La resilienza ed il ruolo strategico del biologo nutrizionista

resilienza

Il concetto di resilienza si sta diffondendo sempre di più soprattutto nelle aree dove proliferano  (secondo il sociologo Bauman) i fenomeni di insicurezza, incertezza e precarietà.

La resilienza ha un significato mutuato dall’ingegneria che può assumere diverse accezioni a seconda dei campi in cui trova applicazione.

In generale è la capacità di un sistema di adattarsi al cambiamento. Quindi, nel campo ingegneristico è la capacità di un materiale di assorbire energia di deformazione elastica; nel campo informatico è la capacità di un sistema di adattarsi alle condizioni d’uso e di resistere all’usura in modo da garantire la disponibilità dei servizi erogati; nelle materie artistiche, infine, rappresenta la capacità dell’opera d’arte di mantenere le sue caratteristiche nel tempo.

In psicologia, la resilienza è la capacità di far fronte, con le proprie risorse a disposizione, agli eventi di tipo traumatici. Rappresenta la forza di riprendere le attività ordinarie, la capacità di poter fronteggiare situazioni contingenti e l’attitudine a reagire agli eventi per evitare di compromettere il proprio essere.

Quest’ultimo aspetto o significato della resilienza assume una particolare importanza, non solo dinanzi ad eventi traumatici, ma anche per fronteggiare eventi secondari che abbiano un impatto minore e prolungato nel tempo.

Senza voler entrare in un campo strettamente psicologico (per il quale si rinvia agli approfondimenti di settore), la resilienza rappresenta uno dei pilastri fondamentali nella strategia di diminuzione del peso.

L’evento di rilievo che bisogna fronteggiare è l’incremento di peso, ovvero la consapevolezza che il peso raggiunto non è più adatto alla proiezione del nostro io nel mondo. In altre parole, quando ci si rende conto che la nostra forma esteriore non è più coerente con la visione del nostro corpo da parte di noi stessi e della società, allora bisogna iniziare a fronteggiare questo evento.

L’evento non necessariamente è immediato, di tipo traumatico ed imprevisto, quale può essere uno shock esogeno, ma è la sua manifestazione che può essere improvvisa, traumatica ed imprevista.

Ad esempio, l’avvicinarsi della stagione estiva, con la pubblicazione sulle riviste e su altri social media di immagini con corpi statuari in costume sulle spiagge, può rappresentare una manifestazione di un disagio personale, legato alla non conformità del proprio aspetto estetico a dei canoni dettati dalla società e dalle attenuanti o aggravanti che poniamo rispetto a quei canoni. Certamente nessuno pretende di somigliare a modelle magrissime e proporzionate o uomini super palestrati, benché sia un sogno, quanto piuttosto ad un figura che parta da quel modello e che aggiunga una serie di modifiche o varianti, legate alle proprie risorse disponibili. Un esempio banale è rappresentato dal peso forma. Moltissimi programmi consentono di calcolare, banalmente, il peso forma utilizzando due o più parametri: costituzione, altezza e sesso. Nei programmi più evoluti si inseriscono anche parametri come la circonferenza del polso. L’esito del programma riporta molto spesso una tipologia di peso irraggiungibile, perché non tiene conto degli altri fattori individuali, quali la massa muscolare, l’armonia dello scheletro osseo, la massa metabolicamente attiva e la tipologia di massa grassa, sottocutanea o viscerale.

Ecco che l’evento scatenante porta alla necessità di fronteggiare il fenomeno con le proprie risorse a disposizione. Nella strategia di perdita di peso si inizia con la riduzione dell’apporto calorico, mangiando semplicemente meno. Dopo il fallimento della prima risorsa, si richiedono consigli a parenti ed amici per poi, successivamente, affidarsi ad informazioni ottenute da riviste e internet.

Le risorse, in tal caso, sono certamente esterne, mentre la risorsa interna è caratterizzata dalla capacità di reagire, rispettando le indicazioni ottenute.

L’ultima risorsa esterna, quando tipicamente sono fallite tutte le altre, è rappresentata dal professionista, sia esso medico o biologo nutrizionista.

