Integratori bruciagrassi

Nei periodi clou dedicati alla forma fisica (principalmente i mesi primaverili/estivi) i protagonisti dei post sui social o degli articoli sulle riviste o sui blog divulgativi che si occupano di benessere sono loro: gli integratori dimagranti ( o pseudo – tali), i bruciagrassi o anche i semplici drenanti.

Tisane al tè verde, impacchi di curcuma, infusi di zenzero, endovena di caffeina, flebo di fucus…ma funzioneranno davvero?

Cosa ci si aspetta da un integratore dimagrante bruciagrassi?

Chiariamo subito un concetto. Se si cerca la molecola che si prende sotto forma di pillolina e in quattro e quattr’otto ci fa ritrovare con 5 kg in meno senza nemmeno preoccuparci di cosa mangiamo allora la risposta è netta: NO.

Se non parliamo di anfetamine e anoressizzanti (che sono vietati) tutto quello che si può avere da un integratore “dimagrante” è un blando effetto termogenico, ipoglicemizzante, drenante. Questi effetti si verificano, ma molto debolmente, per cui vicino alle confezioni si troverà sempre scritto “da associare ad una dieta equilibrata ecc ecc”.

In pratica, se solo con la dieta una persona  perde 1 kg a settimana, con dieta e integratore ne perde 1,2 kg.

Principali integratori in commercio

BRUCIAGRASSI

Generalmente contengono sostanze di origine vegetale con effetto termogenico. Ovvero che aumentano la produzione di calore, il quale di per sé è prodotto dalle reazioni metaboliche, motivo per cui si ritiene che termogenico = aumento del metabolismo. La sostanza più utilizzata è la caffeina, ma il suo utilizzo è un’arma a doppio taglio: sconsigliatissima a chi soffre di ipertensione o ha episodi di picchi di pressione alta. Chi non ne soffre, però, deve fare ugualmente attenzione. Perché una dose di questi integratori contiene la stessa quantità di caffeina di due o anche tre tazzine di caffè. Per cui se si ha l’abitudine di prendere più di due o tre caffè al giorno si rischia di andare incontro a tachicardia, insonnia, irritabilità, ecc. Un’altra sostanza molto utilizzata è il fucus, un’alga bruna (marina), ricca di iodio. Tende a accelerare il funzionamento della tiroide, per cui chi soffre di ipertiroidismo (morbo di Basedow, gozzo, adenomi, ecc) deve assolutamente evitare di assumerlo. Anche chi è ipotiroideo, però, deve fare attenzione, soprattutto se in trattamento farmacologico, perché l’assunzione di fucus potrebbe interferire con l’effetto del farmaco.

DRENANTI.

Lo dice la parola, non servono per dimagrire, ma per drenare, quindi aiutano in caso di ritenzione idrica. I più comuni sono a base di caffè verde, thè verde, bromelina (o più in generale “ananas“, benché la parte del frutto con questo effetto sia il gambo e non la polpa o il succo), betulla, finocchio, ecc. Da soli non fanno miracoli, vale lo stesso discorso fatto in apertura, possono aiutare, ma non fanno loro tutto il lavoro. Quindi l’assunzione di drenanti prevede comunque un consumo adeguato di acqua, frutta e verdura ed una riduzione nell’utilizzo del sale da cucina. Come dire…aiutati che Dio ti aiuta :).

IPOGLICEMIZZANTI

Naturalmente non avranno mai l’effetto dei farmaci per diabetici, generalmente sono a base di cromo, acido alfa lipoico, berberina, ecc. Bisogna fare molta attenzione se si assume già metformina o se si è in trattamento con insulina, perchè si potrebbe andare in ipoglicemia severa. Questo tipo di integratori possono servire nel caso in cui ci siano valori di glicemia a digiuno tendenti al limite superiore. Generalmente nelle persone che tendono ad accumulare grasso nella zona addominale, ma non sono sufficienti se si è già nel prediabete o nel diabete di tipo 2 conclamato. Da evitare assolutamente in caso di diabete di tipo 1.

FIBRE

Generalmente si assumono prima dei pasti, uno dei più noti è il glucomannano. La loro azione consiste nel limitare l’assorbimento degli zuccheri ed evitare, quindi, il picco glicemico post prandiale. Il problema maggiore è che non possono essere assunti insieme ad altri farmaci. Potrebbero interferire anche con l’assorbimento di farmaci (attenzione se prendete la pillola anticoncezionale…potrebbe essere problematico un suo insuccesso!).

In definitiva, il succo del discorso è: se cerchiamo la sostanza che faccia miracoli non esiste (o non è legale). Quelle che si trovano in commercio come integratori qualche effetto lo danno, ma abbastanza blando e comunque non esente da controindicazioni e sicuramente non sufficiente a dare risultati da soli senza associare un corretto stile alimentare e un’adeguata attività fisica.

