stagione. Attenzione, però, ai condimenti, utilizzare sempre olio extravergine di oliva, all’incirca un cucchiaio per pasto e non eccedere. Mangiare una insalata con tanto olio, aceto balsamico e sale, potrebbe vanificare lo sforzo.
  4. Spuntini mai senza! Dedichiamo qualche minuto  ad uno spuntino a metà mattina ed a metà pomeriggio. I migliori spuntini sono a base di frutta (come lavare la frutta), sia fresca che secca, attenti alle porzioni. Un frutto, solo uno, va benissimo e ci aiuterà a non sentire fame.
  5. La cena. Un vecchio detto dice: “colazione da re, pranzo da principe e cena da povero“, quindi non esagerare mai a cena. Il nostro orologio biologico sa che è sera e che la giornata volge al termine. Mentre al mattino abbiamo bisogno di energie per affrontare l’intera giornata e le sue mille attività, dopo cena ci attendono, in genere, il divano, la tv e il letto. Nei casi più fortunati, facciamo una passeggiata. Conserviamo pure la buona usanza del pasto completo, ovvero comprensivo di carboidrati, proteine, grassi e fibre, ma senza esagerare con le porzioni e, soprattutto, prediligendo alimenti naturali e cotture semplici, evitando condimenti eccessivi ed “extra”. Va bene anche consumare solo un secondo, ma attenzione a dolci e alla frutta dopo pasto.

Quali sono gli extra?

I fuori pasto, ovvero il cibo mangiato prima della cena, in fase di preparazione, le bibite gassate, zuccherate e la birra abituale e non occasionale, biscotti consumati davanti alla TV ed il pane.

Attenzione, ad una buona alimentazione va associata anche una buona dose di attività fisica. Adesso che le giornate sono belle, meglio approfittare per scendere una fermata prima della metro o del bus, o fare una lunga passeggiata nel tempo libero. Oppure rispolveriamo la bicicletta, insomma parola d’ordine: MOVIMENTO!

 

La natura si è risvegliata, ora tocca a noi!

 

Il migliore Nutrizionista? Ecco chi sono i più bravi.

migliore nutrizionista

Il migliore nutrizionista a Roma, Napoli o Milano, il più bravo o la più brava. Ecco una delle  richieste più frequenti che si ricercano sulla rete.. Tutti alla ricerca di una classifica, tra i migliori o i più bravi biologi nutrizionisti.

Per trovare una risposta dobbiamo, però, individuare dei criteri di selezione, senza i quali non possiamo individuare alcun termine di paragone.

Il primo criterio in assoluto è il titolo di studio.

Il settore della nutrizione è pieno di persone improvvisate e di numerose fonti di informazione. Molte diete vengono rilasciate all’interno di negozi che associano ai piani alimentari anche una serie di prodotti con prezzi molto elevati. Ecco che allora l’obiettivo non sarà tanto la salute del paziente, ma il fatturato del negozio.

I sedicenti nutrizionisti, spesso si fanno chiamare anche coach e utilizzano molto i canali social per raggiungere un numero più elevato di persone. Cercano di attrarre le persone dando l’illusione di poter far ridurre il peso anche di parecchi Kg, in poco tempo e soprattutto con poca fatica. Si riconoscono subito perché pubblicano on line delle immagini che riportano fantomatiche conversazioni con i loro pazienti nelle quali evidenziano la soddisfazione di tutti coloro che hanno seguito il loro metodo, definito spesso “programma”. Le conversazioni sono molto spesso fasulle, create ad arte utilizzando apposite applicazioni che si trovano sugli store di Apple e Android (ad esempio what’s fake). Inoltre, non illustrano mai subito il loro metodo, ma invitano a contattare in privato il coach. Difatti i loro programmi sono basati su uno schema di dieta standard che è possibile trovare anche sui giornali, ma con l’aggiunta di bibitoni definiti anche detox e prodotti vari, come barrette, infusi ecc. Il costo dei prodotti oscilla tra le 80 e le 200 euro al mese e si dividono in pacchetti. Ecco che l’obiettivo anche dei coach è, quindi, quello di vendere prodotti senza alcuna valutazione dello stato di salute del paziente e degli effetti dei bibitoni sull’organismo. I coach non hanno alcun titolo di studio valido, infatti non parlano mai di diete ma di programmi di dimagrimento.

