Diario alimentare

Compilare un diario alimentare vuol dire elencare tutto quello che si mangia nei vari pasti della giornata (compresi gli extra), specificando la tipologia dell’alimento e la quantità. Può sembrare un’operazione banale e forse noiosa, ma in realtà è una risorsa preziosa per il nutrizionista ed anche per la persona che lo compila. Per il nutrizionista può essere molto utile conoscere nello specifico le abitudini alimentari del proprio paziente da un lato per riuscire ad individuare i “punti deboli” della sua alimentazione, in modo da intervenire in maniera mirata, e dall’altro lato conoscere orari ed esigenze (anche di tipo organizzativo) può essere utile per stilare un piano alimentare che non renda eccessivamente oneroso organizzarsi i pasti. Se una persona non pranza mai a casa, ad esempio, avrà difficoltà a prepararsi un primo, un secondo ed un contorno ogni giorno, per cui sarà più opportuno impostare un pranzo a base di un piatto unico, eventualmente da poter preparare a casa e portare con sé.

Il diario alimentare, però, può essere utile anche alla singola persona, indipendentemente dal volersi mettere a dieta. Compilare per sé stessi un diario alimentare può aiutare a fare il punto della situazione sulle proprie abitudini, per rendersi conto di alcune cose, ma anche per individuare eventuali alimenti che causano disturbi (es. mi rendo conto che ogni volta che mangio i pomodori all’insalata nelle ore successive ho problemi di stomaco).

Dal link sottostante è possibile, per chi lo volesse, scaricare un modello di diario alimentare da compilare (lo schema è per un giorno intero, naturalmente basta fare più stampe o delle fotocopie per poterlo compilare per tutti i giorni che si vuole).

Buon diario a tutti!

 

Scarica qui il tuo diario alimentare

Carne e tumori? Analizziamo bene

Carne e tumori

La connessione tra carne e tumori

In questi giorni impazzano sul web centinaia di articoli riguardanti la connessione tra carne e tumori, poichè di recente questo alimento è stato inserito all’interno degli elenchi relative alle sostanze cancerogene dello IARC (International Agency for Research on Cancer), un organismo del WHO (World Health Organization, nota in Italia come Organizzazione Mondiale della Sanità).
Come leggere questa notizia?
Innanzitutto, spieghiamo di che elenco si tratta.
L’IARC ha stilato 5 elenchi di sostanze, ognuno caratterizzato da un livello di probabilità di insorgenza del cancro da utilizzo di quelle stesse sostanze:
GRUPPO 1: Sicuramente cancerogene. Sostanze per le quali esistono sufficienti evidenze scientifiche per poter affermare che siano certamente correlate all’insorgenza di cancro.
GRUPPO 2A: Probabilmente cancerogene. Sostanze per le quali ci sono molti studi a favore della tesi che possano provocare il cancro, ma non ci sono ancora conclusioni ufficiali.
GRUPPO 2B: Potenzialmente cancerogene. Sostanze per le quali ci sono alcuni studi a favore della tesi che possano provocare il cancro, ma si è ancora lontani dal tirare conclusioni ufficiali.
GRUPPO 3: Non classificabili come cancerogene. Sostanze per le quali non ci sono evidenze che le correlino all’incidenza di cancro.
GRUPPO 4: Probabilmente non cancerogene. Sostanze per le quali ci sono molti studi a favore della tesi che NON favoriscano l’insorgenza di cancro.
Studi sulla correlazione tra carne e tumori sono in corso da tantissimi anni, per cui è da tanto ormai che si parla di questo rischio.
Ma allora qual è la novità?
La novità sta nel fatto che la rivista scientifica Lancet ha pubblicato una metanalisi, ovvero uno studio che raccoglie tantissimi altri studi (oltre 800) svolti su questo argomento da differenti gruppi di ricerca, con differenti background (quindi riguardanti anche aree geografiche differenti, popolazioni differenti, ecc) tutti accomunati da una stessa domanda: l’assunzione di carne rossa può provocare il cancro? e, se sì, in che misura e di che tipo?
La conclusione è stato l’inserimento della carne rossa nel gruppo 2A e della carne processata nel gruppo 1.

Ma cos’è che rende la carne rossa e la carne processata pericolose?

Innanzitutto definiamo carne processata: carne che ha subito uno o più processi di lavorazione per prolungarne la conservazione o alterarne il gusto, come affumicatura, salatura, stagionatura o aggiunta di conservanti.
Secondo lo studio pubblicato su Lancet, 50 g di carni processate al giorno aumenterebbero il rischio di sviluppare tumore del colon-retto del 18%. Una percentuale non indifferente, ma da leggere in relazione al rischio legato a questo tipo di alimenti: per citare Kurt Straif del WHO

“Per un individuo, le probabilità di sviluppare un tumore del colon-retto per il consumo di carne rossa rimangono poche, ma questo rischio aumenta insieme al consumo di carne rossa”.