La dieta del velista

velista

Nella rassegna delle categorie di persone che si preoccupano dell’alimentazione c’è anche il velista. Per velista, si intende, colui che pratica la vela sia proprio come sport che come diporto, ovvero a titolo ricreativo. Durante le sessioni di allenamento o semplici uscite in barca, un momento particolare è rivestito proprio dal pranzo o dalla cena a bordo.

Cosa deve mangiare un velista?

Anzitutto specifichiamo che parliamo del velista da diporto, non un velista competitivo, perché in quest’ultimo caso, siamo dinanzi ad una vera e propria attività sportiva, per la quale l’alimentazione è da costruire ad hoc sulla singola persona, in base al livello di attività.

I fattori da considerare sono essenzialmente due:

  1. Quanto tempo si passa in mare.
  2. Com’è il tempo.

Stiamo dando per scontato che la barca sia a vela, motivo della seconda domanda. Perché se c’è un bel vento a favore la barca andrà da sé, ma saranno necessarie diverse manovre. Se il vento è contrario bisognerà lavorare molto per poter seguire una determinata rotta e, quindi, consumare parecchie energie, dovute ai diversi cambi di andatura della barca.

Ma partiamo dal primo punto: quanto tempo si passa in mare.

In genere se si fa un’uscita in barca è per passarci almeno mezza giornata o, comunque diverse ore, quindi è importante fare un buon rifornimento prima di partire e procurarsi degli spuntini da consumare a bordo. In mezzo al mare è importante avere un livello di attenzione elevato. Bisogna evitare di mangiare, sia prima che a bordo, alimenti che possano provocare sonnolenza, come i carboidrati ad alto indice glicemico.

Quindi escludiamo panini e pizze ipercalorici.

Si può fare una buona scorta energetica quando si sta ancora a terra, con il consumo di grassi buoni, come frutta secca, uno yogurt bianco naturale o, meglio ancora, greco, del salmone affumicato o carboidrati a basso indice glicemico, come cereali integrali, che rilascino energia lentamente.

Durante le ore di navigazione, invece, si può spezzare il digiuno circa ogni due ore con uno spuntino, anche in questo caso evitando alimenti “letargici”. Molto probabilmente si trascorrerà in mare l’orario del pranzo, per cui niente di meglio di una insalata semplice ma ricca di verdure crude che accompagnino un secondo piatto a base di carne o di pesce, condita con un po’ di olio extravergine di oliva e decorata con una fetta di pane integrale.

Condizioni meteo

In una situazione di difficile navigazione, con vento contrario, è necessario utilizzare molte energie per poter seguire la rotta prefissata lavorando molto alla vela. Può essere utile munirsi di spuntini extra, soprattutto a base di frutta, in modo che possano fornire energia immediata, senza influenzare il livello di attenzione.

Il pranzo o la cena, quando la barca è in porto o in rada è d’obbligo che sia a base di pesce, perché il mare non solo si vive ma si assapora.

Il pesce e i frutti di mare sono tra le migliori fonti di proteine animali, ma anche di grassi buoni e minerali. Per poter usufruire al meglio della quota di grassi buoni il pesce andrebbe consumato crudo. Le alte temperature possono deteriorarli, ma è necessario che il pesce sia stato precedentemente abbattuto a temperature molto basse per poter essere sicuri della qualità.

Ottime anche le versioni in carpaccio e in tartare. Naturalmente non è un obbligo, per cui anche una gustosa grigliata di pesce può essere nutriente e soddisfacente allo stesso tempo.

Stando in mare per molte ore al giorno… ricordatevi una buona protezione solare, una buona scorta di acqua fresca (non ghiacciata), un cappello per evitare i colpi di sole e… non buttatevi in acqua a stomaco pieno!

Buona navigata!

Cosa mangiare prima e dopo la palestra

alimentazione in palestra

Alimentazione in palestra, ecco il dubbio che assilla tutti coloro che si accingono a svolgere una sana sessione di allenamento. La primavera è la stagione dei risvegli, non solo per la natura, ma anche per gli esseri umani che, dopo un inverno di bisboccia, decidono di rimettersi in sesto per la cosiddetta “prova costume” per le prossime vacanze, con il binomio infallibile: DIETA + ALLENAMENTO.

E’ il periodo in cui le palestre si popolano maggiormente, i corsi straripano di allievi e la domanda tipica che mi sento rivolgere è:

“Ho iniziato ad allenarmi, COSA DEVO MANGIARE?” L’allenamento in palestra, prima e dopo in cosa consiste?

Facciamo una premessa: i consigli che seguono sono utili a chi fa un allenamento di tipo amatoriale, ad esempio una sessione di palestra (sala pesi o corsi di gruppo) tre volte alla settimana o un po’ di jogging al mattino o al tramonto.

Naturalmente per sportivi di tipo agonistico ed atleti l’alimentazione deve essere altamente personalizzata.