Altro luogo con una elevata presenza di persone che elaborano diete sono le palestre. I personal trainer e gli istruttori elaborano spesso diete da affiancare all’attività fisica, senza averne né titolo né le facoltà. Non si tratta di semplici consigli, ma di veri e propri piani alimentari strutturati su 6 giorni la settimana a cui vanno associati integratori o bibitoni per raggiungere prima i risultati in termini di struttura fisica e di riduzione della massa grassa. Anche in questo caso, si evidenzia la carenza di un titolo di studio adeguato alla elaborazione di diete dei personal trainer che potrebbero portare a problemi seri di salute nel lungo periodo, tenuto conto che l’alimentazione consigliata è sempre troppo squilibrata verso le proteine con un affaticamento eccessivo di fegato e reni. Questa tipologia di diete andrebbe elaborata da professionisti esperti che dovrebbero seguire costantemente i pazienti e tenere sotto controllo lo stato di salute.

Un suggerimento: diffidate, in generale, di chi vi consegna diete o “consigli alimentari” senza intestazione, nome, firma. Significa che:

  • Non si assumono la responsabilità di ciò che vi stanno dicendo di fare;
  • Sono consapevoli di non essere autorizzati legalmente ad elaborare diete e quindi eliminano ogni prova che potrebbe ricondurre quel foglio a loro.

 

Il secondo criterio è l’aggiornamento professionale

I migliori nutrizionisti sono anche quelli che si aggiornano in continuazione, sia in relazione ai nuovi studi che la ricerca scientifica produce costantemente in questo settore sia in termini di nuovi ritrovati a supporto dell’alimentazione.

Un nutrizionista aggiornato è un ottimo indicatore di un livello elevato di capacità di inquadrare correttamente il problema e di trovare la soluzione più adatta al paziente, ai suoi obiettivi e al suo stato di salute.

 

Altro criterio è la strumentazione a disposizione

Sembra banale, ma oggi i migliori nutrizionisti non dispongono solo della classica bilancia pesapersone, ma anche di altri apparecchi molto sofisticati. Oggi una efficiente valutazione nutrizionale non si basa più solo sul peso in termini assoluti e relativi misurati con una bilancia, ma anche su altre misure come la massa grassa, la massa magra, l’analisi dello strato di grasso e della composizione dello stesso, il metabolismo basale ecc.  Quindi avere a disposizione qualche strumento in più rispetto alla classica bilancia può fare la differenza.

La rieducazione alimentare

Un bravo nutrizionista non deve soltanto far perdere peso, ma evitare il cosiddetto effetto yo-yo. Le diete non servono solo a dimagrire, ma devono essere finalizzate ad una rieducazione all’alimentazione, ovvero ad assumere la quantità e la tipologia di cibo più adatta al proprio metabolismo, tenuto conto dello stato di salute, mantenendo la corretta armonia degli elementi.

L’esperienza

Un nutrizionista che lavora da qualche anno ha una maggiore esperienza nel trattare diverse tipologie di pazienti ed ha, quindi, una capacità più elevata di individuare problemi e soluzioni.

Esistono anche altri criteri, ma con quelli elencati sarà più semplice individuare il proprio nutrizionista.

Allora chi sono i migliori nutrizionisti a Roma, Milano, Napoli? Sono quelli che con il titolo di studio, esperienza, adeguata formazione e strumentazione, elaborano diete e piani alimentari personalizzati che tengono conto anzitutto la salute dei pazienti.

 

Grasso nascosto: a rischio anche le persone magre

grasso nascosto

La rivincita di coloro che devono lottare ogni giorno con la bilancia, di coloro che i cibi sembrano moltiplicare le calorie dopo averli appena ingoiati. Il sovrappeso non è l’unico problema che bisogna affrontare in maniera decisa per stare in salute, bisogna stare anche attenti al grasso nascosto che anche se invisibile può creare seri danni alla salute.

