Zucca l’alimento perfetto per dimagrire

dieta zucca

Novembre tempo di zucca e non solo perché appartiene all’immaginario di Halloween ma anche perché spopola sulle nostre tavole in mille declinazioni, mille forme e mille colori.

La zucche sono un alimento molto prezioso, dolcissimo e gustoso con numerose proprietà. In cucina vengono utilizzate sia come alimento da pasto, sia come dolce, ad esempio nelle torte.

La pianta – grazie alle innumerevoli proprietà benefiche – viene assai utilizzata anche in ambito erboristico, fitoterapico e cosmetico.

Le zucche sono molto amiche dei regimi alimentari ipocalorici per il basso apporto di calorie e l’elevato contenuto di fibre, inoltre il loro basso contenuto glucidico le rendono ideali anche per le persone che soffrono di diabete.

Le zucche sono dei vegetali che appartengono al genere Cucurbita che i botanici includono nella famiglia delle Cucurbitacee. Questo ortaggio possiede soltanto 18 Kcal per 100 grammi di prodotto, dovuto prevalentemente all’ingente quantità d’acqua in essa contenuta, pari a circa il 94,5%. Povera di carboidrati, presenti intorno al 3,5%, e di proteine pari a circa l’1,1%. I grassi rappresentano circa lo 0,1%, praticamente sono assenti.

Il colore arancione indica un contenuto elevato di caroteni e pro-vitamina A e di  minerali, tra cui fosforo, ferro, magnesio e potassio. Ottimo anche il quantitativo di vitamina C e di vitamine del gruppo B.

Le fibre in essa contenute aumentano il senso di sazietà e regolano le funzioni intestinali, inoltre l’alto apporto di potassio (343 mg), risulta molto efficace nel combattere problemi di ritenzione idrica.

La dieta della zucca

In cucina come ingrediente, a differenza di altri vegetali che rilasciano molta acqua, questo ortaggio riesce a mantenere una certa consistenza e rilasciare pochi liquidi. Il classico risotto alla zucca mantiene, infatti, tutta la corposità e la densità dell’ingrediente.

E allora perché non approfittare per una dieta settimanale che renda il giusto omaggio a questo alimento?

Ecco i piatti suggeriti

Fondamentale, ovviamente è una colazione equilibrata e non saltare mai gli spuntini e le merende che  consentono di spezzare il senso di fame e aumentare il metabolismo. Per le merende e spuntini rimando a questi articoli.

Anche per i condimenti, come sale e olio, ed il pane, bisogna stare attenti e utilizzarne con parsimonia per non vanificare la dieta.

Inoltre, si raccomanda di utilizzare solo zucche fresche e a Km zero che mantengono così tutte le proprietà inalterate di questo fantastico ortaggio.

vellutata zucca
vellutata

Come piatto principale, possiamo abbinare alla zucca una buonissima pasta e ceci, oppure un minestrone di verdure miste, lenticchie con carote e zucca,  un passato di verdura, una minestra di farro con lenticchie, il classico risotto con la zucca, degli ottimi gnocchi, la zuppa con orzo e zucca e tanti altri piatti.

Anche i secondi ed i contorni possono contemplare questo ortaggio. Ad esempio le verdure in padella con la zucca, purea di zucca, zucca cotta al forno con pangrattato.

Importante è cercare sempre di differenziare i pasti. Se abbiamo preparato il primo con la zucca, magari, non lo utilizziamo anche per il secondo e viceversa.

torta zucca
torta

E per finire i dolci: si esistono anche i dolci. Il dolce principale è la torta di zucca, da riservare nella giornata di domenica per concedersi uno sfizio dolce. Attenzione a non abusarne perché una fetta di torta possiede 243 kcal per 100 gr di prodotto, è pur sempre una torta.

Buona zucca!