Partiamo, dunque, da un presupposto: è importante stabilire a che ora ci si allena. Se si preferiscono gli orari mattutini, quindi prima di andare a lavoro, bisogna fare una colazione sana ed equilibrata, non esagerata, per evitare di appesantire l’organismo. Ricordiamo che al mattino i livelli di cortisolo sono più elevati, per cui metabolizzare i carboidrati richiede più tempo. Una buona colazione pre-allenamento può essere uno yogurt greco bianco con dentro 2-3 noci sbriciolate. In questo caso, si fornisce una quantità di carboidrati sufficiente a portare avanti l’attività, unita ad una quota di grassi buoni a lento rilascio energetico ed una quota proteica per preservare la massa magra. a metà mattinata si può mangiare un bicchiere di macedonia (senza aggiungere zucchero, la frutta ne ha già per sua natura!)

Se, invece, ci si allena nella pausa pranzo, allora è bene attuare qualche piccola modifica anche nell’organizzazione degli spuntini. Lo yogurt con la frutta secca che nel caso precedente avevamo ipotizzato come colazione adesso diventano la merenda di tarda mattinata. All’uscita dalla palestra, invece, è ottima un’insalata di pollo oppure con due uova sode o del salmone affumicato. Più tardi, nel pomeriggio, si potrà mangiare un frutto o un bicchiere di macedonia.

In caso di allenamento nel tardo pomeriggio, rispetto al caso precedente invertiamo gli spuntini di mattina e pomeriggio. Quindi lo yogurt greco con la frutta secca continuano ad essere uno spuntino pre-allenamento. Presumibilmente il termine dell’allenamento coinciderà con l’orario di cena, per cui non è necessario mangiare nient’altro.

IMPORTANTE: durante l’allenamento non deve MAI mancare una bottiglia d’acqua. Non sono necessarie particolari bibite pseudo energetiche (che solitamente sono solo un concentrato di zuccheri), a meno che non ci si trovi in condizioni particolari (es. tendenza, con il caldo ai cali di pressione).

Buona primavera e buon allenamento a tutti!

Quaresima la giusta alimentazione

quaresima

Per i cristiani cattolici la Quaresima è un periodo di riflessione e penitenza in preparazione a quella che è l’espressione massima della fede cristiana: la Resurrezione di Cristo Gesù. La Quaresima inizia con il mercoledì delle ceneri (il giorno successivo al martedì grasso) e dura 40 giorni, terminando con il Triduo Pasquale (giovedì, venerdì e sabato Santo) e la domenica di Pasqua.

Le regole del diritto canonico impongono, per il mercoledì delle ceneri ed il venerdì Santo, “digiuno e astinenza da carni”, mentre per ogni venerdì di quaresima è prevista solo l’astinenza da carni.

Quaresima: le origini

Il digiuno di inizio e fine quaresima serve per ricordare il digiuno di Gesù nei suoi 40 giorni di deserto prima delle tentazioni di Satana e prima di rientrare a Gerusalemme ed essere arrestato. Per la Chiesa Cattolica è una forma di privazione che serve ad avvicinare il fedele a Dio. Nella pratica, però, non è richiesto un digiuno totale, ma “parziale”, ovvero è concesso un pasto al giorno, purché privo di carne.

La privazione dalla carne, come dicevamo, ricorre anche in tutti i venerdì del periodo. In passato la carne era vista come l’alimento simbolo dell’opulenza, i poveri facevano i pescatori e mangiavano pesce, i ricchi avevano carne a disposizione. Rinunciare alla carne, quindi, voleva dire rinunciare a qualcosa di strettamente terreno.

Ai nostri giorni la situazione è diversa. Il pesce è più costoso e prezioso della carne, l’attaccamento ai beni terreni è meglio rappresentato da altri alimenti e da altri oggetti. La carne, per moltissimi, non è più un alimento basilare dell’alimentazione.

I cattolici praticanti ancora oggi rispettano le regole del diritto canonico astenendosi dal consumare carne nei venerdì di quaresima. Bisogna ormai ammetterlo, questo non rappresenta più una grande penitenza. Abbiamo un’abbondanza di cibo che non ci fa sentire la mancanza della carne e, se andiamo sulla produzione industriale e preconfezionata o, peggio ancora, sul junk food, forse anche con l’astinenza dalle carni non si compie quel sacrificio che dovrebbe consentire al cattolico di distaccarsi dalla terra per avvicinarsi a Dio.

Il comportamento corretto in Quaresima

Se purificazione deve essere, purificazione sia! Quindi evitiamo sì la carne così come da precetto, ma evitiamo anche tutti quei vizi e quegli sfizi che rappresentano un “di più”. Facciamo che quella giornata il cibo sia semplice nutrimento e non un piacere fisico. Una colazione semplice, una bevanda (tè, caffè d’orzo, latte, bevanda vegetale) e 3-4 fette biscottate. Due pasti principali costituiti da un piatto unico, ovvero un primo piatto condito con verdure oppure un secondo (uova, formaggio, pesce) con un contorno di verdure e una fettina di pane. Mattina e pomeriggio possono essere spezzati con un frutto o una ventina di grammi di frutta secca. Importante (e consentito) bere almeno 2 litri di acqua nell’arco della giornata…oltre alla depurazione spirituale, c’è anche quella fisica da considerare!