I rischi collegati al consumo di carne rossa, invece, vanno dalla presenza di nitrati, che le conferiscono il tipico colore, la formazione dei gruppi -NO a partire dai pigmenti dell’emoglobina, o anche la presenza stessa (ed in quantità notevole) di ferro (che è sempre stato considerato un aspetto positivo, ma che, in seguito ad un consumo eccessivo può essere dannoso), fino ad arrivare al già noto problema dei grassi animali, presenti in misura maggiore rispetto alla carne bianca.

Inoltre, così come anche per la carne processata, anche la carne rossa può sviluppare sostanze nocive in base al tipo di cottura a cui è sottoposta. In particolare si fa riferimento alla cottura alla griglia, che produce molti fumi e può formare sostanze, come gli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA), che, se metabolizzati, possono interferire con il normale funzionamento dell’organismo (es. con i sistemi endocrini) e sviluppare, nel tempo, uno stato patologico.

Ma carne e tumori non è un binomio indissolubile, fisso nel tempo né una legge stabilita dalla natura, ma il tutto deve sempre essere calato in un contesto di stile di vita ed è opportuno non farsi prendere dal panico.

Gli studi descritti hanno preso in considerazione consumi di carne rossa nell’ordine dei 300/400 g ogni giorno e per la carne processata si parla di consumi superiori ai 200 g ogni giorno. E’ molto difficile che nella nostra quotidianità arriviamo ad assumere questi quantitativi di carne, per cui, come sempre, è la dose che fa il veleno.

Le regole della buona e sana alimentazione, i medici e i nutrizionisti da tanto ormai indicano sempre un consumo di carne pari a circa 3 volte alla settimana, di cui una di carne rossa, per cui, seguendo le regole basilari di una buona, varia ed equilibrata alimentazione, si è ben lontani all’esposizione a fattori di rischio per sviluppo di cancro a causa dell’assunzione di carne.
Questo significa che non bisogna lasciarsi prendere dall’ansia e dalla paura, ma desiderare sempre e comunque, per se stessi, uno stile di vita sano.

Il nemico numero 1 delle donne: la cellulite

Cellulite

Quasi la totalità delle donne (parliamo di una percentuale uguale o superiore al 95%) prima o poi si ritrova faccia a faccia con il peggior nemico dell’estetica: la cellulite. Cos’è? Da dove viene? Come evitarle? Come eliminarla?

Innanzitutto, la cellulite non è esclusivamente legata a sovrappeso e obesità. Sicuramente queste condizioni la favoriscono, ma non in maniera esclusiva. Infatti, non è infrequente vedere questi inestetismi anche in ragazze perfettamente normopeso.

La cellulite è, ormai da anni, considerata una vera e propria patologia, di tipo infiammatorio, che interessa il tessuto sottocutaneo. In poche parole, avviene la rottura delle cellule adipose ed il grasso (trigliceridi) in esse contenuto si spande dello spazio intercellulare, comprimendo i vasi che interessano il microcircolo, ostacolandone, quindi, il flusso.

Questo passa attraverso vari stadi, a partire da una situazione in cui la cellulite non è visibile se non facendo il classico “test” premendo con due dita fino ad arrivare allo stadio più grave, in cui il rallentamento del microcircolo può portare alla formazione di edemi, intontimento e formicolio degli arti.

Le cause possono essere molteplici:

  • alterazioni ormonali e vascolari;
  • vita sedentaria;
  • stress emotivo;
  • compresenza si altre patologie;
  • alimentazione scorretta;
  • irregolarità intestinali;
  • ritenzione idrica.
Inoltre ci sono fattori che possono peggiorare la situazione ove già presente, come il fumo di sigaretta e insulino resistenza.
Per limitare la presenta della cellulite e dei suoi inestetismi si deve intervenire con dei cambiamenti nello stile di vita, soprattutto nell’ambito dell’attività sportiva e dell’alimentazione.
  • Evitare esercizi che prevedano forti impatto con il terreno: no all’high impact, no alla corsa (è preferibile camminare), no salti;
  • Evitare un’attività fisica troppo intensa: la formazione di acido lattico provoca la produzione e la liberazione di tossine muscolari che influiscono, a loro volta, su circolazione e tessuti;
  • E’ preferibile scegliere esercizi che stimolino il drenaggio dei liquidi e a carico naturali.
Dal punto di vista alimentare bisogna preferire prodotti naturali, semplici, cotture brevi e non troppo elaborate, pochi condimenti.
  • Aumentare l’apporto di fibre, per migliorare il transito intestinale;
  • Scandire i pasti secondo lo schema 3 pasti principali/2 spuntini;
  • Evitare cibi grassi e fritti;
  • Evitare di eccedere con l’alcol;
  • Non esagerare con il caffè: 2-3 tazzine al giorno sono più che sufficienti;
  • Non utilizzare il sale da cucina, gli alimenti ne contengono già per conto loro o, se proprio non se ne può fare a meno, utilizzarne il meno possibile.
  • Scegliere alimenti ricchi di vitamine e minerali, antinfiammatori ed anticellulite, come meloni, kiwi, ananas, asparagi, aglio, porri. In particolare, la vitamina A ripara la perdita di elasticità del tessuto connettivo, la vitamina C rinforza i vasi sanguigni e linfatici e la vitamina E favorisce la rigenerazione del tessuto connettivo. Le vitamine del gruppo B, invece, favoriscono un’ottimizzazione della flora batterica intestinale.
  • Importante, ovviamente, è bere in maniera adeguata, almeno 1,5 l di acqua al giorno, da scegliere tra quelle povere di sodio, preferibilmente tra un pasto e l’altro e limitarne l’assunzione durante i pasti.
Attenzione anche all’abbigliamento! Usare molto spesso tacchi molto alti o indossare abiti molto stretti può, a sua volta, ostacolare il microcircolo e, quindi, favorire l’insorgenza della cellulite. Vero che il tacco ha il suo fascino, ma come in tutte le cose l’abuso è dannoso, quindi riserviamolo alle occasioni speciali!

Carbone vegetale: cos’è e a che serve?

carbone

Da un po’ di tempo a questa parte se ne sente parlare tanto e si legge spesso tra gli ingredienti di numerosi prodotti da forno e non solo: il CARBONE VEGETALE. Ma cos’è e a che serve?

Il carbone vegetale si presenta in polvere ed è ottenuto da una combustione senza fiamma ad alte temperature (intorno ai 500 – 600 °C) in atmosfera priva di ossigeno di diversi tipi di legno (betulla, pioppo, salice, ecc) o anche da segatura o gusci di frutta secca.

Il carbone vegetale, noto anche come carbone attivo, ha la capacità di adsorbire (ovvero legare alla sua superficie) le sostanze tossiche dal nostro organismo, in modo da impedirne l’assorbimento da parte dell’intestino e, quindi, l’immissione in circolo, favorendone, invece, l’eliminazione attraverso le feci. A livello terapeutico viene utilizzato anche in casi di avvelenamenti o intossicazioni o in preparazione ad alcuni esami clinici (come, ad esempio, l’ecografia addominale) che prevedono una pulizia gastrointestinale.

Data la sua funzione adsorbente viene, quindi, utilizzato, anche per limitare fenomeni di gonfiore addominale, meteorismo e flatulenza, anche se bisogna, come con ogni sostanza estranea al nostro organismo, utilizzarla con moderazione.

Innanzitutto, bisogna fare attenzione se si assumono farmaci. La capacità dei carboni attivi di sequestrare sostanze dall’intestino vale anche per i farmaci, che, quindi, se assunti insieme al carbone o a poco tempo di distanza )sia prima che dopo) possono avere una minore efficacia.

Un altro problema che si può riscontrare è che, utilizzato in dosi eccessive, per tempi prolungati o in condizioni in cui non ce ne sia bisogno, possa sottrarre anche sostanze “buone”, come i minerali essenziali, calcio, potassio, rame, zinco o altri nutrienti di cui necessitiamo, portandoci ad una situazione di carenza.

Come additivo alimentare, secondo quanto stabilito dall’EFSA (European Food Safety Authority), la maggiore autorità a livello europeo per la sicurezza alimentare, l’utilizzo del carbone vegetale all’interno degli alimenti è autorizzato sotto forma di colorante, la cui sigla è E153 (reg. CE n. 1333/2008, reg. UE n. 1129/2011).

Sempre secondo le autorità europee (anche specificato dal Ministero della Salute, con nota del 22 dicembre 2015), il carbone vegetale non può essere considerato un ingrediente e non può comparire in etichetta come ingrediente. Gli alimenti con aggiunta di carbone vegetale non possono essere considerati “terapeutici” e non possono riportare scritte che ne indichino un utilizzo terapeutico. Inoltre, l’impiego del carbone vegetale non è ancora previsto per gli alimenti venduti con la denominazione “pane” bensì per i “sostituti del pane”, quali ad esempio grissini, cracker, gallette, pizze e schiacciate, taralli, fette biscottate, etc.