Il supporto di un professionista dell’alimentazione, medico o biologo nutrizionista, consente, quindi, di migliorare notevolmente la resilienza nella riduzione del peso, sia perché fornisce indicazioni scientifiche in relazione ai parametri oggettivi che bisogna rispettare (peso, bmi, massa muscolare, attività fisica, predisposizioni genetiche), sia perché consente di ottimizzare le risorse interne a disposizione per il raggiungimento dell’obiettivo, evitando, quindi, fenomeni di frustrazione che possono essere molto pericolosi.

Il biologo nutrizionista stimola maggiormente le risorse a disposizione e la capacità di fronteggiare la riduzione di peso in maniera efficiente, efficace ed in maniera corretta.

Il supporto del professionista assume, quindi, un ruolo di facilitatore, di potenziamento e di canalizzatore della resilienza nella strategia di riduzione del peso.

 Come migliorare la resilienza?

La resilienza può essere migliorata e rafforzata costantemente con alcune pratiche. La prima è la consapevolezza del proprio corpo e delle proprie risorse che, inevitabilmente, comporta il non tentare di riconquistare una mitica forma originaria, ideale o da copertina di riviste. Fondamentale è, quindi, riuscire a dare una corretta visione della forma fisica individuale attraverso un nuovo e più forte equilibrio tra il nostro io interiore e la proiezione dello stesso nel mondo.

Un equilibrio che, evidentemente, cambia con il trascorrere del tempo, con un diverso modello di società in cui viviamo e con una diversa percezione del mondo. Ecco che la resilienza si rafforza con una costante capacità di adattamento ai cambiamenti della natura ed una accettazione di tali cambiamenti.

Quindi, necessariamente, il punto di partenza è affrontare ogni situazione con una sorta di umiltà, di predisposizione alla accettazione dei propri limiti e delle proprie risorse.

Il ruolo del biologo nutrizionista è importante, in quanto interviene su due fronti:

  • Nella corretta misurazione delle risorse disponibili per affrontare il dimagrimento;
  • Nel corretto approccio alla strategia di dimagrimento con la definizione di un obiettivo che sia coerente con le caratteristiche fisiche del paziente.

La definizione dell’obiettivo di dimagrimento da parte del biologo nutrizionista migliora, in definitiva, la resilienza nella misura in cui consente la precisa individuazione dei parametri fisici e delle misurazioni oggettive coerentemente con l’anatomia della persona e consente di determinare la corretta strategia di dimagrimento.

 

La pizza ti fa male? Ecco il motivo

pizza ti fa male

La pizza ti fa male? La pizza, croce e delizia di tutti noi italiani che ne siamo ghiottissimi. Negli ultimi anni si sono però moltiplicate le persone che avvertono malesseri vari dopo aver mangiato una pizza in pizzeria. Gonfiore, mal di stomaco, difficoltà di digestione, dolori addominali, coliche, sono i sintomi più frequenti dopo il consumo di una pizza.

Ripropongo un articolo sulla pizza che avevo scritto qualche anno fa e che ha avuto molto successo.

Ma perché la pizza ti fa male non è tollerata?

Se la pizza ti fa male bisogna identificarne le cause. Anzitutto i malesseri indicati riguardano le pizze consumate in pizzeria e, tipicamente, soltanto in alcune pizzerie, mentre non riguarda le pizze fatte in casa. Quindi, i sintomi non sono da ascrivere alla tipologia di forno o di cottura, bensì agli ingredienti utilizzati.

La pizza si realizza mediante la preparazione di un impasto a base di acqua, farina e lievito, sul quale vengono posti ingredienti di guarnizione come mozzarella, pomodoro, formaggio, salumi, ecc.

Sorvolando sulla qualità degli ingredienti di guarnizione, che dovrebbero sempre essere di livello elevato, le maggiori problematiche provengono dall’impasto.

La preparazione dell’impasto è davvero la fase più complessa della pizza e la combinazione dei tre semplici elementi di base quali farina, acqua e lievito può creare migliaia di impasti diversi.

Esistono, infatti, centinaia di tipologie di farine diverse e di combinazioni di farine quali grano di tipo 2 o 0, grano saraceno, segale, orzo, avena, Kamut, ecc.

Anche l’acqua utilizzata può essere molto variegata: una leggenda dice che la bontà della pizza a Napoli è dovuta all’acqua della città.

Il processo di lievitazione

Infine, il processo di lievitazione e fermentazione è quello che presenta le maggiori criticità in relazione ai malesseri che può causare la pizza.