Buona Quaresima a tutti!

Pizza napoletana o romana

pizza napoletana

Tutti coloro che vivono o si sono trovati a mangiare in una pizzeria di Roma, si sono trovati davanti ad un confronto tra la pizza napoletana e la pizza romana.

Ma al di là delle preferenze personali e dei legittimi campanilismi, cerchiamo di analizzare da un punto di vista oggettivo, quali sono i punti di forza e di debolezza di entrambe le tipologie di pizze.

Quando si parla di pizza si pensa subito a Napoli che ne vanta i natali soprattutto di quella tonda classica: la pizza Margherita. A Napoli sono diverse le pizzerie che si attribuiscono l’invenzione della  Margherita: da Brandi a via Chiaia a Michele a Forcella.

La pizza napoletana è, quindi, da considerarsi la pizza classica per eccellenza, diffusa in tutta la penisola ed in tutto il mondo in migliaia di varianti tra cui spicca quella romana.

Non parliamo, ovviamente, di modi di guarnizione o gusti delle pizze, ma due diverse scuole di pensiero  in relazione alla preparazione ed al consumo di questo prodotto.

Esistono luoghi comuni da sfatare, sia per la pizza napoletana che per la pizza romana.

PIZZA ROMANA

pizza romana
pizza romana

La pizza romana ha delle caratteristiche ben precise. La pasta è molto sottile e croccante e per questo viene detta anche scrocchiarella. In tutta la capitale, se non espressamente richiesta altra tipologia, viene servita solo la pizza romana. L’impasto della pizza romana è più leggero in termini di peso di quella napoletana. La pasta ha un’idratazione al massimo del 55 % su un kg di farina nella quale viene aggiunto anche l’olio di semi per donare friabilità alla pizza. La pizza romana viene stesa con un mattarello per avere dei dischi più fini e la temperatura di cottura è più bassa (350° C) con un tempo di cottura più lungo circa 3 minuti, in maniera da far asciugare bene l’impasto e donargli la croccantezza tipica. La pizza romana viene solitamente cotta in forni elettrici, anche se si stanno diffondendo anche per questa varietà di pizza il forno a legna.

Durante la cottura bisogna fare molta attenzione ad evitare che la pasta si bruci. Infatti la pizza romana essendo molto sottile tende a cuocersi velocemente ed a fare molte bolle di aria che si possono bruciare. Qualche bruciatura è accettata ma non eccessivamente.

Un vantaggio della pizza scrocchiarella risiede nella leggerezza. Difficilmente la pizza riesce a saziare, ecco il motivo per cui viene sempre preceduta da un antipasto di fritti, quali il baccalà oppure i fiori di zucca con le alici.

PIZZA NAPOLETANA

pizza napoletana
pizza napoletana

La pizza, per i napoletani ed i campani è solo quella morbida. Non esistono altre tipologie di pizze che si possono fregiare di questo nome, per un partenopeo.

Quando si consuma la pizza napoletana si entra in un altro mondo, fatto di rituali ben precisi, di una tradizione secolare e di una attenzione al prodotto che difficilmente si ritrova altrove.

La pizza napoletana è morbida con un cornicione soffice e una consistenza tale da non permettere allo spicchio tagliato di restare dritto quando lo si prende in mano.  Esiste un preciso disciplinare registrato che la definisce e racchiude le caratteristiche del prodotto, le materie prime e le tecniche di lavorazione da utilizzare. Il disciplinare è realizzato dall’Associazione verace pizza napoletana che si occupa di diffondere nel mondo questa tipologia di pizza. L’impasto napoletano ha una percentuale di acqua più elevata che oscilla tra il 60 ed il 70 % su un kg di farina utilizzata. La maggiore idratazione dell’un impasto serve a mantenere la pizza morbida durante la cottura.

La lievitazione della pizza viene realizzata quasi sempre a temperatura ambiente con dosi di lievito rapportate alle ore di maturazione della pasta. La farina viene setacciata e fatta ossigenare per bene con tempi di lievitazione e fermentazione che variano dalle 8 alle 72 ore.

Il lievito utilizzato è tipicamente quello madre, ovvero lievito naturale ottenuto da un pezzetto di pasta già lievitata.

La cottura avviene in forni speciali, rigorosamente a legna. A Napoli è praticamente impossibile trovare una pizzeria che ha il forno elettrico che rappresenterebbe una bestemmia nel tempio della pizza. La temperatura di cottura è più elevata intorno ai 450 °C e tempistiche d’ infornata sono tra i 50 e il 90 secondi al massimo. La permanenza ridotta in forno ad alte temperature serve a mantenere la pizza morbida senza apportare la minima friabililtà: se la pizza si asciugasse troppo in forno perderebbe la sua principale caratteristica legata alla sofficità.