Castagna: croce o delizia per dimagrire

castagna

La castagna è stata sempre inserita nella lista nera degli alimenti considerati ipercalorici che sono considerati assolutamente da evitare, soprattutto se si sta seguendo una dieta. Un secondo aspetto negativo della castagna è la quantità di aria che viene prodotta nell’intestino che crea notevoli fastidi. Nella stessa lista nera ritroviamo anche l’uva, la noce e il fico che notoriamente sono considerati molto calorici. In alcuni casi sono falsi miti.

Ma davvero non è possibile mangiare la castagna senza ingrassare?

Le castagne rientrano nella categoria di frutti lipidici che sono ricchi di grassi e poveri di zuccheri (come arachidi, mandorle, nocciole, noci, noce di cocco, pinoli, pistacchi, castagne).

La castagna è, quindi, un alimento molto nutriente. A differenza della frutta a polpa come le mele, le pesche, ecc., la castagna fresca ha un contenuto d’acqua del 50% circa (secca del 10%), ed un contenuto calorico di 200 kcal ogni 100 g (secca 350Kcal/100 g). Presenta anche un buon contenuto di fibra (7-8%), un notevole apporto di glucidi zuccherini e amilacei (35% circa), un discreto contenuto di proteine di qualità, una bassa percentuale di grassi (3 g/1 hg), un’alta percentuale di potassio, altri sali minerali come magnesio, calcio, zolfo e fosforo. Infine, possiede vitamine idrosolubili (B1, B2, PP, C).

Il suo gusto molto dolce induce a pensare che la castagna (o la farina di castagne) incrementi molto gli zuccheri nel sangue e di conseguenza faccia anche ingrassare.

Non è proprio così. Basti pensare che l’indice glicemico del frutto è più basso del 50% della classica farina raffinata bianca ed è pari a quello della farina integrale.

Ciò significa che una grissino fatto con farina di castagna ha delle proprietà nutrizionali superiori ad un grissino tradizionale.

La farina di castagna, utilizzata anche nella preparazione dei dolci, consente un utilizzo inferiore di zucchero abbassando, quindi il numero di calorie di una fetta di torta.

Il secondo effetto delle castagne, di cui si lamentano in tanti è la produzione eccessiva di aria nella pancia. Questo aspetto è dovuto all’elevato contenuto di fibre della castagna e al consumo eccessivo del prodotto. In altre parole, anche i legumi, in generale, hanno questi effetti, ma difficilmente se ne consumano grandi quantità pari a quella consumata con le castagne. Inoltre, a differenza degli altri legumi il cui consumo è piuttosto regolare nel corso dell’anno, la castagna viene consumata solo prevalentemente nei mesi di ottobre e novembre.

farina di castagna
farina di castagna

Questa particolarità fa si che l’organismo, non essendo abituato all’elaborazione di una quantità cosi elevata di fibre, reagisce con la produzione di molta aria.

In alcuni casi, viene suggerito, invece di fare una sola scorpacciata di castagne, di mangiarne poco alla volta, in maniera da far abituare l’intestino al transito. Con questo espediente sia la farina che la castagna potrà essere gustata senza eccessivi timori di mal di pancia.

Ovviamente questi suggerimenti non sono utili a coloro che soffrono di colon irritabile. Per i soggetti con un colon sensibile, le fibre contenute nelle castagne (così come quelle dei fagioli, lenticchie o farina integrale) generano un fastidio che può andare da un eccesso di formazione di aria fino a delle vere e proprie coliche con diarrea.

In questi casi, una buona idea potrebbe essere quella di approfittare della reazione anomala dell’intestino per effettuare un test di tipo genetico per comprendere quali sono gli alimenti che danno fastidio per, poi, impostare una dieta di rotazione.

Niente illusioni però, le castagne, come la maggior parte della frutta secca lipidica ha un apporto calorico molto elevato, quindi il consumo deve essere moderato al massimo 30 grammi (2/3 castagne secche) durante i due spuntini giornalieri.

Evviva la castagna!

Pizza napoletana o romana

pizza napoletana

Tutti coloro che vivono o si sono trovati a mangiare in una pizzeria di Roma, si sono trovati davanti ad un confronto tra la pizza napoletana e la pizza romana.