Gli overfat, ovvero i sovra grassi sono un insieme molto più esteso della popolazione che si trova in sovrappeso. Uno studio dell’Università di Auckland ha calcolato che una quota tra il 62-76 per cento della popolazione generale è affetto da questo problema, di cui solo una quota tra il 39 e il 49 per cento sono quelli in sovrappeso o obesi. Questo significa che esiste una parte rilevante di veri “falsi magri“, cioè coloro che hanno del grasso accumulato pur rientrando nella categoria di normopeso.

In altre parole, anche coloro che non hanno chili in eccesso, magri all’apparenza, potrebbero essere a rischio se presentano grasso nascosto accumulato. I cosiddetti falsi magri sono, quindi, di gran lunga più numerosi rispetto a coloro che semplicemente non appaiono alla vista grassi.

 

Il mero calcolo del grasso tramite BMI o IMC (indice di massa corporea), in questi casi è totalmente inefficace, in quanto non da indicazioni sulla reale presenza di grasso nascosto. Ad esempio, lo sportivo ha tipicamente un BMI superiore alla fascia di normopeso, dovuto alla presenza di muscoli, senza però essere grasso, mentre il normopeso (secondo il BMI), potrebbe, invece, avere grasso accumulato.

Il grasso accumulato comporta rischi sulla salute. Il tessuto adiposo sugli organi interni ha effetti metabolici negativi, aumentando lo stress ossidativo, favorendo malattie come il diabete, incrementando il rischio cardiovascolare, pari a coloro che sono in sovrappeso.

Alcuni soggetti non hanno la tendenza ad ingrassare, ovvero ad accumulare apparentemente grasso. Una errata alimentazione che non consente di bruciare le calorie in eccesso, porterà comunque un accumulo di grasso, sulla pancia e poi intorno agli organi, dove può causare molti danni. Le donne sono più fortunate, perché tendono ad accumulare grasso su cosce e fianchi, risparmiando gli organi interni in tal modo presentano un rischio cardiovascolare inferiore.

Come verificare quindi la presenza di grasso nascosto?

Esistono diversi test poco costosi e molto efficaci.

Il test per eccellenza è l’adipometria, un tipologia di ecografia che individua il grasso accumulato in profondità è uno delle indagini più efficienti ed efficaci per verificare la presenza di grasso nascosto.

La bioimpedenziometria, effettuata con macchinari avanzati, non la semplice bilancia da supermercato, consente di verificare massa grassa e massa magra anche in caso di piccoli accumuli di adipe.

Ovviamente, il grasso nascosto può essere individuato anche mediante macchinari diagnostici ospedalieri, con tempi e costi di gran lunga superiori.

 

Come intervenire per eliminare il grasso nascosto?

Il primo passo è, ovviamente, la valutazione della quantità di grasso nascosto. I falsi magri, dovranno svolgere attività fisica che consentirà in poco tempo di eliminare l’adipe superfluo e mettere in sicurezza la propria salute. Ovviamente per coloro che già sono in sovrappeso o obesi, bisognerà invece associare una buona dieta all’attività fisica che consentirà di ridurre il peso e stare in salute.

Fondamentale, per tutti, anche i magri o coloro che appaiono a prima vista magri, fare un controllo e, nel caso, iniziare a reimpostare il proprio stile di vita.

Appesantiti dalle feste di Pasqua? Ecco come rientrare in forma DEFINITIVAMENTE prima dell’estate.

rientrare in forma prima dell'estate

Davvero ora non ci sono più scuse. Il tempo è migliorato, le temperature sono più miti, il sole splende fino a sera e le feste sono ormai tutte alle spalle. Rientrare in forma non è più un miraggio.

Non resta da fare altro che abbandonare pastiera, uova di cioccolato e dolci per dedicarsi ad una alimentazione più sana e soprattutto mirata all’obiettivo dell’estate.

Ad una alimentazione più equilibrata è obbligatorio associare attività fisica. Iscrizione in palestra, un sano jogging o la semplice passeggiata a passo veloce tutti i giorni, devono diventare abitudini obbligatorie.