La  pizza napoletana non è facile da realizzare. Basta sbagliare la lievitazione, ovvero l’idratazione della pasta, oppure la tipologia di farina che perderà la caratteristica di morbidezza della pasta.

La possibile gommosità della pasta si verifica per un’eccessiva tenacità del glutine anche quando cotto a causa di un impasto che non è stato fatto riposare a dovere, ma se le tempistiche sono rispettate la gommosità non si avverte e la pizza si scioglie in bocca. L’impasto, quando ancora tenace, si stende male e complice l’utilizzo di un panetto che pesa a volte più di 250 grammi regala una pizza troppo spessa anche sulla base dove invece dovrebbe presentarsi ben più fine. La buona percentuale di acqua presente accelera il raffermamento della pasta che, se non riscaldata, può presentare una buona resistenza al morso, caratteristica presente quando si mangia una pizza fredda.

Un luogo comune da sfatare è che la pizza napoletana sia “alta”. In realtà non si può definire alta, ma soffice con una buona dose di elasticità che la rende effettivamente unica nel suo genere. La pizza napoletana riempie di più lo stomaco e difficilmente permette di consumarne una seconda. La pizza servita, calda è una vera e propria prelibatezza e nelle versioni piccole, cosiddette “a portafoglio”, viene consumata per strada dove rappresenta lo street food italiano per eccellenza.

La vera pizza napoletana si mangia solo a Napoli. Effettivamente il gusto di una pizza realizzata a Napoli è unico e quasi impossibile da ritrovare in qualsiasi altro paese al mondo. Secondo una leggenda, il gusto unico è da attribuire all’acqua della città di Napoli con la quale viene realizzato l’impasto, ovvero alle particolari condizioni climatiche e di umidità che si ritrovano solo nella capitale del Sud.

 

PIZZA NUOVE TENDENZE   

Pizza favola
Pizza favola

    

La pizza napoletana negli ultimi anni si sta portando su un livello qualitativo ancora più elevato. I più grandi pizzaioli, da Gino Sorbillo a Pepe in Grani fino ai nuovi pizzaioli esordienti come Ciccio Vitiello o Francesco Martucci, stanno promuovendo pizze realizzate con un mix di farine unico. Si può gustare a Napoli dalla pizza con farina integrale, alla pizza con farina di cacao, con tre farine, con farine di cereali, ecc.

Inoltre, è aumentata notevolmente anche la qualità degli ingredienti di guarnizione delle pizze, come utilizzo delle alici di Cetara, del pistacchio di Bronte, dei pomodori datterini, alle salsicce di maialino nero, mozzarella di bufala, pomodorini gialli ed olio, solo e sempre, extravergine di oliva.

Nuovi gusti e nuove tendenze per la pizza napoletana che la porta ad essere, sempre è comunque, la regina indiscussa delle nostre serate.

 

Dieta del rientro dalle vacanze

dieta del rientro dalle vacanze

Dieta del rientro dalle vacanze? Gonfiore, nervosismo, stanchezza, irritabilità e una leggera depressione, sono i principali sintomi che si accusano al rientro dalle vacanze. Alcuni lo definiscono stress post vacanze. Se a tutto questo aggiungiamo anche qualche Kg in più messo nel periodo estivo ecco che il quadro di scoraggiamento è completo.

E’ necessario allora ritornare subito in sella, ritrovare la forma perduta e l’equilibrio ormai dimenticato nelle notti estive.

Settembre è quindi un mese di rinascita e dei buoni propositi.

Ecco allora le tre A per iniziare settembre con il piede giusto la dieta del rientro dalle vacanze.

Alimentazione

La prima regola per iniziare una dieta del rientro dalle vacanze è iniziare subito a rispettare un buon equilibrio nei pasti. Evitare gli sfizi, alcolici e superalcolici e consumare i pasti agli orari canonici ed attenzione agli spuntini da maneggiare con cura. Soltanto con questi piccoli consigli si potranno perdere subito i liquidi accumulati durante le vacanze.

Se però durante le vacanze il peso è aumentato in maniera più consistente, allora non resta che affidarsi ad una dieta personalizzata (Revive).

Il rientro dalle ferie è il momento ideale per iniziare una dieta personalizzata magari con il supporto preziosissimo dell’analisi del DNA. La dieta genetica sarà ancora più efficace in quanto terrà conto della forma fisica attuale, senza tralasciare predisposizioni individuali, come la tendenza ad ingrassare con alcune tipologie di alimenti, la predisposizione all’ipertensione o all’aumento  del colesterolo nel sangue, alla capacità dell’organismo di metabolizzare il cibo. Inoltre, verranno prese in considerazione, da un punto di vista scientifico, anche le intolleranze ed allergie a alcuni tipi di alimenti. I test genetici associati alla personalizzata,  consentono di perdere fino al 33% di peso in più nella metà del tempo rispetto alle diete standard e con risultati duraturi.