Ma al di là delle preferenze personali e dei legittimi campanilismi, cerchiamo di analizzare da un punto di vista oggettivo, quali sono i punti di forza e di debolezza di entrambe le tipologie di pizze.

Quando si parla di pizza si pensa subito a Napoli che ne vanta i natali soprattutto di quella tonda classica: la pizza Margherita. A Napoli sono diverse le pizzerie che si attribuiscono l’invenzione della  Margherita: da Brandi a via Chiaia a Michele a Forcella.

La pizza napoletana è, quindi, da considerarsi la pizza classica per eccellenza, diffusa in tutta la penisola ed in tutto il mondo in migliaia di varianti tra cui spicca quella romana.

Non parliamo, ovviamente, di modi di guarnizione o gusti delle pizze, ma due diverse scuole di pensiero  in relazione alla preparazione ed al consumo di questo prodotto.

Esistono luoghi comuni da sfatare, sia per la pizza napoletana che per la pizza romana.

PIZZA ROMANA

pizza romana
pizza romana

La pizza romana ha delle caratteristiche ben precise. La pasta è molto sottile e croccante e per questo viene detta anche scrocchiarella. In tutta la capitale, se non espressamente richiesta altra tipologia, viene servita solo la pizza romana. L’impasto della pizza romana è più leggero in termini di peso di quella napoletana. La pasta ha un’idratazione al massimo del 55 % su un kg di farina nella quale viene aggiunto anche l’olio di semi per donare friabilità alla pizza. La pizza romana viene stesa con un mattarello per avere dei dischi più fini e la temperatura di cottura è più bassa (350° C) con un tempo di cottura più lungo circa 3 minuti, in maniera da far asciugare bene l’impasto e donargli la croccantezza tipica. La pizza romana viene solitamente cotta in forni elettrici, anche se si stanno diffondendo anche per questa varietà di pizza il forno a legna.

Durante la cottura bisogna fare molta attenzione ad evitare che la pasta si bruci. Infatti la pizza romana essendo molto sottile tende a cuocersi velocemente ed a fare molte bolle di aria che si possono bruciare. Qualche bruciatura è accettata ma non eccessivamente.

Un vantaggio della pizza scrocchiarella risiede nella leggerezza. Difficilmente la pizza riesce a saziare, ecco il motivo per cui viene sempre preceduta da un antipasto di fritti, quali il baccalà oppure i fiori di zucca con le alici.

PIZZA NAPOLETANA

pizza napoletana
pizza napoletana

La pizza, per i napoletani ed i campani è solo quella morbida. Non esistono altre tipologie di pizze che si possono fregiare di questo nome, per un partenopeo.

Quando si consuma la pizza napoletana si entra in un altro mondo, fatto di rituali ben precisi, di una tradizione secolare e di una attenzione al prodotto che difficilmente si ritrova altrove.

La pizza napoletana è morbida con un cornicione soffice e una consistenza tale da non permettere allo spicchio tagliato di restare dritto quando lo si prende in mano.  Esiste un preciso disciplinare registrato che la definisce e racchiude le caratteristiche del prodotto, le materie prime e le tecniche di lavorazione da utilizzare. Il disciplinare è realizzato dall’Associazione verace pizza napoletana che si occupa di diffondere nel mondo questa tipologia di pizza. L’impasto napoletano ha una percentuale di acqua più elevata che oscilla tra il 60 ed il 70 % su un kg di farina utilizzata. La maggiore idratazione dell’un impasto serve a mantenere la pizza morbida durante la cottura.

La lievitazione della pizza viene realizzata quasi sempre a temperatura ambiente con dosi di lievito rapportate alle ore di maturazione della pasta. La farina viene setacciata e fatta ossigenare per bene con tempi di lievitazione e fermentazione che variano dalle 8 alle 72 ore.

Il lievito utilizzato è tipicamente quello madre, ovvero lievito naturale ottenuto da un pezzetto di pasta già lievitata.