Il lievito ideale per la preparazione della pizza è quello naturale (Pasta acida), un composto ottenuto dalla fermentazione spontanea di un impasto di farina di frumento e acqua, dove sono presenti microorganismi di specie diverse (lactobacilli e streptococchi), secondo l’Executive Chef Mattia Sarnataro, “Chef del Piatto d’oro”.

I microorganismi si riproducono alimentandosi di zuccheri semplici (il saccarosio) e, in parte, di zuccheri complessi che sono contenuti nell’amido delle farine. Gli zuccheri vengono trasformati in anidride carbonica, in etanolo, acido acetico, acido lattico, acetile ed acetaldeide. L’insieme di queste attività viene definita “fermentazione” ed è la parte più importante e delicata nel processo di produzione delle paste lievitate. L’anidride carbonica produce un aumento del volume dell’impasto che viene contrastato dalla struttura glutinica della farina che, essendo elastica, si oppone all’espansione dell’anidride carbonica (che è un gas), racchiudendolo all’interno degli alveoli.

Con questo processo si ottiene un impasto poroso che, durante la cottura in forno, si trasforma in prodotto morbido e soffice, conservando a lungo queste qualità che sono la caratteristica dei prodotti ottenuti con le paste lievitate.

Il lievito giusto

La pizza lievitata con lievito naturale è più digeribile, leggera, croccante, aromatica e saporita. L’unico svantaggio è che il pizzaiolo per ottenere la madre o la biga deve usare farine di forza, più costose, adeguandosi a tempi di lievitazione più lunghi, dovendo, peraltro, acquisire una esperienza notevole per tutelare il processo di lievitazione salvaguardandolo da interferenze esterne. Questo tipo di lievito va naturalmente reimpastato con altra farina, acqua, ecc. prima di ottenere il prodotto finito. (Fonte: Federazione Italiana Pizzaioli)

Non sempre, però, il processo di lievitazione viene eseguito così come raccomanda la F.I.P., ma la lievitazione viene indotta artificialmente utilizzando dosi maggiori di lievito, lievito chimico, oppure velocizzando il processo con la temperatura, ovvero “pre-cuocendo” gli impasti da lievitare. Ecco che la pizza ti fa male.

Ho, quindi, chiesto allo Chef Sarnataro cosa può accadere in questi casi:

“In alcuni casi può capitare che, per esigenze particolari, il processo di lievitazione sia accelerato per risparmiare ore lavorative. Ma la velocità della crescita fa sì che l’impasto risulti “pesante”, non sviluppi la necessaria elasticità e risulti, quindi, difficile da digerire”

La pizza industriale

Alcuni processi di produzione industriale delle paste per pizza prevedono l’arresto della lievitazione con appositi abbattitori di temperatura. In questo modo il processo di lievitazione si ferma per poi riprendere allo scongelamento della pasta. Molto spesso, però le pizzerie che acquistano i panetti di pasta a livello industriale, scongelano i panetti senza però attendere il completamento del processo di lievitazione che, quindi, continua a fermentare anche dopo l’ingestione comportando, per i poveri avventori, i malesseri tipici quali gonfiore, pesantezza e problemi di digestione.

Ecco che allora se la pizza ti fa male, il problema risiede nella preparazione e lievitazione della pasta. Una produzione dell’impasto artigianale, secondo i protocolli diffusi dall’Associazione Verace Pizza Napoletana (A.V.P.N) sono sempre garanzia di genuinità e di digeribilità.

La pizza napoletana, caratterizzata da un impasto morbido, realizzata in maniera artigianale risulta, infatti, molto più digeribile e leggera di una pizza romana, con impasto molto sottile e leggero, realizzata con impasto industriale.

In conclusione, non è la tipologia di pizza (napoletana più soffice o alla romana più sottile e croccante) a creare problemi di digeribilità e gonfiore, ma la realizzazione dell’impasto che deve essere realizzato con prodotti di ottima qualità e soprattutto in maniera artigianale, rispettando tutti i tempi (anche lunghi) di lievitazione.

Per fare una buona pizza ci vuole tempo, ma il risultato è poi sorprendente.

 

Pasti fuori casa per mantenersi in forma

pasti

I pasti fuori casa sono la croce e delizia per coloro che amano stare in forma. E’ sempre molto complicato mangiare fuori casa e contemporaneamente seguire uno stile alimentare specifico, magari finalizzato proprio al dimagrimento. Non sempre il cibi cucinati da ristoranti, pizzerie e tavole calde rispettano i canoni rigidi di un piano alimentare, quindi, bisogna fare sempre molta attenzione alle quantità e qualità dei cibi che si consumano all’esterno delle mura domestiche.