Acqua

Mai sottovalutare il potere dell’acqua e di una ottima idratazione. Sembra incredibile, ma per dimagrire bisogna bere tanto, ovviamente acqua. Una idratazione elevata, oltre a prevenire colpi di calore e combattere il caldo,  migliora il metabolismo, potenziando tutte le reazioni chimiche del nostro organismo che sono indispensabili per la riduzione del peso. Bisogna bere tanto, indipendentemente dallo stimolo della sete, almeno 2,5 litri di acqua al giorno. Un piccolo trucco è quello di posizionare sulla propria scrivania o vicino al luogo di lavoro una bottiglia d’acqua, che dovrà essere vuota alla fine della giornata lavorativa.

Attività fisica

Mai sottovalutare l’attività fisica. Chi ha preferito oziare durante l’estate, non potrà fare altro che riprendere l’attività fisica sia frequentando una palestra, che riprendendo anche semplicemente a camminare per almeno 30 minuti al giorno ad andatura sostenuta.

L’attività fisica consentirà di scaricare lo stress e riattivare il metabolismo assopito dal lungo ozio estivo.

Enzo Di Silvestro, personal trainer, ha elaborato un vera e propria scheda dimiagrimento (clicca qui) per buttare giù i chili presi durante l’estate. Da non trascurare, prima  di ogni allenamento, qualche minuto di riscaldamento che consente di ottimizzare il lavoro muscolare ed evitare problemi.

Inoltre, alla fine di ogni allenamento, aggiunge Enzo Di Silvestro, andranno svolti alcuni esercizi di allungamento (stretching) per migliorare il rendimento muscolare.

Con la giusta alimentazione, una ottima idratazione ed una corretta attività fisica, a settembre i buoni propositi saranno realizzati e sarà un mese di vera rinascita.

Frittura di pesce: come prepararla in maniera sana

frittura

La frittura di pesce è la madre di tutte le fritture. La frittura per eccellenza è stato sempre un piatto molto controverso a livello nutrizionale.

Le povere fritture sono sempre state demonizzate nella convinzione che fanno male al fegato, fanno male ai reni, fanno ingrassare, fanno aumentare il colesterolo, ecc.

 

Ma davvero la frittura di pesce o in generale tutte le fritture fanno male?

A meno che non siano presenti situazioni patologiche a carico del fegato, del pancreas (per le quali resta sconsigliata) o casi di ipercolesterolemia non curata, una frittura “fatta bene” non solo non nuoce all’organismo, ma può addirittura stimolare il fegato a lavorare di più e meglio. La frittura  secondo quanto riportato da uno studio pubblicato dal Journal of Medicinal Food (S.Farnetti et al, Food Fried in Extra-Virgin Olive Oil Improves Postprandial Insulin Response in Obese, Insulin-Resistant WomenJ Med Food 14 (1) 2011), aumentando il metabolismo, riduce anche il carico glicemico ovvero la capacità di rilasciare zuccheri nel sangue, degli alimenti da friggere e quindi non sarebbe affatto dannosa.

 

Ovviamente tutto ciò è vero a patto che si seguono delle semplici regole.

 

Frittura: 6 consigli per mangiarla in salute

 

1) Temperatura dell’olio

Il punto di fumo è la temperatura oltre la quale un olio brucia (pirolisi). Quando si supera il punto di fumo si produce una sostanza, chiamata aldeide acrilica acroleina, tossica per l’organismo. Ogni tipologia di olio ha un proprio punto di fumo, per cui è importante sceglierne uno con un punto di fumo abbastanza alto.

frittura di pesce
frittura di pesce

 

Dalla tabella precedente viene mostrato come gli oli di semi, che comunemente sono ritenuti i “migliori” per le fritture… in realtà non lo sono affatto, avendo un punto di fumo troppo basso rispetto alle temperature di cottura. Il miglior olio è, ancora una volta, l’olio extravergine di oliva che, non solo ha un punto di fumo sufficientemente alto, ma possiede anche vitamine, acidi grassi essenziali, antiossidanti che lo rendono un ottimo alimento per l’uso quotidiano. Unico neo dell’olio di oliva è il sapore molto deciso che potrebbe alterare il sapore della frittura.

Un buon compromesso allora risiede nell’olio di arachide che presenta un punto di fumo molto alto (180 gradi) ed ha un sapore non molto forte.