La cottura avviene in forni speciali, rigorosamente a legna. A Napoli è praticamente impossibile trovare una pizzeria che ha il forno elettrico che rappresenterebbe una bestemmia nel tempio della pizza. La temperatura di cottura è più elevata intorno ai 450 °C e tempistiche d’ infornata sono tra i 50 e il 90 secondi al massimo. La permanenza ridotta in forno ad alte temperature serve a mantenere la pizza morbida senza apportare la minima friabililtà: se la pizza si asciugasse troppo in forno perderebbe la sua principale caratteristica legata alla sofficità.

La  pizza napoletana non è facile da realizzare. Basta sbagliare la lievitazione, ovvero l’idratazione della pasta, oppure la tipologia di farina che perderà la caratteristica di morbidezza della pasta.

La possibile gommosità della pasta si verifica per un’eccessiva tenacità del glutine anche quando cotto a causa di un impasto che non è stato fatto riposare a dovere, ma se le tempistiche sono rispettate la gommosità non si avverte e la pizza si scioglie in bocca. L’impasto, quando ancora tenace, si stende male e complice l’utilizzo di un panetto che pesa a volte più di 250 grammi regala una pizza troppo spessa anche sulla base dove invece dovrebbe presentarsi ben più fine. La buona percentuale di acqua presente accelera il raffermamento della pasta che, se non riscaldata, può presentare una buona resistenza al morso, caratteristica presente quando si mangia una pizza fredda.

Un luogo comune da sfatare è che la pizza napoletana sia “alta”. In realtà non si può definire alta, ma soffice con una buona dose di elasticità che la rende effettivamente unica nel suo genere. La pizza napoletana riempie di più lo stomaco e difficilmente permette di consumarne una seconda. La pizza servita, calda è una vera e propria prelibatezza e nelle versioni piccole, cosiddette “a portafoglio”, viene consumata per strada dove rappresenta lo street food italiano per eccellenza.

La vera pizza napoletana si mangia solo a Napoli. Effettivamente il gusto di una pizza realizzata a Napoli è unico e quasi impossibile da ritrovare in qualsiasi altro paese al mondo. Secondo una leggenda, il gusto unico è da attribuire all’acqua della città di Napoli con la quale viene realizzato l’impasto, ovvero alle particolari condizioni climatiche e di umidità che si ritrovano solo nella capitale del Sud.

 

PIZZA NUOVE TENDENZE   

Pizza favola
Pizza favola

    

La pizza napoletana negli ultimi anni si sta portando su un livello qualitativo ancora più elevato. I più grandi pizzaioli, da Gino Sorbillo a Pepe in Grani fino ai nuovi pizzaioli esordienti come Ciccio Vitiello o Francesco Martucci, stanno promuovendo pizze realizzate con un mix di farine unico. Si può gustare a Napoli dalla pizza con farina integrale, alla pizza con farina di cacao, con tre farine, con farine di cereali, ecc.

Inoltre, è aumentata notevolmente anche la qualità degli ingredienti di guarnizione delle pizze, come utilizzo delle alici di Cetara, del pistacchio di Bronte, dei pomodori datterini, alle salsicce di maialino nero, mozzarella di bufala, pomodorini gialli ed olio, solo e sempre, extravergine di oliva.

Nuovi gusti e nuove tendenze per la pizza napoletana che la porta ad essere, sempre è comunque, la regina indiscussa delle nostre serate.

 

Nutrizionista a Roma

Nutrizionista a Roma

Esercitare la professione di Nutrizionista a Roma (biologa nutrizionista) è una delle sfide lavorative più impegnative.

Fare la nutrizionista a Roma ha dei risvolti molto peculiari che non si ritrovano in altre città o paesi.

I ritmi biologici della città di Roma, sono infatti molto delicati e molto specifici. Le persone tendono a voler ridurre al massimo il livello di stress che produce la città, dovuto al traffico e all’estensione del territorio che portano a fare molti chilometri nell’arco della giornata. Ecco che la la giornata di un paziente tipico nella città di Roma inizia molto presto, intorno alle 5:00, con un unico obiettivo di evitare il traffico e comunque cercare di ottimizzare tutti gli spostamenti.