Gestione dei pasti

Il video mostra dei consigli su come affrontare  e gestire la dieta durante la giornata lavorativa, quando non è possibile fare ritorno a casa per pranzo o per cena e come organizzare gli spuntini quando siamo in compagnia.

Dieta del rientro dalle vacanze

dieta del rientro dalle vacanze

Dieta del rientro dalle vacanze? Gonfiore, nervosismo, stanchezza, irritabilità e una leggera depressione, sono i principali sintomi che si accusano al rientro dalle vacanze. Alcuni lo definiscono stress post vacanze. Se a tutto questo aggiungiamo anche qualche Kg in più messo nel periodo estivo ecco che il quadro di scoraggiamento è completo.

E’ necessario allora ritornare subito in sella, ritrovare la forma perduta e l’equilibrio ormai dimenticato nelle notti estive.

Settembre è quindi un mese di rinascita e dei buoni propositi.

Ecco allora le tre A per iniziare settembre con il piede giusto la dieta del rientro dalle vacanze.

Alimentazione

La prima regola per iniziare una dieta del rientro dalle vacanze è iniziare subito a rispettare un buon equilibrio nei pasti. Evitare gli sfizi, alcolici e superalcolici e consumare i pasti agli orari canonici ed attenzione agli spuntini da maneggiare con cura. Soltanto con questi piccoli consigli si potranno perdere subito i liquidi accumulati durante le vacanze.

Se però durante le vacanze il peso è aumentato in maniera più consistente, allora non resta che affidarsi ad una dieta personalizzata (Revive).

Il rientro dalle ferie è il momento ideale per iniziare una dieta personalizzata magari con il supporto preziosissimo dell’analisi del DNA. La dieta genetica sarà ancora più efficace in quanto terrà conto della forma fisica attuale, senza tralasciare predisposizioni individuali, come la tendenza ad ingrassare con alcune tipologie di alimenti, la predisposizione all’ipertensione o all’aumento  del colesterolo nel sangue, alla capacità dell’organismo di metabolizzare il cibo. Inoltre, verranno prese in considerazione, da un punto di vista scientifico, anche le intolleranze ed allergie a alcuni tipi di alimenti. I test genetici associati alla personalizzata,  consentono di perdere fino al 33% di peso in più nella metà del tempo rispetto alle diete standard e con risultati duraturi.

Acqua

Mai sottovalutare il potere dell’acqua e di una ottima idratazione. Sembra incredibile, ma per dimagrire bisogna bere tanto, ovviamente acqua. Una idratazione elevata, oltre a prevenire colpi di calore e combattere il caldo,  migliora il metabolismo, potenziando tutte le reazioni chimiche del nostro organismo che sono indispensabili per la riduzione del peso. Bisogna bere tanto, indipendentemente dallo stimolo della sete, almeno 2,5 litri di acqua al giorno. Un piccolo trucco è quello di posizionare sulla propria scrivania o vicino al luogo di lavoro una bottiglia d’acqua, che dovrà essere vuota alla fine della giornata lavorativa.

Attività fisica

Mai sottovalutare l’attività fisica. Chi ha preferito oziare durante l’estate, non potrà fare altro che riprendere l’attività fisica sia frequentando una palestra, che riprendendo anche semplicemente a camminare per almeno 30 minuti al giorno ad andatura sostenuta.

L’attività fisica consentirà di scaricare lo stress e riattivare il metabolismo assopito dal lungo ozio estivo.

Enzo Di Silvestro, personal trainer, ha elaborato un vera e propria scheda dimiagrimento (clicca qui) per buttare giù i chili presi durante l’estate. Da non trascurare, prima  di ogni allenamento, qualche minuto di riscaldamento che consente di ottimizzare il lavoro muscolare ed evitare problemi.

Inoltre, alla fine di ogni allenamento, aggiunge Enzo Di Silvestro, andranno svolti alcuni esercizi di allungamento (stretching) per migliorare il rendimento muscolare.

Con la giusta alimentazione, una ottima idratazione ed una corretta attività fisica, a settembre i buoni propositi saranno realizzati e sarà un mese di vera rinascita.