 

2) Mantenere la temperatura costante

Per mantenere la temperatura al di sotto del punto di fumo è consigliabile non superare i 180 °C ed è importante che essa rimanga costante. Quindi, evitiamo, quindi, di alzare in continuazione il coperchio durante la cottura e mettiamo in padella alimenti non freddi, quindi assolutamente non congelati, ma a temperatura ambiente. Un improvviso abbassamento di temperatura può provocare l’imbibizione dell’olio da parte dell’alimento. E’ importante che questo non avvenga, perché solo con una temperatura elevata e costante si viene a creare una barriera lipidica tra la superficie dell’alimento e lo strato di olio che possa, contemporaneamente, ostacolare l’ingresso del grasso nel cibo e preservare i nutrienti. Se la frittura rispetta questa regola, otterremo un’ottima pietanza fritta con una crosticina croccante (e non bruciata) sulla superficie.

La temperatura, nella frittura va sempre misurata. A meno che non si usa una friggitrice elettrica che ha già un termometro integrato, esistono in commercio dei termometri da cucina che vanno immersi nell’olio. Al raggiungimento del punto di fumo, la padella va temporaneamente tolta dal fornello ovvero vanno spenti i fornelli per poi riaccenderli quando la temperatura si abbassa troppo.

 

3) Olio sempre abbondante

Solitamente si pensa che mettendo meno olio la frittura possa essere “più leggera”. In realtà è il contrario: l’olio deve essere abbondante, gli alimenti da cuocere devono galleggiarvi all’interno. Solo così potrà formarsi la barriera lipidica che assicura l’alta qualità della frittura che stiamo preparando.

 

4) No acqua, no sale, no spezie

Gli alimenti da friggere devono essere sempre asciutti. La presenza di acqua o di umidità impedisce la formazione della crosticina croccante che garantisce la salubrità della frittura, mentre il sale e le altre spezie, se aggiunti durante la cottura, possono alterare oli e grassi. Le spezie possono, però, essere aggiunte a fine cottura per dare quel tocco in più al nostro gustoso piatto.

 

5) Attenzione alla padella

Non utilizziamo padelle in alluminio, in rame o in ferro, perché potrebbero, con l’alta temperatura e se “non proprio nuove” rilasciare nell’olio sostanze nocive. Meglio utilizzare una friggitrice, creata ad hoc, o, l’ideale, una padella wok.

 

6) Togliere l’olio in eccesso

Abbiamo rispettato tutte le regole ed abbiamo preparato una frittura perfetta? Per chiudere in bellezza lasciamo qualche minuto la frittura avvolta nella carta paglia, in modo da eliminare l’olio superfluo rimasto sulla superficie dei nostri alimenti dopo la cottura.

Con queste semplici regole, possiamo mangiare una ottima frittura di pesce o altri prodotti, in maniera sana e salutare stando sempre attenti a non esagerare!

 

 

ANGURIA: Finalmente è estate!

anguria

L’estate è sole, mare e …. Anguria. Uno dei frutti più rappresentativi della bella stagione è proprio lei, l’anguria, denominata anche cocomero, mellone (con due elle), melone d’acqua, citrone.

L’anguria è un vero toccasana per il nostro fisico spossato dal caldo eccessivo, soprattutto se consumata fredda consente in pochi minuti di recuperare i sali minerali persi con l’inevitabile sudorazione. Questo frutto, di varie dimensioni, dalle più piccole a quelle oversize, è composto per il 95 per cento di acqua, combinata con il licopene, antiossidante tipico del pomodoro, in grado di conferire alla polpa dell’anguria la colorazione rossa.

Nonostante il sapore dolciastro, l’anguria è povera di zuccheri. Il sapore è dovuto alla combinazione di vitamine e minerali che rendono l’anguria un frutto con il bollino verde per tutte le età.

L’anguria, oltre a rinforzare il sistema immunitario ha molte proprietà antinfiammatorie, depura l’organismo, migliora l’aspetto della pelle e dei capelli, aiuta la circolazione e la solidità delle ossa.

Nella polpa dell’anguria sono presenti le vitamine A e C, oltre che a preziosissimi minerali come  potassio, fosforo e magnesio. La vitamina C ed il potassio permettono un’azione depurativa e detossificante che rende l’anguria un frutto ideale per contrastare in maniera naturale la ritenzione dei liquidi, il gonfiore alle gambe e l’ipertensione.

TUTTE LE PROPRIETÀ NUTRITIVE DELL’ANGURIA.

L’anguria è inoltre ricca di carotenoidi in grado di combattere l’azione dei radicali liberi e quindi l’invecchiamento delle cellule. Tra questi, come già detto, il licopene, un nutriente molto importante   in grado di ridurre il rischio di ammalarsi di diversi tipi di cancro.

Nell’anguria si trova anche la citrullina, un amminoacido che consente di stabilizzare la pressione arteriosa e prevenire l’ipertensione e le malattie cardiovascolari. Inoltre, una fetta di anguria al giorno contribuisce a ridurre i livelli di colesterolo nel sangue.

L’anguria, essendo ricca di acqua e quindi povera di calorie un frutto perfetto per chi segue una dieta ipocalorica e chi si prepara alla prova costume. Una fetta come spuntino, riempie lo stomaco e permette di trovare un po’ di refrigerio nelle calde notti d’estate. Ottima anche nei centrifugati, in spiaggia, invece, permette di reidratare il corpo dopo o durante una giornata di mare e di sport. Da evitare il consumo nel dopo cena, in quanto essendo ricco di acqua potrebbe rallentarne la digestione.