Ci sono circa 60 giorni prima dell’inizio dell’estate, durante i quali è possibile perdere anche 8 Kg, così come curare il fisico rendendolo più tonico e più allenato alla voglia di estate e alla voglia di vacanza.

3 consigli FONDAMENTALI da seguire in questo periodo

1.  Iniziare subito. Domani potrebbe essere già tardi! Iniziando subito ad adottare una giusta alimentazione, si eviterà di adottare, più avanti, strategie di emergenza, drastiche e sofferenti, che fanno più male che bene (soprattutto a livello psicologico).

2. Un passo alla volta e con costanza. Forza e coraggio! Strapazzarsi di palestra tutti i giorni per 2-3 ore non serve a molto. Molto meglio iniziare lentamente, ma con costanza. Meglio andare un’ora in palestra 4 volte la settimana senza stare troppo a riposo. I risultati si ottengono più con la costanza dell’allenamento che con l’intensità dello sforzo. Stesso discorso per le diete drastiche dell’ultimo minuto. Molte diete regalano solo dei sogni tipo: 7 kg in 7 giorni, 5 kg in una settimana, 3 kg in 2 giorni, 15 kg in un mese. Si tratta solo di strategie pubblicitarie, di metodi che di scientifico hanno ben poco e servono solo a vendere prodotti più che ottenere risultati.

3. Pazienza. Non tutto è perduto! Bisogna avere pazienza nel raggiungimento dei risultati. Le classiche “scorciatoie” per cercare di avere il “massimo risultato con il minimo sforzo”, vi porteranno solo al fallimento. In 60/80 giorni si possono ottenere grandi risultati con un impegno non troppo faticoso. Bisogna allora organizzarsi, munendosi di una buona dieta ed iniziare a volersi bene e a curare sé stessi, sia nel corpo che nello spirito. Una dieta sana con alimenti giusti e di stagione, senza bibitoni o pozioni miracolose, tutto condito con attività fisica costante, sono i migliori ingredienti per arrivare all’estate.

BUONA PRIMAVERA A TUTTI!!!!

DIETA GENETICA: Nel DNA le informazioni su cosa mangiare per dimagrire e stare in salute

dieta genetica

La dieta genetica è un piano alimentare basato sulle caratteristiche genetiche del paziente. Le diete elaborate da un nutrizionista sono, tipicamente, personalizzate, ovvero elaborate sulla base delle caratteristiche fisiche, sulle preferenze alimentari e tengono, altresì, conto anche delle patologie in corso. La dieta genetica si basa su una personalizzazione più profonda, in quanto considera anche le informazioni ottenute dal DNA del singolo paziente.

La dieta genetica o dieta del DNA viene, quindi, elaborata sulla base delle informazioni ottenute mediante un test genetico che può essere eseguito in qualsiasi laboratorio o studio medico.

Esistono anche delle soluzioni fai da te, dove il cliente, ordina il kit ed effettua direttamente a casa propria il prelievo di un campione della propria saliva, che poi provvederà a spedire al laboratorio insieme ad altre informazioni (peso, altezza, valori ematici di glicemia, colesterolo e trigliceridi e tipologia di attività fisica). Si deve segnalare che tale pratica di tipo fai da te, oltre ad essere vietata dalla normativa italiana è altamente sconsigliata, considerato i costi di questa tipologia di analisi, un errore od una contaminazione del tampone in fase di prelievo rischia di compromettere l’analisi con risultati non idonei. Meglio quindi, rivolgersi sempre ad un medico o un nutrizionista anche nella fase di prelievo del campione, in quanto in sede di prelievo e di spedizione del campione non vi è alcuna garanzia in ordine allo stato di conservazione del campione. Inoltre, il prelievo fai da te potrebbe non essere effettuato correttamente, con il pericolo di vanificare l’analisi o avere un risultato sbagliato.

Una volta acquisito il campione dal laboratorio, un genetista medico analizzerà il campione e verificherà i risultati, elaborando, quindi, il profilo genetico del paziente ed esaminando le informazioni fornite in fase di prelievo. Il genetista, sulla base dei risultati e delle informazioni ricevute, fornirà al nutrizionista tutte le informazioni necessarie alla predisposizione della dieta genetica.