La Nutrizionista a Roma e tutte i pasti da considerare

La colazione, pasto molto importante della giornata viene, quindi, consumata molto presto e ciò comporta la assoluta necessità di programmare uno o addirittura due spuntini lungo il corso della mattina. Molti pazienti, preferiscono, ad esempio, farsi una visita la mattina presto prima di andare al lavoro e prima di fare colazione, in maniera da evitare spostamenti eccessivi durante la giornata e  perché ritengono ritiene che la mattina il peso sia molto più basso della sera.

In tal senso, la visita la mattina può avere una efficacia relativa migliore, non tanto per il peso, ma per il livello di stress inferiore che migliora certamente la resilienza delle persone e la ricettività delle informazioni che vengono comunicate durante la visita.

La nutrizionista a Roma deve affrontare anche la peculiarità del pranzo da inserire nelle varie diete, visto che praticamente la maggior parte delle persone consuma il pasto fuori casa. E’ una tipicità di Roma, mentre nelle altre città la pausa pranzo viene trascorsa tra le mura di casa visti le distanze decisamente ridotte. Mangiare a pranzo fuori casa, significa avere una ulteriore difficoltà nel seguire una dieta personalizzata e bilanciata che può però essere facilmente superata con qualche piccolo accorgimento.

Viceversa, quelle poche persone che mangiano ancora a casa, spesso mangiano male perché magari non sono in compagnia e, quindi, dedicano meno tempo alla preparazione del pranzo.

Il Nutrizionista a Roma deve anche riuscire a gestire i pasti fuori casa serali che, mentre nelle piccole città, sono tipicamente limitati al solo fine settimana, nella città eterna possono verificarsi praticamente tutte i giorni della settimana.

Gli aperitivi, di gran moda nella grandi città, a partire dalla città di Milano, sono decisamente dei momenti critici nell’ambito di un piano alimentare. Sono caratterizzati da una bevanda alcolica o analcolica, in ogni caso sempre non priva di zuccheri accompagnata da una serie di snack, rustici, pizzette fino ad arrivare a veri e propri primi o secondi piatti. Questi aperitivi vengono, infatti, chiamati apericena, aperipranzo o brunch perché dovrebbero sostituire il pranzo o la cena, anche se molto spesso li anticipano solo.

Il Nutrizionista a Roma o nella grandi città deve essere in grado di gestire nel miglior modo possibile anche e sopratutto la cena per la quale viene dedicato sempre molto poco tempo. La grande città, la frenesia e lo stress portano a cucinare pasti in maniera veloce, preferendo molto spesso cibi precotti, confezionati o addirittura comprati già pronti in tavole calde e rosticcerie.

Il Nutrizionista deve cercare di informare ed educare ad una concezione del pasto e della cucina che non deve essere considerata come mera sopravvivenza, ma come momento essenziale di cura del nostro corpo e di mantenimento nel lungo termine di uno buono stato di salute e di prevenzione delle malattie. Il tempo dedicato all’acquisto di una maglia può ridurre il livello di stress del momento e aumentare la felicità, ma non preserverà mai lo stato di salute nel lungo periodo e nemmeno riuscirà a prevenire delle malattie, a parte qualche raffreddore.

Inoltre, esiste sempre una errata convinzione che cucinare di buoni pasti richieda tempo e non è sempre così. In tutti i libri di cucina sono indicate centinaia di ricette di facile preparazione, gustose e perfettamente idonee con una alimentazione regolare o con una dieta ipocalorica.

Nelle grandi città, infine sono molto più diffuse culture diverse da quella italiana e che bisogna tenere in considerazione, così come alimentazioni di settore come i vagani, vegetariani, fruttariani, ecc.

Il bravo Nutrizionista a Roma Nord Sud Ovest Est o nelle grandi città deve quindi essere in grado di affrontare situazioni del tutto particolari che devono coniugare le esigenze sociali, culturali ed problemi della grande città con gli obiettivi dei pazienti ed il loro stato di salute.