Buona Anguria a tutti

CALDO E AFA: 5 SUPERALIMENTI PER COMBATTERLI

caldo e afa

Finalmente estate e la sua aria di mare, sole, spiagge e tanto caldo. Ciclicamente arrivano delle ondate di calore e afa che mettono a dura prova il nostro organismo ed il nostro sonno. I climatizzatori possono aiutare a sopportare meglio l’afa, ma non basta. A meno che non si decida di rimanere tappati in casa fino a settembre, bisogna adottare una giusta alimentazione che consenta di affrontare meglio il caldo e di non affaticare ulteriormente il nostro organismo.

 

Consigli utili anti caldo.

 

Una regola che vale tutto l’anno, ma soprattutto in estate, è l’idratazione. Con il caldo, attraverso il sudore si perdono molti liquidi che bisogna reintrodurre per garantire la corretta funzionalità degli organi e dei muscoli. Idratazione vuol dire bere molta acqua andando anche oltre i 2,5 litri giornalieri consigliati durante tutto l’anno. Con livelli elevati di umidità, la classica afa, viene messo a dura prova il sistema di termoregolazione del corpo con il rischio di prendere il colpo di calore o un abbassamento eccessivo della pressione .  Ecco che allora bisogna cercare di non uscire nelle ore più calde, restare in luoghi freschi e ventilati ed evitare attività faticose che possano stressare l’organismo. Ovviamente questi consigli valgono soprattutto per bambini ed anziani o coloro che soffrono di alcune patologie, ma non vanno trascurati nemmeno dai giovani.

 

Alimentazione per combattere il caldo.

L’alimentazione, quando il caldo è eccessivo ed oppressivo a causa dell’umidità elevata, va curata in modo particolare. Ecco che gli alimenti anti caldo per eccellenza sono frutta e verdura, mentre bisogna ridurre il consumo di cibi molto calorici o con un elevato apporto di proteine che mettono a dura prova la digestione. Quindi, al bando pranzo luculliani e cibi pesanti da digerire come carne rossa, fritture, dolci, cibi ricchi di condimento. Via libera, ovviamente a verdura, insalate, frutta ed in generale cibi molto leggeri.

 

Ecco i 5 cibi contro il caldo.

Iniziamo dalla colazione per la quale è importante preferire alimenti freschi, in luogo del classico latte caldo o cappuccino. La colazione potrà, quindi, essere preparata a base di centrifugati o frullati di frutta, ovvero di yoghurt.

  1. Yoghurt – E’ un alimento rinfrescante i cui fermenti lattici aiutano a rinnovare “batteri buoni” presenti nel nostro intestino. Un consumo quotidiano aiuta a combattere la stanchezza ed a proteggere il sistema immunitario.

 

Per lo spuntino di metà mattina o metà pomeriggio, meglio preferire della frutta secca o fresca che presa dal frigorifero rappresenta un vero toccasana contro il caldo e l’afa. Da evitare invece merendine, tramezzini e alimenti molto calorici.

  1. Mandorle, noci, arachidi– La frutta secca, in generale è un ottimo alimento. Ricca di ferro, zinco, magnesio e calcio e acidi grassi essenziali. Possono essere consumate da sole, come spuntino, oppure in una ricca insalata o in macedonia. Danno la carica per la giornata. Ottimi anche noci, nocciole, pinoli, pistacchi.
  2. Banane –Ottimo alimento sia a colazione, magari associato a dei fiocchi di avena oppure come spuntino a metà mattinata o metà pomeriggio. Contengono molti minerali, vitamine e acqua che combattono sia il caldo sia l’affaticamento muscolare prevenendo l’insorgenza di crampi.

 

A pranzo, preferire sempre alimenti freschi.

  1. Insalate – L’estate è il trionfo delle insalate o insalatone. Esistono di tutte le varietà e delle composizioni più variegate. In generale sono tutte ottime, magari con aggiunte di proteine come formaggi o il classico tonno, rappresenta un pasto completo, leggero e rinfrescante.

 

Anche la cena, proprio perché ultimo pasto del giorno, andranno preferiti cibi molto leggeri.

  1. Pesce – Il pesce, secondo le linee guida nutrizionali, dovrebbe essere assunto tutto l’anno almeno tre volte a settimana. Mangiamolo a maggior ragione d’estate (meglio alla griglia o al forno) per il suo contenuto di acidi grassi polinsaturi e per la sua alta digeribilità. Meglio scegliere il pesce azzurro: meno caro e contiene più omega 3. Via libera anche al salmone che contiene proteine e amminoacidi, è molto digeribile ed è ricco di omega-3 che fanno bene al sistema cardiovascolare.

 

Buona estate a tutti.