Quali informazioni genetiche è possibile conoscere?

Il test genetico prevede l’analisi di diverse aree che consentono di avere informazioni utili per i seguenti settori:

Sportivo. Il test consente di conoscere a quale tipo di attività fisica si è più predisposti, la tendenza all’infiammazione muscolare, la capacità di recupero dopo uno sforzo fisico e la predisposizione alla perdita di peso con l’attività fisica.

Sensibilità ed intolleranze. Consente di scoprire intolleranze o sensibilità alimentari come la sensibilità al ferro o nichel, alla caffeina, sale o alcol, alla celichia, al lattosio.

Dimagrimento. Consente di conoscere la predisposizione al recupero del peso, la capacità di assorbimento dei carboidrati, lipidi e proteine, la risposta alla restrizione calorica e taluni fattori comportamentali.

Salute. Consente di conoscere le informazioni in ordine alle caratteristiche genetiche per poter scegliere l’alimentazione e lo stile di vita più adatti alla prevenzione di talune patologie.

 

Dieta genetica: il parere dell’esperto

La dieta genetica è una delle possibili applicazioni della nutrigenomica, con un approccio personalizzato molto profondo, rappresenta il metodo scientificamente più avanzato per la lotta al sovrappeso. I test genetici, secondo la dott.ssa Giovanna Corona Nutrizionista a Roma, sono un validissimo aiuto nella diminuzione del peso. I test però rappresentano solo uno degli strumenti validi, ma non sono la soluzione al sovrappeso. Consentono, infatti, solo di orientare meglio la dieta rispetto agli effettivi fabbisogni di nutrienti. Gli esami, mettono in evidenza delle predisposizioni del paziente che non è detto si manifestano. Le diete basate sulla genetica avranno effetti diversi a seconda degli obiettivi da raggiungere. Se l’obiettivo è dimagrire o fare sport, avere delle informazioni accurate sulle predisposizioni renderà molto più efficace un piano alimentare. Per un obiettivo finalizzato alla prevenzione di malattie, intolleranze e sensibilità sarà certamente più indicato avere informazioni in ordine alle predisposizioni che consentiranno di prevenire il manifestarsi di malattie o di ritardarne gli effetti. Ad esempio, sapere di essere predisposti all’ipercolesterolemia, consentirà di orientare l’alimentazione verso cibi con minore apporto di grassi e questo permetterà, nel lungo periodo, di prevenire la patologia oppure di ritardarne la manifestazione.

Altro esempio riguarda la malattia celiaca, patologia che ha una componente immunogenetica. Nei soggetti europei colpiti dalla malattia, nel 90% dei casi è presente una variante rispetto a due molecole. Nel 99% dei casi, chi non presenta tali varianti non svilupperà mai la patologia, mentre color che presentano le varianti della molecola, sono predisposti alla malattia, ma non è detto che la svilupperanno. Non è detto quindi che, se nel dna di un soggetto è presente, per esempio, una mutazione genetica che regola, ad esempio, il metabolismo lipidico, sia possibile attraverso l’alimentazione ad annullarne gli effetti. Sarà però certamente possibile, contenere gli effetti, ovvero ritardarne le manifestazioni. Riuscire a ritardare anche di anni una ipercolesterolemia è un ottimo risultato in termini di qualità della vita del soggetto a rischio.

I test genetici, quindi, evidenziano delle predisposizioni che non è detto si manifesteranno, in quanto la variabilità genetica è influenzata dal complessivo stile di vita di una persona, di cui l’alimentazione costituisce solo una parte. In generale, studi hanno quantificato che l’incremento del peso dipende per il 30% da fattori genetici e per il 70% dallo stile di vita. I test, quindi, danno una indicazione preziosa per il raggiungimento e mantenimento degli obiettivi di perdita di peso e, più in generale, dello stato di salute e stanno diventando uno strumento indispensabile a supporto dei medici e dei nutrizionisti.